Tutta la mia speranza non è se non nella
tua grandissima misericordia.
S. Agostino, Conf. 10, 29
PRIMA LETTURA
Ecco, io faccio una cosa nuova e darò acqua per dissetare il mio popolo.
Is 43,16-21
SALMO RESPONSORIALE
R/. Grandi cose ha fatto il Signore per noi.
Sal 125
SECONDA LETTURA
A motivo di Cristo, ritengo che tutto sia una perdita, facendomi conforme alla sua morte.
Fil 3,8-14
CANTO AL VANGELO
(Gl 2,12-13)
VANGELO
Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.
Gv 8,1-11
PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO
La conoscenza letterale della legge,
non essendo illuminata dalla grazia dello Spirito Santo,
porta solo la durezza del giudizio e la morte del peccatore.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 7, 40-52
[Ma i farisei replicarono]: … Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta! (v. 49)
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 19, 1-11
Gli risposero i Giudei: “Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”. (v. 7)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 11, 37-53
Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! (v. 46)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 18, 9-14
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. (v. 11)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 2
Sei dunque inescusabile, chiunque tu sia, o uomo che giudichi; perché mentre giudichi gli altri, condanni te stesso; infatti, tu che giudichi, fai le medesime cose. (v. 1)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 7, 4-13
La legge, che doveva servire per la vita, è divenuta per me motivo di morte. (v. 10)
DALLA SECONDA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 3
La lettera uccide, lo Spirito dà vita. (v. 6b)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI GALATI, CAP. 3, 6-14
Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge. (v. 13a)
DALLA LETTERA DI S. GIACOMO APOSTOLO, CAP. 2, 1-13
Il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio. (v. 13)
DAL LIBRO DEL DEUTERONOMIO, CAP. 17
Farai condurre alle porte della tua città quell’uomo o quella donna che avrà commesso quell’azione cattiva e lapiderai quell’uomo o quella donna, così che muoia. (v. 5)
COMMENTO PATRISTICO
S. BEDA IL VENERABILE
Dall’Omelia I, 25
Con tanto maggiore impegno dobbiamo considerare questa lettura del Vangelo, fratelli carissimi, e tenerla sempre a mente, quanto più grande ci presenta la grazia del nostro Creatore. Ecco infatti che quando gli empi accusatori gli portarono innanzi la donna peccatrice, egli non comandò di lapidarla secondo la Legge, ma disse che gli stessi accusatori prima esaminassero se stessi e poi esprimessero il giudizio sulla peccatrice, perché dalla considerazione della propria fragilità comprendessero di quanta misericordia dovessero avere degli altri. … Ben a ragione dunque il testo dice che quando Gesù sedutosi insegnava, tutto il popolo venne a lui, perché dopo che con l’umiltà della sua incarnazione egli si avvicinò agli uomini, furono molti che accolsero volentieri le sue parole, ma furono di più a disprezzarle con empia superbia. Ascoltarono infatti i mansueti e si rallegrarono magnificando il Signore col salmista ed esaltando a gara il suo nome (cfr. Sal 33, 3-4). Ascoltarono gli invidiosi e furono confutati, ma non si pentirono, lo tentarono, lo derisero, stridettero contro di lui con i loro denti (cfr. Sal 34, 16). Infatti proprio per tentarlo portarono a lui la donna sorpresa in adulterio e gli chiesero che cosa comandasse di fare di lei, dato che Mosè aveva comandato di lapidare una tale: se anch’egli avesse detto di lapidarla, lo avrebbero deriso in quanto si dimenticava della misericordia che aveva sempre insegnato; se invece avesse vietato di lapidarla, si sarebbero scagliati contro di lui e lo avrebbero condannato giustamente, secondo loro, in quanto promotore di scelleratezza e avverso alla Legge. Ma non sia mai che la stoltezza terrena trovi che dire e la sapienza divina non abbia come rispondere; non sia mai che la cieca empietà impedisca al sole di giustizia di risplendere al mondo.
Gesù allora inchinatosi scriveva a terra col dito. L’inchinarsi di Gesù esprime l’umiltà; il dito, che è flessibile per le articolazioni, la sottigliezza del discernimento; la terra indica il cuore degli uomini che rende frutti sia di buone che di cattive azioni. Il Signore, richiesto di giudicare la peccatrice, non dà subito il giudizio, ma prima chinatosi scrive a terra col dito; finalmente, richiesto con insistenza, giudica proprio noi in quanto ci ammonisce simbolicamente che, quando vediamo qualcosa di sbagliato nel prossimo, non dobbiamo giudicarlo sfavorevolmente, se prima non abbiamo esaminato con umiltà e discolpato con accurata valutazione la nostra coscienza, se prima non abbiamo attentamente esaminato ciò che in essa piace o non piace al nostro Creatore, secondo le parole dell’apostolo: Fratelli, se l’uno viene sorpreso in qualche fallo, voi che siete spirituali, correggetelo con spirito di dolcezza, e bada bene a te stesso perché anche tu puoi essere tentato (Gal 6, 1).
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