33.a Domenica del T.O. – C

33.a Domenica del T.O. – C

C’è un tempio anche in ciascuno di noi,
che crolla se viene a mancare la fede.
S. Ambrogio, Esp. Del vang. sec. Luca, 10, 7

PRIMA LETTURA
Sorgerà per voi il sole di giustizia.
Ml 3,19-20

SALMO RESPONSORIALE
Sal 97

 

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. R/.
Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra. R/.
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine. R/.

SECONDA LETTURA
Chi non vuole lavorare, neppure mangi.
2Ts 3,7-12

CANTO AL VANGELO
(Lc 21,28)

VANGELO
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
Lc 21,5-19

 

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

PERCORSO ESEGETICO

Il Signore insegna a non fissare l’attenzione
su quanto dell’economia della fede
è un puro segno visibile e temporaneo,
destinato a passare insieme a tutta la scena di questo mondo.
La fede consiste infatti nel tenere lo sguardo
rivolto al disegno di Dio
rivelato nella sua parola, che rimane in eterno.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 4, 1-26
Gesù le dice: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre … È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori.” (vv. 21-23)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 24, 32-44
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. (v. 35)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 7, 29-40
Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo! (vv. 29. 31)

DALLA SECONDA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 4, 7-18
Noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne. (v. 18)

DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 9
Cristo invece, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna. (vv. 11-12)

DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 11
La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. (v. 1)

DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 12, 18-29
La parola ancora una volta sta a indicare che le cose che possono essere scosse son destinate a passare, in quanto cose create, perché rimangano quelle che sono incrollabili. (v. 27)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 2, 15-17
Il mondo passa con la sua concupiscenza, ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno! (v. 17)

SALMO 33 (32)
Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Ma il piano del Signore sussiste per sempre, i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni. (vv. 10-11)

DAL SECONDO LIBRO DELLE CRONACHE, CAP. 7
Ma se voi devierete e abbandonerete i decreti e i comandi, che io ho posto innanzi a voi e andrete a servire dèi stranieri e a prostrarvi a loro, vi sterminerò dal paese che vi ho concesso, e ripudierò questo tempio, che ho consacrato al mio nome, lo renderò la favola e l’oggetto di scherno di tutti i popoli. (vv. 19-20)

COMMENTO PATRISTICO

S. BEDA IL VENERABILE
Dall’Esposizione sul vangelo di Luca, II, VI

Mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi di cui era ornato, disse: Di queste cose che vedete, verranno giorni in cui non resterà pietra su pietra che non venga distrutta. Prima infatti Gerusalemme era quella grande città regale dove era stato costruito a Dio un famosissimo tempio. In seguito, quando venne colui che era il vero tempio di Dio e cominciò a svelare i misteri della Gerusalemme celeste, fu distrutta quella città terrena, quando apparve la celeste e in quel tempio non rimase pietra su pietra.

C’era prima un sommo sacerdote, che purificava il popolo con il sangue di tori e di capri, ma da quando venne il vero e sommo sacerdote a purificare con il proprio sangue i credenti (cfr. Eb 13), non c’è più il sommo sacerdote di prima e non c’è rimasto luogo per lui. Ci fu prima un altare e venivano offerti dei sacrifici, ma quando venne il vero Agnello che offrì se stesso quale vittima a Dio (cfr. Eb 9), tutte quelle realtà cessarono di esistere, essendo poste nel tempo. Pertanto la divina Provvidenza fece in modo che la città stessa e il tempio e tutte quelle realtà fossero parimenti sovvertite, perché non accadesse che uno, piccolo e ancora lattante nella fede, se avesse visto che quelle realtà erano stabili, sia il rito dei sacrifici, sia l’ordine dei vari servizi, rimanesse attonito e stupito, come rapito dalla vista di forme così diverse. Invece Dio nella sua provvidenza nei confronti della nostra debolezza e volendo moltiplicare la sua Chiesa, fece sì che le cose di prima fossero sovvertite, anzi del tutto eliminate di modo che, cessando quelle senza alcun indugio, noi potessimo credere che quelle vere sono queste, delle quali nelle precedenti era presente soltanto il modello.

Lo interrogarono: Maestro, quando accadranno queste cose? E quale sarà il segno che ciò sta cominciando?

Questo perché ad alcuni che lodavano le costruzioni del tempio il Signore aveva risposto apertamente che sarebbero andate tutte distrutte.

Allora, in disparte, mentre egli sedeva sul Monte degli Ulivi, come testimoniano Matteo e Marco, lo interrogano sul tempo e sui segni della predetta distruzione. Ed egli disse: Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”; non seguiteli!

Molti nell’imminenza della distruzione di Gerusalemme si posero come capi a riferire che erano loro il Cristo e che era vicino il tempo della liberazione.

Molti eretici nella Chiesa anche al tempo degli apostoli si presentarono a predicare, tra i moltissimi eventi contrari alla verità, che il giorno del Signore stava per venire. L’Apostolo, nella lettera ai Tessalonicesi, li condanna apertamente. …

Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi spaventate. Bisogna che accadano prima queste cose, ma non sarà subito la fine. Le guerre riguardano i nemici. Le rivoluzioni riguardano i cittadini. Si sa che le une e le altre furono abbondanti al tempo della passione del Signore per il popolo dei Giudei, i quali scelsero per sé un brigante sedizioso al posto del Salvatore. Ma gli apostoli sono avvertiti di non spaventarsi, di non abbandonare né la Giudea né Gerusalemme perché non sarà certo la fine che piuttosto è da differire al quarantesimo anno, con la desolazione della patria e la definitiva rovina del tempio e della città.

