La divina misericordia ci richiama, dopo
che abbiamo peccato, e ci apre, se torniamo,
le braccia della sua clemenza.
S. Gregorio Magno, Omelia 33, 8

4° Domenica di Quaresima – Laetare – C

PRIMA LETTURA
Gs 5,9-12

Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua.

SALMO RESPONSORIALE
Sal 33

R. Gustate e vedete com’è buono il Signore.

SECONDA LETTURA
2Cor 5,17-21

Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.

CANTO AL VANGELO
(Lc 15,18)

VANGELO
Lc 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

PERCORSO ESEGETICO

Il figlio minore è il segno dei popoli pagani
che si sono allontanati dalla sapienza del Padre
ritenendo di essere capaci di salvarsi da soli,
dominando il mondo con la propria intelligenza.

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 12, 13-21
Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. (vv. 19-20a)

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 17, 16-34
Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: “Ti sentiremo su questo un’altra volta”. (v. 32)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 1, 18-32
Essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. (v. 21)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 1, 17-31
Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? (v. 20)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 4
Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. (vv. 17-18)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI COLOSSESI, CAP. 2, 6-15
Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. (v. 8)

SALMO 12 (11)
Recida il Signore le labbra bugiarde, la lingua che dice parole arroganti, quanti dicono: “Per la nostra lingua siamo forti, ci difendiamo con le nostre labbra: chi sarà nostro padrone?”. (vv. 4-5)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 47
La tua saggezza e il tuo sapere ti hanno sviato. Eppure dicevi in cuor tuo: “Io e nessuno fuori di me”. (v. 10b)

DAL LIBRO DELLA GENESI, CAP. 11, 1-9
Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome”. (v. 4a)

COMMENTO PATRISTICO

ISIDORO DI SIVIGLIA
Dalle Sentenze II,7,1-2; 8,1.4; 9,6; 13,1; 14,4; 23,5.10-11

Peccato e conversione

Il premio è promesso non a chi comincia, ma a chi persevera, come sta scritto: Chi persevererà fino alla fine sarà salvato (Mt 10,22).
Dio gradisce il nostro ritorno a lui, quando perseveriamo e portiamo a compimento il bene che abbiamo cominciato. Infatti, come sta scritto: Guai a coloro che hanno perduto la pazienza (Sir 2,16 [IO, cioè che non hanno portato a termine l’opera buona.
Il nostro ritorno a Dio è di tre generi: all’inizio avviene con dolcezza, nel mezzo con fatica, al compimento con pace. Tuttavia sovente molti cominciano con dolcezza, altri con l’amarezza della tentazione.
È necessario che chiunque fa ritorno al Signore, dopo il timore, passi all’amore per Dio come un figlio e non viva sempre nel timore come un servo. Mostriamo infatti l’amore che viene dalla nostra conversione se amiamo di nuovo come Padre colui che prima con animo servile temevamo come Signore.
Per il servo di Dio è utile essere tentato dopo la conversione, affinché dinanzi alle sollecitazioni dei vizi si svegli dal torpore della negligenza e attraverso l’esercizio della lotta contro i vizi disponga l’animo alle virtù.
Si comincia a essere giusti quando si accusa se stessi. Molti però si confessano peccatori accusando se stessi e tuttavia non si sottraggono al peccato.
Dio si rallegra di più di un’anima disperata ma poi convertitasi che di quella che non si è mai perduta. Accade come al figlio prodigo, che era morto ed è ritornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato; il suo ritorno è causa di grande gioia per il padre (cf. Lc 15,11-32).
Pessima cosa è peccare, peggio ancora abituarsi al peccato. Dalla prima cosa ci si risolleva facilmente, dalla seconda con fatica quando si contrasta la cattiva abitudine.
Bisogna assolutamente guardarsi dal peccato e se, per umana debolezza, si cade in esso, si deve correggere immediatamente il male che si avverte di aver compiuto. La colpa subito riconosciuta subito viene corretta; più lentamente è guarita la ferita curata dopo lungo tempo perché le membra sono ormai in putrefazione. Ancor più grave è ricadere nel peccato; è come se sopraggiungesse una malattia dopo l’altra, una pioggia dopo l’altra.

APRI FILE

Download diretto

FileDimensione del file
pdf 4° Domenica di Quaresima – Laetare - C - 2016250 KB
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online