8.a Domenica del T. O. – C

8.a Domenica del T. O. – C

Il Signore è mio sostegno,
mi ha liberato e mi ha portato al largo,
è stato lui la mia salvezza, perché mi vuol bene. (Sal 18,19-20)

PRIMA LETTURA
Non lodare nessuno prima che abbia parlato.
Sir 27,4-7

SALMO RESPONSORIALE
Sal 91

 

É bello annunziare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte,
Poiché mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie,
esulto per l’opera delle tue mani. R/.
Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio. R/.
Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno vegeti e rigogliosi,
per annunziare quanto è retto il Signore:
mia roccia, in lui non c’è ingiustizia. R/.

SECONDA LETTURA
Ci ha dato la vittoria per mezzo di Gesù Cristo.
1Cor. 15, 54-58

CANTO AL VANGELO
(Fil 2, 15d.16a)

VANGELO
La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Lc. 6, 39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO PATRISTICO

GIOVANNI CASSIANO
Collationes, 4, 20

A proposito di coloro che hanno mal rinunciato

Provo ritegno persino a dirlo, ma tanti di coloro che vediamo aver operato rinunce, lo hanno fatto senza mutare nei vizi precedenti sì che hanno cambiato solo l’apparenza e l’abito secolare. Infatti, si sforzano di acquistare quelle ricchezze che prima non possedevano; certamente, poi, non abbandonano quelle che in precedenza avevano.

Oppure, il che è ancora più lugubre, desiderano persino moltiplicarle, con il pretesto che hanno servi e fratelli da mantenere con quelle, come ne avessero un preciso obbligo. O ancora, siccome presumono di diventare abati, si riservano le ricchezze per fondare in seguito una qualche nuova comunità. Tutti costoro, se cercassero davvero la via della perfezione, si sforzerebbero di aderire a questa con tutte le forze, liberandosi non solo dalle ricchezze, ma altresì dagli affetti di un tempo e da tutte le altre distrazioni. Porrebbero se stessi, soli e spogli di tutto, sotto la potestà degli anziani, per non aver alcuna sollecitudine gravosa per gli altri, ma anche per non dover guidare se stessi.

Capita invece che, mentre si affannano ad eccellere sui fratelli, mai si sottomettono agli anziani. Mossi dalla superbia, mentre bramano ammaestrare gli altri, né apprendono per sé, né meritano di fare quelle cose che appartengono a Dio e sono da farsi.

A costoro è opportuno applicare la sentenza del nostro Salvatore, secondo la quale è inevitabile che dei ciechi divenuti guide di altri ciechi, finiscano insieme in un fossato (Mt 15,14).

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