Allora diceva loro: Sorgerà popolo contro popolo e regno contro regno e vi saranno grandi terremoti in ogni luogo e pestilenze e carestie. Si sa che questi fenomeni si sono puntualmente verificati prima della desolazione del tempio, al tempo della rivolta giudaica.

Per regno contro regno e pestilenza si possono intendere anche coloro la cui parola serpeggia come una cancrena (cfr. 2 Tm 2, 17) e per fame quella di ascoltare la Parola di Dio (cfr. Am 8,11). Lo sconvolgimento di tutta la terra e la separazione dalla vera fede si sono verificate negli eretici, che combattendo l’uno contro l’altro, rendono vittoriosa la Chiesa.

E ci saranno segni terribili dal cielo e grandi prodigi. … Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno trascinandovi nelle sinagoghe e nelle prigioni, davanti a re e governatori a causa del mio nome. Questa fu la sola e massima causa di rovina per il popolo giudaico, perché dopo l’uccisione del Signore e Salvatore, prese a tormentare con empia crudeltà anche gli annunciatori e confessori del nome di Lui. E questo toccherà a voi come testimonianza.

Testimonianza di chi, se non di coloro che perseguitando generano delle morti o vedendo non imitano? Certo la morte dei giusti è un aiuto per i buoni e testimonianza per i cattivi in modo che i perversi muoiano ingiustificati e gli eletti prendono esempio per vivere. Uditi però tali fatti terrificanti potevano rimanere turbati i cuori dei deboli per cui si aggiunge la consolazione dicendo: Ponete dunque nei vostri cuori di non preparare prima che cosa rispondere. Io infatti vi darò bocca e sapienza a cui non potranno resistere né contraddire tutti i vostri avversari.

È come se apertamente dicesse alle sue membra più deboli: non temete, non spaventatevi! Voi andate in battaglia, ma sono io che combatto; voi pronunciate le parole ma sono io che parlo!

Sarete traditi persino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Portano minor dolore i mali che vengono inflitti dagli estranei, infieriscono maggiormente in noi i patimenti che sopportiamo ad opera di coloro del cui affetto presumevamo, perché oltre il danno del corpo ci addolora il male del perduto amore.

Essendo poi dure le cose che si dicono riguardo l’afflizione della morte, si aggiunge subito la consolazione quanto alla gioia della resurrezione, quando si dice: Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà.

Noi sappiamo che la carne tagliata prova dolore, mentre non lo prova un capello tagliato. Dice dunque il Signore ai suoi martiri: Perché temete che perisca ciò che tagliato duole quando non può perire in voi nemmeno ciò che tagliato non duole? Oppure: un capello dal capo dei discepoli del Signore non andrà perduto perché non soltanto le azioni o le parole forti dei santi, di cui è detto nel salmo 34: Il Signore custodisce tutte le loro ossa, ma anche la effimera e leggerissima forma dei pensieri, che esce dalla occulta radice del cuore come la capigliatura dalla testa, riceverà, conservata presso il giusto Giudice, una degna ricompensa. Così ben dice il Profeta, per dimostrare quanto siano graditi al Signore i meriti dei buoni pensieri: E i resti dei pensieri faranno festa per te (Sal 76). Anche ai Nazirei nella Legge viene ordinato di far crescere la chioma e si dice che il rasoio non sia mai passato sul capo di Samuele.

La donna prigioniera invece, perché possa sposare un uomo di Israele o perché il mondato dalla lebbra possa rientrare nella comunione della comunità, ricevono l’ordine di radersi tutti i peli del corpo, perché certo ogni ragionamento di sapienti, buono, gradito e perfetto è salvato in eterno e la sua ricompensa è presso il Signore. Il pensiero degli stolti e dei malvagi deve invece essere reciso, come indegna radice al cospetto di Dio, per mezzo della penitenza.

E nella vostra pazienza possederete le vostre anime. Per questo il possesso dell’anima è posto nella virtù della pazienza, poiché la pazienza è radice e custode di tutte le virtù. Per mezzo della pazienza possederemo le nostre anime, perché mentre impariamo a dominare noi stessi, cominciamo a possedere esattamente proprio ciò che noi siamo. Siamo fatti in modo tanto mirabile che la ragione possiede l’anima e l’anima possiede il corpo. Il diritto dell’anima è però respinto dal possesso del corpo se prima l’anima non è posseduta dalla ragione. Dunque il Signore ha mostrato che la pazienza è custode della nostra condizione e ha insegnato come in essa possiamo avere il dominio di noi stessi. La vera pazienza consiste nel sopportare vigorosamente le avversità, con animo equo e nel non lasciarsi prendere da alcun rancore davanti a chi provoca il male. Chi infatti sopporta così i mali del prossimo da provarne un dolore tacito e attende il momento della degna ricompensa non fa solo esibizione di pazienza ma la dimostra davvero.

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