A. De Vogüé
I. LA REGOLA
Benché sia solo un terzo di quella del Maestro, la Regula Benedicti (RB) è una delle più lunghe che l’antichità ci abbia lasciate in eredità. Relativamente metodica e completa, spicca anche sotto questo aspetto sull’insieme delle regole antiche, che sono generalmente abbastanza frammentarie e disordinate. Queste qualità, unite ad altre che ricorderemo, fanno di essa un documento d’una importanza eccezionale e spiegano in parte il suo successo senza pari, che deve molto, d’altronde, all’influenza di Roma, alla biografia prestigiosa di Benedetto e alla espressa raccomandazione della sua Regula da parte di s. Gregorio (Dial. 11,36).
La prima parte della RB è di carattere prevalentemente spirituale: presentazione di essa, del monastero, dell’abate e del consiglio (Prologo – c. III), catalogo delle buone opere (c. IV), trattati sulle tre virtù principali d’obbedienza, taciturnità e umiltà (c. V-VII). La seconda parte è piuttosto istituzionale e disciplinare: codici liturgico (c. VIII-XX) e penitenziale, quest’ultimo introdotto da un direttorio dei decani (c. XXI-XXX), regolamento per la vita economica, i pasti e il sonno (c. XXXI-XLII), codice della soddisfazione (c. XLIII-XLVI), divisione del tempo fra preghiera, lettura e lavoro, comprese in quest’ultimo le uscite (c. XLVII-LII), accoglienza degli ospiti e dei doni, i quali introducono la questione della rinuncia alla proprietà e del vestiario (c. LIII-LVII), rinnovamento della comunità sia con l’aggregazione di nuovi membri (c. LVIII-LXIII), sia con l’insediamento d’un nuovo abate e del suo priore (c. LXIVLXV), porta, clausura e uscite (c. LXVI-LXVII), infine un’appendice riguardante soprattutto le relazioni fraterne, chiusa da un epilogo (c. LXVIII-LXXIII). …
(Fonte: Dizionario degli Istituti di Perfezione)
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