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4.a Domenica di Pasqua – A

Nessuno può avere speranza vera e certa
di vivere in eterno, se non riconosce che
Cristo è la vita, e non entra per la porta dell’ovile.
S. Agostino, Trat. su Giov. 45, 2

PRIMA LETTURA
Dio lo ha costituito Signore e Cristo.
At 2,14.36-41

SALMO RESPONSORIALE
Sal 22

SECONDA LETTURA
Siete tornati al pastore delle vostre anime.
1Pt 2,20b-25

CANTO AL VANGELO
(Gv 10,14)

VANGELO
Io sono la porta delle pecore.
Gv 10,1-10

PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

Israele è il popolo che Dio ha scelto
e che custodisce come un pastore il suo gregge
dentro il recinto della legge,
nell’attesa di condurlo personalmente
alla piena libertà dei figli di Dio.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 8, 1-36
Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. (v. 36)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 15, 21-28
Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele. (v. 24b)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI GALATI, CAP. 3, 19-4, 7
Prima però che venisse la fede, noi eravamo rinchiusi sotto la custodia della legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. (v. 3, 23)

SALMO 80 (79)
Tu, pastore d’Israele, ascolta, tu che guidi Giuseppe come un gregge. (v. 2a)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 40, 1-11
Glorifica il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion. Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte. (vv. 12-13a)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 40, 1-11
Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna. (v. 11a)

DAL LIBRO DEL PROFETA GEREMIA, CAP. 31, 1-22
Chi ha disperso Israele lo raduna e lo custodisce come fa un pastore con il gregge. (v. 10b)

DAL LIBRO DEL PROFETA MICHEA, CAP. 2, 12-13
Marcerà il loro re innanzi a loro e il Signore sarà alla loro testa. (v. 13b)

DAL LIBRO DEL DEUTERONOMIO, CAP. 7, 1-8, 20
Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra. (v. 7, 6)

DAL LIBRO DEL DEUTERONOMIO, CAP. 32,
Porzione del Signore è il suo popolo, Giacobbe è sua eredità … lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio. (vv. 9-10)

COMMENTO PATRISTICO

S. GIOVANNI CRISOSTOMO
Dal Commento al Vangelo di Giovanni, Discorso 59, 2-4

(Il Signore Gesù) indica chi è l’impostore e il ladro, designandolo con queste parole, prese dalla Scrittura: In verità, in verità vi dico: chi non entra nell’ovile per la porta, ma vi sale per altra via, è ladro e assassino.

Osserva le caratteristiche del ladro: per prima cosa, non entra alla luce del giorno, in secondo luogo, non vi entra facendosi precedere dalla testimonianza delle Scritture; questo significa appunto non entrare per la porta. In questo passo, senza dubbio, allude a quelli che erano già stati e a quelli che sarebbero venuti dopo, cioè l’Anticristo, i falsi Cristi, Giuda e Teuda, ed altri simili a loro; e giustamente chiama porta la Scrittura. È proprio essa che ci conduce a Dio e ci inizia alla conoscenza di Dio, che ferma le pecore e le custodisce e non consente che i lupi entrino nell’ovile. Come una solida porta, essa tiene lontani gli eretici dall’entrata e ci dà quella sicurezza che è nei nostri desideri, non consentendoci di sbagliare. E se noi non apriamo questa porta, non saremo certo facile preda dei nemici. Da questo possiamo riconoscere quelli che sono veri pastori e quelli che non lo sono.

Ma che significa entrare nell’ovile? Evidentemente, per prendersi cura delle pecore. Chi infatti non si serve della Scrittura, ma sale da qualche altra parte, cioè segue una via diversa da quella stabilita, costui è un ladro. Vedi da tutto ciò come egli è perfettamente d’accordo con il Padre, richiamandosi esplicitamente alla Scrittura? Per questo diceva ai Giudei: Scrutate le Scritture (Gv 5, 39), e aveva addotto la testimonianza di Mosè, nonché quella degli altri profeti. Tutti quelli che ascoltano i profeti – dice – verranno a me; ed ancora: Se voi credeste a Mosè, credereste anche a me (Gv 5, 46). Qui poi esprime lo stesso concetto sotto forma di metafora. Dicendo infine: Sale da qualche altra parte, fa allusione agli Scribi, i quali insegnavano precetti e dottrine meramente umani, mentre violavano la legge. …

Vedi come ha descritto il ladro? Nota ora quali sono le caratteristiche del pastore. Quali sono? Chi entra per la porta è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce; le sue egli le chiama per nome e le conduce fuori e cammina avanti ad esse. Ci ha dato le caratteristiche del pastore e quelle del ladro. … Se, dunque, è proprio il pastore che entra per la porta stabilita ed egli è entrato appunto per questa, tutti quelli che si sono messi al suo seguito possono essere sue pecore; ma quelli che si sarebbero tenuti da parte, non avrebbero danneggiato così facendo, il pastore, ma si sarebbero esclusi da sé medesimi dalla compagnia delle altre pecore. Nessuno poi si turbi se più oltre egli dice di se stesso di essere la porta. Egli infatti, di volta in volta, si dà il nome di pastore o di pecora, e annuncia con diversità di forma il suo messaggio di salvezza. Quando ci conduce al Padre, chiama se stesso porta; quando si prende cura di noi, ha nome di pastore. Perché poi tu non ritenga che il suo compito sia solo quello di farci da guida, chiama se stesso anche pastore. E le pecore ascoltano la sua voce; le sue egli le chiama per nome e le conduce fuori e cammina davanti ad esse. Veramente, i pastori le fanno andare avanti ed essi le seguono. Ma egli, per dimostrare che condurrà tutti alla verità, agisce contro l’abitudine dei pastori, come del resto fece quando mandò per il mondo le sue pecore (non le mandò lontano dai lupi, ma in mezzo ad essi). Di gran lunga più degna di ammirazione è pertanto la cura pastorale che egli ha di noi. …

Io sono la porta: se uno entra per me entrerà e uscirà e troverà pascolo. Cioè, vivrà nella sicurezza e nella libertà (chiama poi qui pascolo la pastura delle pecore, il potere e la signoria); cioè, rimarrà dentro e nessuno lo caccerà via; cosa questa che accadde agli

apostoli, i quali liberamente entravano e uscivano, quasi fossero i signori del mondo e nessuno ebbe la forza di cacciarli via. …

Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Che cos’è, dimmi, più abbondante della vita? È il regno dei cieli. Egli ancora non lo nomina espressamente, ma lo adombra sotto il nome ad essi noto di vita. … Perciò, ve ne scongiuro, rimaniamo sotto la cura del pastore; ci resteremo, se ascolteremo la sua voce, se gli ubbidiremo, se non seguiremo gli estranei. E qual è la sua voce? Beati i poveri di spirito; beati i puri di cuore; beati i misericordiosi (Mt 5, 3. 8.7). Se faremo queste cose, se resteremo sotto la guida del pastore, il lupo non potrà entrare; ma anche se tenterà di assalirci, lo farà a suo danno. Abbiamo infatti un pastore che ci ama tanto da dare per noi la sua vita. Poiché egli è potente e ci ama, che cosa ci impedirà di conseguire la salvezza? Niente, se noi stessi non verremo meno.

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Vedi anche

6.a Domenica del T.O. – B

Come hai purificato il lebbroso dalla sua
infermità, o Onnipotente, così guarisci il
male delle nostre anime, tu che sei misericordioso,
per intercessione della Madre
di Dio, o medico delle nostre anime, Amico
degli uomini e salvatore immune da peccato.
Romano il Melode, Inni, 23, Proemio

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