6.a Domenica del T.O. – C


Principio stupendo, fratelli miei, della
dottrina celeste! Il Signore non comincia
dalla paura, ma dalla beatitudine, non
suscita timore, ma piuttosto desiderio.
S. Cromazio di Aquileia, Sermone 41, 2


PRIMA LETTURA
Maledetto chi confida nell’uomo; benedetto chi confida nel Signore.
Ger 17,5-8


SALMO RESPONSORIALE
R/. Beato l’uomo che confida nel Signore.
Sal 1

SECONDA LETTURA
Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede.
1Cor 15,12.16-20

CANTO AL VANGELO
(Lc 6,23)

VANGELO
Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.
Lc 6,17.20-26

PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

In mezzo alle folle Gesù ha lo sguardo
rivolto verso i suoi discepoli,
amandoli con infinita tenerezza,
perché hanno cercato la sapienza divina
e hanno seguito Gesù per attingere alle ricchezze del suo cuore

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 35-51
Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “Che cercate?”. Gli risposero: “Rabbì (che significa maestro), dove abiti?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. (vv. 38-39a)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 6, 41-70
Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. (vv. 67-69)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 17
Le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro. (vv. 8-9a)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 8, 16-21
Egli (Gesù) rispose: “Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”. (v. 21)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 22, 24-30
Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me. (vv. 28-29)

SALMO 14 (13)
Il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio: se c’è uno che cerchi Dio. (v. 2)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP 66, 1-4
Su chi volgerò lo sguardo? Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito e su chi teme la mia parola. (v. 2b)

DAL LIBRO DEL SIRACIDE, CAP. 4, 11-19
La sapienza esalta i suoi figli e si prende cura di quanti la cercano. … Coloro che la venerano rendono culto al Santo, e il Signore ama coloro che la amano. (vv. 11. 14)

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 7, 1-9,18
Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza. (v. 7, 28)

COMMENTO PATRISTICO

S. AMBROGIO
Dall’Esposizione del Vangelo secondo Luca V, 62-69

Spieghiamo ora come san Luca in quattro beatitudini abbia abbracciato le otto beatitudini. E precisamente ci è noto che vi sono quattro virtù cardinali, la temperanza, la giustizia, la prudenza, la fortezza.

Chi è povero di spirito non è avaro; chi geme non insuperbisce, ma è mite e pacificato; chi piange si umilia; chi è giusto non rifiuta agli altri quanto egli sa ch’è stato dato a utilità comune perché tutti ne facciano uso; chi è misericordioso elargisce dei propri beni, chi regala la roba sua non cerca quella altrui, né ordisce inganni al prossimo. Le virtù sono pertanto vicendevolmente connesse e concatenate, sicché, chi ne ha una è come se le possedesse tutte. …

Beati i poveri nello spirito. Ecco la temperanza, che sta lontana dal peccato, calpesta il mondo, non cerca le seduzioni.

Beati coloro che hanno fame e sete. Infatti chi ha fame soffre insieme con l’affamato, e nella sua compassione elargisce, ed elargendo diventa giusto, perché la sua giustizia persiste per sempre (Sal 111, 9). Perciò, in Matteo, dobbiamo intendere in senso spirituale la fame e la sete, per la quale si desidera il cibo o la bevanda della giustizia: infatti tale virtù è come la sostanza nutriente delle altre virtù, facendo sì che il giusto si renda uguale a chi gli è inferiore, non ricorra all’inganno, vada in cerca della verità.

Beati voi che ora piangete, perché riderete. Ecco la prudenza, la cui caratteristica è quella di piangere le realtà caduche e cercare quelle eterne, piangere su le cose del mondo che sono in guerra tra loro, e cerca- re insistentemente il Dio della pace, il quale ha scelto ciò che è stoltezza del mondo per confondere i sapienti; e colui ch’è prudente deve annientare le cose che non sono per poter conseguire quelle che sono.

Beati voi quando gli uomini vi odieranno. Ecco la fortezza, ma non quella che si guadagna l’odiosità per i suoi misfatti, ma quella che soffre persecuzione per la sua fede; così si giunge alla corona della passione, se non curi il favore degli uomini, e cerchi quello di Dio. Del resto, affinché tu sappia che la sofferenza è la perfezione della fortezza, allo stesso modo, Egli dice, facevano i vostri padri con i profeti, perché i Giudei perseguitarono i profeti fino a farli morire nel corpo. È anche proprietà della fortezza vincere l’ira e trattenere l’indignazione, e con questo mezzo la fortezza irrobustisce l’anima non meno che il corpo, e non lascia che essi siano perturbati dalla paura o dal dolore, dai quali spesso noi siamo tribolati come da pessimi messaggeri.

Dunque alla temperanza appartiene la purezza del cuore e dell’animo, alla giustizia la misericordia, la pace alla prudenza, la mansuetudine alla fortezza.

Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione!

Benché nell’abbondanza di denaro si trovino molti lenocini del male, vi sono però anche parecchie attrattive alle virtù. Sebbene la virtù non abbia bisogno di mezzi materiali, e il dono che fa il povero sia più eccellente della liberalità del ricco, tuttavia Egli, con l’autorità della parola celeste, non condanna coloro che possiedono le ricchezze, bensì coloro che non sanno usarle. Effettivamente, quanto merita maggior lode il povero che dona con prontezza d’animo, né si fa trattenere dalle difficoltà della miseria che lo minaccia, e non ritiene di esser privo di mezzi avendo quanto basta alla natura, altrettanto merita maggior condanna il ricco che dovrebbe almeno dimostrare la sua riconoscenza a Dio per quanto ha ricevuto, e non nascondere, senza utilizzare, le sostanze concesse a comune profitto, né vegliare gelosamente su tesori sotterrati. Non dunque il patrimonio, ma l’attaccamento ad esso è posto sotto accusa. E sebbene un cuore avaro provveda per l’intera sua vita a stare ossessivamente in guardia come una miserabile sentinella, cosa di cui non c’è al mondo pena più grande, custodire con paura e affanno beni che andranno ad aumentare le rendite degli eredi, tuttavia, poiché i calcoli dell’avarizia e le bramosie di ammassare si pascono di una vuota soddisfazione, coloro che hanno ricevuto la consolazione della vita presente perdono la ricompensa di quella eterna.

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