Un buon re dà la vita per i sudditi.
Poiché dunque diede la sua vita, lo chiamo Re.
Signore, ricordati di me, quando sarai nel tuo regno.
S. Giovanni Crisostomo,
Om. Sulla croce e il ladrone, 2
PRIMA LETTURA
Unsero Davide re d’Israele.
SALMO RESPONSORIALE
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R/.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R/.
SECONDA LETTURA
Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
Signore, ricordarti di me quando entrerai nel tuo regno.
In quel tempo, (dopo che ebbero crocifisso Gesù,) il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
PREGHIERA DEI FEDELI
PERCORSO ESEGETICO
Gesù è il Cristo di Dio,
lo strumento eletto del Padre
perché, come re vittorioso, conquisti per tutti gli uomini
il dono della vita eterna
trionfando sul Principe di questo mondo
che ci tiene prigionieri con il peccato e con la morte.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 17
Tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. (v. 2)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 1, 67-79
[Il Signore] ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. (vv. 69-71)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 15
Poi sarà la fine, quando egli [il Cristo]consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. (vv. 24-25)
DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 2
Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. (vv. 14-15)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 5, 1-13
E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. (v. 11)
DAL LIBRO DELL’APOCALISSE, CAP. 1
Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi. (vv. 17b-18)
SALMO 2
Io l’ho costituito mio sovrano sul Sion mio santo monte. (v. 6)
SALMO 45 (44)
La tua destra ti mostri prodigi: le tue frecce acute colpiscono al cuore i nemici del re; sotto di te cadono i popoli. Il tuo trono, Dio, dura per sempre; è scettro giusto lo scettro del tuo regno. (vv. 6-7)
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 42, 1-9
Ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre. (vv. 6b-7)
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 49
Ti ho formato e posto come alleanza per il popolo, per far risorgere il paese, per farti rioccupare l’eredità devastata, per dire ai prigionieri: Uscite, e a quanti sono nelle tenebre: Venite fuori. (vv. 8b-9a)
COMMENTO PATRISTICO
S. MASSIMO DI TORINO
Dal Sermone 74
Vediamo chi sia questo ladrone che, mentre il Signore stava in croce, non solo ottiene il perdono dei suoi peccati, ma anche riceve in dono la felicità del paradiso, così che colui che era stato condannato al supplizio per i suoi delitti, per la sua fede passò nella gloria, e per lui la croce, che aveva subito, non fu tanto una condanna quanto un’occasione per la salvezza.
Credette, infatti, che colui che stava sulla croce era Cristo Signore crocifisso, e perciò quello che ne condivide la passione, riceve con lui in dono il paradiso. Infatti il felice ladrone, mentre subisce il supplizio, ottiene il regno celeste. Ecco un colpevole, come si dice, cui giovò essere condannato allora.
Non sarebbe, infatti giunto alla gloria, se non fosse stato sottoposto alla pena. Vediamo, ripeto, perché il colpevole di tanti delitti così prontamente ottiene dal Salvatore il paradiso, mentre altri con lunghi pianti e frequenti digiuni conseguono con fatica il perdono delle loro colpe. Importante e molteplice ne è il motivo. Anzitutto questo brigante fu trasformato così rapidamente dalla sua fede devota, da disprezzare la pena del momento ed invocare il perdono futuro e credere che gli fosse più utile formulare una preghiera riguardo all’eterno giudizio che una supplica riguardo al supplizio temporale. Ricordandosi infatti delle sue colpe ed essendone pentito, comincia ad affliggersi per ciò che spera più che sentire ciò che soffre. Se non avesse pensato di preferenza alla sorte futura, visto che ormai credeva in Cristo, avrebbe potuto supplicarlo piuttosto riguardo al supplizio in cui si trovava. Quindi, il suo merito più grande per ottenergli la grazia fu quello di aver creduto che Cristo in croce era il Signore, e la passione, motivo di scandalo per altri, servì a condurlo alla fede. Infatti il supplizio della croce fu scandalo per molti, come dice l’Apostolo: Noi invece predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani (1 Cor 1, 23).
Giustamente dunque merita il paradiso colui che pensò che la croce di Cristo non era scandalo, ma potenza; dice, infatti, il medesimo Apostolo: Per gli stessi Giudei che sono chiamati predichiamo Cristo potenza e sapienza di Dio (1 Cor 1, 24). Giustamente senza dubbio anche il Signore dona a costui il paradiso, perché sul patibolo della croce confessa Colui che Giuda Iscariota aveva venduto nell’orto degli olivi.
O meraviglia! Il ladrone confessa Colui che il discepolo aveva rinnegato. O meraviglia, ripeto: il ladrone onora, mentre soffre, Colui che Giuda aveva tradito mentre lo baciava. Questo vende le affettuosità della pace, quello esalta le ferite della croce; dice infatti: Ricordati di me, Signore, quando sarai nel tuo regno.
Questa è davvero la perfetta devozione della fede, che cioè, quando si vede il sangue del Signore che sgorga dalle ferite, allora si invochi il perdono dalla sua potenza; quando si vede la sua umiltà, allora si tema maggiormente la sua divinità; quando lo si crede condannato alla morte, allora gli si rendano gli onori regali. Infatti questo ladrone non crede che stia per morire Colui che annuncia in procinto di regnare; non pensa che debba essere sottomesso agli inferi Colui che confessa destinato a dominare nei cieli; non suppone che sarà trattenuto nel Tartaro Colui al quale chiede anche la propria liberazione.
Sebbene veda le sue ferite aperte e contempli il suo sangue che scorre, tuttavia crede Dio quello che non sa reo di colpa, dichiara giusto quello che non ricorda peccatore. Dice, infatti, all’altro ladrone che proferiva ingiurie: Noi riceviamo il giusto castigo di ciò che abbiamo commesso, ma costui non ha fatto nulla di male. Comprese che egli soffriva quelle piaghe per i peccati altrui, per gli altrui delitti sopportava quelle ferite, e si rese conto che quelle ferite nel Corpo di Cristo non erano ferite di Cristo ma del ladrone, e per questo cominciò ad amarlo di più, dopoché riconobbe nel suo corpo le proprie ferite. Dice infatti il profeta: Poiché egli porta le nostre debolezze e soffre per noi, noi invece lo credevamo punito. Dalle sue piaghe noi siamo stati guariti (Is 53, 4).
Dunque, una volta crocifisso, il ladrone, vedendone le lividure, ama il Signore. O meraviglia! Il ladrone sulla croce ama Cristo più di quanto Giuda lo amò nella cena: questo nel corso del pranzo tradisce il Maestro, quello lo crede Signore in mezzo alle sofferenze, come dice il profeta: Chi mangiava il mio pane ha allargato contro di me lo sgambetto (Sal 40, 10). Comprese dunque questo brigante che tutta la passione del Signore avveniva per sua volontà e che era in suo potere o consegnare la sua vita alla morte o ritornare nuovamente in vita, come dice lo stesso Signore: Ho il potere di offrire la mia vita e il potere di riprenderla di nuovo (Gv 10, 18). E lo giudicò così libero dalle leggi degli inferi, da chiedergli di essere anch’egli liberato da esse.
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