Oso introdurmi nel discorso sulla vita consacrata con un ricordo d’infanzia che mi ha profondamente segnata. Avevo circa quattro anni.
Si celebrava la Pasqua e la Chiesa del paese era gremita di gente che tra luci, suoni e canti esprimeva spontaneamente la sua gioia cristiana. Sulle braccia di mia madre, io guardavo l’altare, il prete con i “paramenti” festivi, i chierichetti in “tunicelle” bianche e rosse. …
Pubblicato su Avvenire del 2/2/2008
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