6.a Domenica di Pasqua

I precetti del Signore sono molti e al
tempo stesso uno solo: molti per la diversità
delle opere, uno per la radice della carità.
S. Gregorio Magno, Omelia XXVII, 1

PRIMA LETTURA
Anche sui pagani si è effuso il dono dello Spirito Santo.
At 10,25-27.34-35.44-48

SALMO RESPONSORIALE
Sal 97

 

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R/.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R/.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R/.

SECONDA LETTURA
Dio è amore.
1Gv 4,7-10

CANTO AL VANGELO
(Gv 14,23)

VANGELO
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Gv 15,9-17

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

PREGHIERA DEI FEDELI
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Preghiamo insieme e diciamo: Donaci, Signore, il tuo Spirito d’amore.

 

1. Agnello di Dio, rendi la tua Chiesa risplendente di gloria, per essere segno già in questo mondo dell’amore pieno che tu ci doni, preghiamo.
2. Principe della pace, spegni l’odio nel mondo, poni fine ai conflitti, riconcilia le famiglie divise, concedi a tutti il dono della pace pasquale, preghiamo.
3. Figlio del Padre, unisci le nostre comunità cristiane, perché nella diversità dei carismi si manifesti l’unico dono dello Spirito Santo, preghiamo.
4. Signore risorto, fa’ che tutti noi che partecipiamo a questa Eucaristia passiamo dalle tenebre del peccato alla splendida luce della tua risurrezione, preghiamo.

Signore, che risorgendo da morte ci hai resi partecipi dei tuoi doni pasquali, fa’ che, fedeli ai tuoi comandamenti, ti serviamo sempre con cuore puro e riconoscente. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

PERCORSO ESEGETICO

Gesù è l’eletto, il Figlio amato da sempre.
In lui riposa l’amore del Padre,
verso il quale tende tutta l’attesa dell’umanità.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 3, 27-36
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. (v. 35)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 29-34
Chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio. (vv. 33b-34)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 5, 1 9 – 3 0
In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. (v. 18)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 3, 13-17
Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. (v. 17)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI COLOSSESI, CAP. 2, 6 – 15
È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, (v. 9)

SALMO 42 (41)
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? (v. 2)

DAL CANTICO DEI CANTICI, CAP. 5, 9-16
Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie. Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme, (v. 16)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 11, 1-9
Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, (v. 2a)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 61
Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, (v. 1a)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 26, 7-9
Signore, noi speriamo in te; al tuo nome e al tuo ricordo si volge tutto il nostro desiderio, (v. 8)

COMMENTO PATRISTICO

S. AGOSTINO
Dal Discorso 350, 1. 3

Fratelli miei, chi ha il cuore colmo di carità comprende senza alcun errore e custodisce senza alcuna fatica la molteplice ricchezza delle divine Scritture e quella immensa dottrina. Lo testimonia l’Apostolo: il compimento della legge è la carità (Rm 13, 10). E ancora: II fine del precetto è la carità, che sgorga da cuore puro, da buona coscienza e da fede sincera (1 Tm 1, 5). Il fine del precetto che cosa è se non il suo realizzarsi? E il realizzarsi del precetto che cosa è se non il compimento della legge? Perciò quel passo in cui [l’Apostolo] ha detto: Il compimento della legge è la carità coincide con quello che ha aggiunto dopo: Il fine del precetto è la carità. Né si può dubitare in alcun modo che l’uomo in cui risiede la carità sia tempio di Dio, perché Dio è carità (1Gv 4, 8), lo afferma Giovanni. Gli Apostoli, nel dirci queste cose, ed esaltandoci la preminenza della carità, non fanno altro che trasmettere a noi ciò di cui essi stessi si sono alimentati. Loro alimento fu lo stesso Signore che li nutrì con la parola della verità, con la parola della carità, che è poi lui stesso, il pane vivo disceso dal cielo. Disse loro: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. E ancora: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri (Gv 13, 34-35). Colui infatti che venne ad annientare la corruzione della carne attraverso l’obbrobrio della croce e a sciogliere il vincolo antico che ci legava alla morte con la novità della sua morte, con questo comandamento rese nuovo l’uomo. Era una cosa vecchia il morire dell’uomo.

Ma perché appunto questa cosa vecchia non trionfasse perpetuandosi nella condizione umana, avvenne questa cosa nuova: che Dio morisse.

Ma poiché è morto solo nella carne, non nella divinità, non permise, in virtù della vita eterna della divinità, che la morte della carne fosse definitiva. Cosi, come dice l’Apostolo: E stato messo a morte per i nostri peccati, ed è risorto per la nostra giustificazione (Rm 4, 25). Colui dunque che contrappose a quella cosa vecchia che è la morte la novità della vita, contrappose anche al vecchio peccato un comandamento nuovo. Perciò, se vuoi estinguere il peccato, che è cosa vecchia, estingui la cupidigia osservando il comandamento nuovo, e pratica la carità. La carità è radice di ogni bene, come la cupidigia è radice di ogni male.

. . . Perciò, fratelli, esercitate la carità, dolce e salutare vincolo delle anime: senza di essa il ricco è pove ro; con essa il povero è ricco. Essa è paziente nell’avversità, moderata nella prosperità. È forte in mezzo alle dure sofferenze, piena di gioia nelle opere buone; nelle tentazioni sicurissima; nell’ospitalità larghissima; lietissima tra i veri fratelli; pazientissima con quelli falsi. In Abele che sacrifica è gradita a Dio, in Noè sicura nel diluvio; nelle peregrinazioni di Abramo fedelissima; in Mosè, fra le ingiurie, mitissima; nelle tribolazioni di Davide sommamente mansueta. Nei tre fanciulli [della fornace] aspetta con tranquilla innocenza contro le fiamme che saranno innocue; nei Maccabei è forza che sostiene le fiamme crudeli. È casta in Susanna sposa, in Anna vedova, in Maria vergine. È franca in Paolo nel correggere, è umile in Pietro che ubbidisce. È umana nei cristiani che si confessano, divina nel perdono che Cristo accorda. Ma che potrei mai dire di più o con maggior ricchezza di quanto ha detto il Signore che intona una lode alla carità per bocca dell’Apostolo, il quale dimostra la superiorità, su tutte, di questa via? … Quanto è grande la carità! È l’anima dei Libri sacri, è la virtù della profezia, è la salvezza dei sacramenti, è la forza della scienza, il frutto della fede, la ricchezza dei poveri, la vita dei morenti.

Che cosa c’è di più magnanimo che dare la vita per i malvagi? Quale benevolenza maggiore che amare i nemici? Solo la carità fa si che la felicità altrui non ti turbi, perché non è gelosa. Solo essa non si esalta per la prosperità, perché non si gonfia di superbia.

In virtù di essa solo non vi è rodio di cattiva coscienza, perché non agisce con ingiustizia. Essa va tranquilla fra gli insulti, è benefica fra gli odi. Di fronte al ribollire delle ire è placida, in mezzo a trame insidiose è innocente. E afflitta nelle cattiverie, respira nella verità. Di fronte alle ingiurie che cosa vi è di più forte della carità? In quanto non ricambia le offese ma lascia correre. Che cosa vi è di più fedele della carità? Fedele non all’effimero ma all’e terno. Essa sopporta tutto nella presente vita, per la ragione che tutto crede sulla futura vita: sopporta tutte le cose che qui ci sono date da sopportare perché spera tutto quello che le viene promesso là.

Giustamente non ha mai fine. Perciò praticate la carità e portate, meditandola santamente, frutti di giustizia.

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