5.a Domenica di Pasqua – B

5.a Domenica di Pasqua – B

PRIMA LETTURA
Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.
At 9,26-31

SALMO RESPONSORIALE
Sal 21

 

Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre! R./
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli. R./
A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere. R./
Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!». R./

SECONDA LETTURA
Questo è il suo comandamento: che crediamo e amiamo.
1Gv 3,18-24

CANTO AL VANGELO
(Gv 15,4.5)

VANGELO
Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.
Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

Dio, che opera la nostra salvezza, è l’agricoltore
che pianta l’albero della sapienza
i cui frutti donano la vita vera.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 13, 31-32
Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo … e diventa un albero, (vv. 31-32)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 3, 5-9
Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio. (v. 9)

DAL LIBRO DELL’APOCALISSE, CAP. 22, 1-5
In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni. (v.2)

SALMO 1
Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo, (v. 3)

DAL LIBRO DEI PROVERBI, CAP. 3, 13-20
[La sapienza] è un albero di vita per chi ad essa s’attiene, (v. 18a)

DAL LIBRO DEL SIRACIDE, CAP. 24, 1-32
[Dice la sapienza] : Io come una vite ho prodotto germogli graziosi e i miei fiori, frutti di gloria e ricchezza, (v. 17)

DAL LIBRO DELLA GENESI, CAP. 2, 4B-15
Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. (v.9)

COMMENTO PATRISTICO

CIRILLO DI ALESSANDRIA
Dal trattato Esposizione o commentario sul Vangelo di Giovanni (Lib. 10, cap. 2: PG 74, 341)

Cristo è la vite (cfr Gv 15, 1) e noi, portando la forma dei tralci, traiamo la vita da lui e per mezzo di lui, dicendo veramente Paolo: In realtà siamo tutti un unico corpo in Cristo, poiché da molti siamo un solo pane: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane (1 Cor 10, 17). Ci dica infatti qualcuno il motivo e ci insegni di passaggio la forza della mistica eulogia. Perché infatti s’inserisce in noi? Non forse facendo abitare Cristo in noi anche corporalmente con la partecipazione e la comunione della sua santa carne? Ma io ritengo di dirlo rettamente. Scrive infatti Paolo che i popoli sono diventati concorporali, compartecipi e coeredi di Cristo (Ef 3, 6). E in che modo sono diventati concorporali? Infatti, onorati per il partecipare della mistica eulogia, sono diventati un unico corpo con lui, come certamente anche ciascuno dei santi apostoli. Altrimenti per quale motivo ha chiamato membra di Cristo le sue, anzi le membra di tutti come sue (cfr 1 Cor 6, 15)? Ma anche lo stesso Salvatore dice: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui (Gv 6, 56).

A questo punto è soprattutto utile osservare che Cristo non dice che sarà in noi secondo una sola certa relazione affettiva, ma anche per una partecipazione naturale. Come infatti se uno, avendo unito una cera a un’altra cera e avendole liquefatte insieme con il fuoco, ne fa una di entrambe, così mediante la partecipazione del corpo di Cristo e del prezioso sangue, egli è in noi e noi di nuovo veniamo uniti in lui.

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