PRIMA LETTURA
Con l’esilio e la liberazione del popolo si manifesta l’ira e la misericordia del Signore.
SALMO RESPONSORIALE
Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre. R./
Perché là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
«Cantateci canti di Sion!». R./
Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra. R./
Mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia. R./
SECONDA LETTURA
Morti per le colpe, siamo stati salvati per grazia.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
PREGHIERA DEI FEDELI
PERCORSO ESEGETICO
Nella vita, che è un cammino nel deserto,
l’uomo è chiamato a contemplare l’opera di Dio
che salva coloro che ritornano a lui con tutto il cuore
confidando nella sua misericordia.
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 15, 11-32
Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò, (v. 20)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 7, 36-50
Ed ecco una donna una peccatrice di quella città … venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui [Gesù], (vv. 37-38a)
SALMO 85 (84)
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con tutto il cuore. La sua salvezza è vicina a chi lo teme. (vv. 9-10a)
SALMO 106 (105)
Molte volte li aveva liberati; ma essi si ostinarono nei loro disegni e per le loro iniquità furono abbattuti. Pure, egli guardò alla loro angoscia quando udì il loro grido. Si ricordò della sua alleanza con loro, si mosse a pietà per il suo grande amore, (vv. 43-45)
SALMO 130 (129)
Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono e avremo il tuo timore, (v. 3)
DAL LIBRO DEL SIRACIDE, CAP. 17, 20-18,14
Quanto è grande la misericordia del Signore, il suo perdono per quanti si convertono a lui! (v. 24)
DAL LIBRO DEL PROFETA OSEA, CAP. 2
Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore, (v. 16)
DAL LIBRO DEL PROFETA GIOELE, CAP. 2, 12-27
Or dunque – parola del Signore – ritornate a me con tutto il cuore … ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, tardo all’ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura, (vv. 12-13)
DAL LIBRO DEL PROFETA MICHEA, CAP. 7, 14-20
Qual dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità; che non serba per sempre l’ira, ma si compiace d’usar misericordia? (v. 18)
COMMENTO PATRISTICO
SALVIANO DI MARSIGLIA
De gubernatione, 4, 9-10
La manifestazione della divina carità
Chi lavora un campo, lo lavora per conservarlo coltivato. Chi pianta una vigna, la pianta per custodirne le viti. Chi mette insieme un gregge, lo fa per dedicarsi poi a moltiplicarlo. E chi edifica una casa o pone delle fondamenta, anche se già non vi abita, abbraccia il lavoro a cui si sobbarca nella speranza della futura dimora. E perché debbo fermarmi a parlare dell’uomo, quando gli stessi animali più piccoli fanno tutto per la brama di beni futuri? Quando le formiche nascondono nei loro cunicoli sotterranei chicchi di ogni genere, li depositano, li ammassano tutti per amore della loro stessa vita? Le api, quando costruiscono il fondo dei favi o colgono il polline dei fiori, perché vanno in cerca del timo se non per desiderio del miele? E perché si affannano dietro i fiori, se non per amore della futura prole? Dio dunque, che infonde anche agli animali più piccoli l’amore per le loro opere, avrà privato solo se stesso dell’amore per le sue creature? Tanto più che l’amore per ogni realtà buona discende in noi dal suo amore sublime. È lui infatti la fonte, l’origine di tutto; e poiché, come sta scritto: “In lui viviamo, ci muoviamo e siamo” (At 17,28), da lui abbiamo ricevuto tutto l’affetto con cui amiamo le nostre creature.
Ma tutto il mondo, tutto il genere umano è una sua creatura. Così dall’amore con cui amiamo le nostre creature egli ha voluto che noi comprendessimo quanto egli ama le sue creature. Infatti, come leggiamo, “l’intelletto contempla la Sua realtà visibile per il tramite di ciò che è stato fatto” (Rm 1,20); così egli volle che noi comprendessimo il suo amore per noi dall’amore che egli ci ha dato per i nostri cari. E come volle – come sta scritto – “che ogni paternità e in cielo e in terra prendesse nome da lui” (Ef 3,15), volle anche che noi riconoscessimo il suo affetto paterno. E dirò solo paterno? Anzi più che paterno. Lo prova la voce del Salvatore nel Vangelo, che dice: “Tanto infatti Dio ha amato questo mondo da dare il suo Figlio unico per la vita del mondo” (Gv 3,16). E l’Apostolo dice: “Dio non perdonò a suo Figlio, ma lo sacrificò per noi. Come dunque con lui non ci avrà donato tutto?” (Rm 8,32).
Ecco dunque, come ho detto: Dio ci ama più che un padre il proprio figlio. Ed è evidente che il suo affetto per noi è maggiore dell’affetto per i figli, perché per amore nostro non risparmiò il suo Figlio. E che più? Aggiungo: il Figlio giusto, il Figlio unigenito, il Figlio di Dio. Che si può dire ancora? Per noi: cioè per i malvagi, per gli iniqui, per gli empi. Chi potrà dunque misurare l’amore di Dio verso di noi?
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