5.a Domenica di Pasqua – C

5.a Domenica di Pasqua – C

Con l’amarci Cristo ci concede di stringerci
fra noi con mutuo amore e, legate
le membra da un vincolo così soave, diveniamo
corpo di tanto Capo.
S. Agostino, Trat. su Giov. 65, 3

PRIMA LETTURA
Riferirono alla comunità tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro.
At 14,21-27

SALMO RESPONSORIALE
Sal 144

 

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R/.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R/.
Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni. R/.

SECONDA LETTURA
Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi.
Ap 21,1-5

CANTO AL VANGELO
(Gv 13,34)

VANGELO
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.
Gv 13,31-35

 

Quando Giuda fu uscito (dal cenacolo), Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

L’uscita di Giuda nella notte dell’incredulità
fa risplendere l’unità della fede dei discepoli
che rimangono fermi nell’insegnamento di Gesù.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 1-18
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. (vv. 4-5)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 22, 21-34
Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me. (vv. 28-29)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 11, 17-34
È necessario … che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi. (v. 19)

DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 10, 19-12, 3
La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza. (vv. 11, 1-2)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 2, 4-10
Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce. (v. 9)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 5, 5-11
Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede. (vv. 8b-9a)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 2, 12-29
Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri. (v. 19)

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 17, 1-18, 4
Soltanto su di essi [gli iniqui] si stendeva una notte profonda, immagine della tenebra che li avrebbe avvolti … Per i tuoi santi risplendeva una luce vivissima. (vv. 17, 20a; 18, 1a)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 60
Ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. (v. 2)

DAL LIBRO DELL’ESODO, CAP. 10, 21-29
Vennero [dunque] dense tenebre su tutto il paese d’Egitto, per tre giorni. Non si vedevano più l’un l’altro e per tre giorni nessuno si poté muovere dal suo posto. Ma per tutti gli Israeliti vi era luce là dove abitavano. (vv. 22b-23)

COMMENTO PATRISTICO

GIOVANNI CRISOSTOMO
Dalle Omelie sul vangelo di Giovanni, 57, 3-4

Vi do un comandamento nuovo. Poiché c’era da aspettarsi che i discepoli, sentendo tali discorsi e considerandosi abbandonati, si lasciassero prendere dalla disperazione, Gesù li consola, munendoli, per la loro difesa e protezione della virtù che è alla radice di ogni bene, cioè della carità. E come se dicesse: Vi rattristate perché io me ne vado? Ma se vi amerete l’un l’altro, sarete più forti. E perché non disse proprio così? Perché impartì loro un insegnamento molto più utile: In questo tutti conosceranno che siete miei discepoli. Con queste parole fece capire che la sua eletta schiera non avrebbe dovuto mai sciogliersi, dopo aver ricevuto da lui questo segno distintivo. Ma disse questo, quando il traditore si fu separato dalla loro compagnia. Perché poi disse che si trattava di un nuovo comandamento, sebbene si trovasse già nel vecchio Testamento? Lui però lo rese nuovo, con la maniera stessa in cui lo formulò.

Difatti precisò: Come io ho amato voi. “Non restituii già un debito di gratitudine contratto verso di voi per le vostre passate benemerenze, ma ho cominciato io per primo. Così anche voi dovete fare del bene ai vostri amici, anche senza essere costretti a farlo per qualche debito di gratitudine che avete verso di loro”. E trascurando qualsiasi accenno ai miracoli che essi avrebbero compiuto, dice che sarebbero stati riconosciuti dalla loro carità. Perché?

Perché la carità è il più grande segno che distingue i santi: essa è la prova sicura e infallibile di ogni santità. Soprattutto con la carità noi tutti conseguiamo la salvezza. In questo soprattutto egli afferma consistere l’essere suoi discepoli. Proprio a motivo della carità tutti vi loderanno, vedendo che imitate il mio amore.

Ma come? Forse che i miracoli non ne sono una dimostrazione più valida? Niente affatto. Molti infatti diranno: Signore non abbiamo forse nel tuo nome scacciato i demoni? (Mt 7, 22). E in un’altra circostanza, mentre essi si rallegravano perché i demoni obbedivano loro, Gesù dice: Non rallegratevi perché i demoni sono a voi sottomessi, ma perché i vostri nomi sono scritti in cielo (Lc 10, 20). In realtà i miracoli convinsero il mondo, perché c’era già la carità: se essa non ci fosse stata, anche il potere di compiere miracoli sarebbe venuto meno. Fu la carità a renderli subito buoni e virtuosi, facendo in maniera che essi avessero un cuore solo e un’anima sola. Se tra loro fossero sorti dei dissensi tutto sarebbe andato perduto. E non parlò di questo soltanto ad essi, ma anche a tutti quelli che più tardi avrebbero creduto in lui; tanto che anche oggi non c’è niente che susciti maggior scandalo tra i pagani, come l’assenza della carità tra di noi.

Ma – tu obietterai – i pagani ci rimproverano perché tra noi non avvengono miracoli, non tanto come per quest’altra nostra carenza. In qual maniera gli Apostoli manifestarono il loro reciproco amore? Non vedi che Pietro e Giovanni, che non si separano mai, salgono insieme al tempio? Non vedi quanto affetto nutre Paolo per loro? E tuttavia sei dubbioso?

Se essi furono forniti delle altre virtù, a maggior ragione possedettero quella che è la madre di ogni virtù. Essa in realtà germoglia dall’anima virtuosa; ma dove c’è il vizio, inaridisce. Quando abbonderà l’iniquità – sta scritto – si raffredderà la carità di molti (Mt 24, 12). I pagani certamente non si commuovono tanto di fronte ai miracoli come di fronte alla vita virtuosa; e niente educa alla virtù come la carità. Essi infatti chiamarono spesso impostori gli operatori di miracoli, ma non possono mai trovare qualcosa da criticare in una vita integra.

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