5.a Domenica di Pasqua – B

Porta frutto solo chi rimane nel Verbo,
nella sapienza, nella verità e nella pace.
Questo è il vino di cui si inebriano i santi e i giusti.
Origene, Commento al Cantico dei cantici III, 2, 4

PRIMA LETTURA
Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.
At 9,26-31
SALMO RESPONSORIALE
Sal 21
SECONDA LETTURA
Questo è il suo comandamento: che crediamo e amiamo.
1Gv 3,18-24
CANTO AL VANGELO
(Gv 15,4.5)
VANGELO
Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.
Gv 15,1-8
PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

Gesù è l’Israele fedele, la vite vera,
dalla cui obbedienza zampilla per noi
il dono dello Spirito Santo
che fa germogliare frutti di vita eterna.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 19, 28-37
Dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò … Uno dei soldati gli colpì il fianco … e subito ne uscì sangue e acqua, (vv. 30. 34)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 7, 37-39
Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. (vv. 37b-38)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 1-18
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. (v. I4a)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 12, 20-32
Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto, (v. 24)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 8, 4-15
Un’altra [parte della semente] cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto, (v. 8a)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI GALATI, CAP. 5, 18-26
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. (v. 22)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 5, 8-9
Il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità, (v. 9)

DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 5,1-9
Reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, (v. 9)

COMMENTO PATRISTICO

S. AGOSTINO
Dai Trattati su Giovanni 81

Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non resta nella vite, così neppure voi se non rimanete in me. Questo grande elogio della grazia, o miei fratelli, istruisce gli umili, chiude la bocca ai superbi. Replichino ora, se ne hanno il coraggio, coloro che ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Replichino i presuntuosi e quanti ritengono di non aver bisogno di Dio per compiere le opere buone.

… Voi andate dicendo che l’uomo può compiere la giustizia da se stesso: questa è la vetta del vostro orgoglio. Se non che la Verità vi smentisce, dicendo: il tralcio non può portar frutto da se stesso, ma solo se resta nella vite. Vi arrampicate sui dirupi senza avere dove fissare il piede, e vi gonfiate con parole vuote.

Queste sono ciance della vostra presunzione. Ma ascoltate ciò che vi attende e inorridite, se vi rimane un briciolo di senno. Chi si illude di poter da sé portare frutto, non è unito alla vite; e chi non è unito alla vite, non è in Cristo; e chi non è in Cristo, non è cristiano. Ecco l’abisso in cui siete precipitati.

Ma con attenzione ancora maggiore considerate ciò che aggiunge e afferma la Verità: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Affinché nessuno pensi che il tralcio può produrre almeno qualche piccolo frutto da se stesso, il Signore, dopo aver detto che chi rimane in lui produce molto frutto, non dice: perché senza di me potete far poco, ma senza di me non potete far nulla. Sia il poco sia il molto, non si può farlo comunque senza di lui, poiché senza di lui non si può far nulla. Infatti, anche quando il tralcio produce poco frutto, l’agricoltore lo monda affinché produca di più; tuttavia, se non resterà unito alla vite e non trarrà alimento dalla radice, non potrà da se stesso produrre alcun frutto.

Quantunque poi il Cristo non potrebbe essere la vite se non fosse uomo, tuttavia non potrebbe comunicare ai tralci questa fecondità se non fosse anche Dio.

Siccome però senza la grazia è impossibile la vita, in potere del libero arbitrio non rimane che la morte.

Chi non rimane in me è buttato via, come il tralcio, e si dissecca; poi i tralci secchi li raccolgono e li buttano nel fuoco, e bruciano. I tralci della vite infatti tanto sono preziosi se restano uniti alla vite, altrettanto sono spregevoli se vengono recisi. Come il Signore fa rilevare per bocca del profeta Ezechiele, tralci recisi dalla vite non possono essere né utili all’agricoltore né usati dal falegname in alcuna opera. Il tralcio deve scegliere tra una cosa e l’altra: o la vite o il fuoco: se non rimane unito alla vite sarà gettato nel fuoco.

Quindi, se non vuol essere gettato nel fuoco, deve rimanere unito alla vite. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà fatto. Rimanendo in Cristo, che altro possono volere i fedeli se non ciò che è conforme a Cristo? Che altro possono volere, rimanendo nel Salvatore, se non ciò che è orientato alla salvezza? Una cosa infatti vogliamo in quanto siamo in Cristo, e altra cosa vogliamo in quanto siamo ancora in questo mondo.

Può accadere, invero, che il fatto di dimorare in questo mondo ci spinga a chiedere qualcosa che, senza che ce ne rendiamo conto, non giova alla nostra salvezza.

Ma se rimaniamo in Cristo, non saremo esauditi perché egli non ci concede, quando preghiamo, se non quanto giova alla nostra salvezza. Rimanendo dunque noi in lui e in noi rimanendo le sue parole, domandiamo quel che vogliamo e l’avremo. Se chie diamo e non otteniamo, vuol dire che quanto chiediamo non si concilia con la sua dimora in noi e non è conforme alle sue parole che dimorano in noi, ma ci viene suggerito dalle brame e dalla debolezza della carne, la quale non è certo in lui, e nella quale non dimorano le sue parole. Di sicuro fa parte delle sue parole l’orazione che egli ci ha insegnato e nella quale diciamo: Padre nostro, che sei nei cieli. Non allontaniamoci, nelle nostre richieste, dalle parole e dai sentimenti di questa orazione, e qualunque cosa chiederemo egli ce la concederà. Le sue parole rimangono in noi, quando facciamo quanto ci ha ordinato e desideriamo quanto ci ha promesso; quando invece le sue parole rimangono nella memoria, ma senza riflesso nella vita, allora il tralcio non fa più parte della vite, perché non attinge vita dalla radice.

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