33.a Domenica del T.O. – A

Beato il servo che rende tutti i suoi beni
al Signore Iddio; perché chi riterrà qualche
cosa per sé, nasconde dentro di sé il
denaro del suo Signore, e ciò che crede
di avere gli sarà tolto.
S. Francesco d’Assisi, XIX Ammonizione

PRIMA LETTURA
La donna perfetta lavora volentieri con le sue mani.
Pr 31,10-13.19-20.30-31
SALMO RESPONSORIALE
Sal 127
SECONDA LETTURA
Non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro.
1Ts 5,1-6
CANTO AL VANGELO
(Gv 15,4.5)
VANGELO
Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Mt 25,14-30
PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

Chi ha in sé lo Spirito di Gesù ama gli uomini
e diventa servo operoso dei doni divini,
perché attraverso di essi tutti possano giungere alla salvezza.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 13, 31-38
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. (v. 34)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 15, 1-17
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. (v. 16)

DAL VANGELO SECONDO MARCO, CAP. 16, 14-20
Essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano. (v. 20)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 12, 35-48
Il Signore rispose: “Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo?”. (v. 42)

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 20, 17-38
Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio. (v. 24)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 10, 31-33
Mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare l’utile mio ma quello di molti, perché giungano alla salvezza. (v. 33)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 43, 1-9
Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni”. (v. 1)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 62
Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finché non sorga come stella la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada. (v. 1)

DAL LIBRO DELL’ESODO, CAP. 40
Mosè fece in tutto secondo quanto il Signore gli aveva ordinato. (v. 16)

DAL LIBRO DI NEEMIA, CAP. 3, 3-4, 17
Andavamo ricostruendo le mura che furono dappertutto portate fino a metà altezza; il popolo aveva preso a cuore il lavoro. (v. 38)

COMMENTO PATRISTICO

S. GIOVANNI CRISOSTOMO
Dal Commento al Vangelo di S. Matteo, Disc. 78, 3

Il padrone comanda: Toglietegli dunque il talento e datelo a colui che ha dieci talenti; poiché a chiunque ha, sarà dato e sovrabbonderà; mentre a chi non ha, anche ciò che ha gli sarà tolto. Che significano queste parole? Sarebbe come dire: chi ha ricevuto da Dio il dono della parola e dell’insegnamento a vantaggio degli altri e non ne fa uso, perderà questo dono; chi invece lo impiega con fervorosa sollecitudine, si attirerà un dono ancor più grande, mentre l’altro perderà anche ciò che ha ricevuto.

Ma il danno del servo pigro non termina qui: ad esso s’accompagna anche il supplizio intollerabile e, con il supplizio, una sentenza carica di grave condanna: Il servo inutile, gettatelo fuori nelle tenebre: ivi sarà pianto e stridor di denti. Vedete come non solo chi ruba e froda, né esclusivamente chi opera il male, ma anche chi non opera il bene subisce l’estremo supplizio? Ascoltiamo, dunque, tali parole e, finché c’è tempo, lavoriamo alla nostra salvezza; mettiamo l’olio nelle lampade, facciamo fruttare il talento ricevuto.

Se qui viviamo nell’ozio e nella pigrizia, nessuno avrà compassione di noi nell’altra vita, anche se verseremo infinite lacrime. Abbiamo visto che si condannò da se stesso colui che s’era presentato con la veste sudicia, né gli giovò l’essersi presentato alle nozze. E il servo che ha ricevuto un talento e restituisce il deposito che gli è stato affidato, viene ugualmente condannato. Le vergini stolte supplicano, si accostano alla porta e bussano, ma tutto è inutile.

Considerando tutto questo, mettiamo a vantaggio del prossimo le nostre ricchezze, il nostro fervore, la nostra autorità e tutto quanto possediamo. Qui la parola talento significa la facoltà che ognuno di noi ha, sia in autorità che in denaro, sia in dottrina che in qualunque altra cosa.

E nessuno venga a dirmi che ha ricevuto un solo talento e non può far nulla. Anche con un solo talento tu puoi agire egregiamente e renderti gradito a Dio. Tu non sei certamente più povero di quella vedova che possedeva solo due monete di scarso valore, né sei più rozzo di Pietro e di Giovanni, che pur essendo ignoranti e illetterati, hanno ottenuto il cielo, grazie al fervore delle loro opere, rivolte tutte al comune interesse e vantaggio. Niente è più gradito a Dio di una vita spesa per il bene di tutti. Per questo egli ci ha dato la parola, le mani, i piedi, il vigore del corpo, la mente e l’intelligenza onde poter usare di tutte queste cose sia per la nostra salvezza sia per il bene degli altri.

La parola non serve soltanto per innalzare a Dio canti di lode e di ringraziamento, ma è utile altresì per insegnare e consigliare i nostri fratelli. Se usiamo la parola per questo scopo, imitiamo il Signore; se l’usiamo per motivi contrari, allora diventiamo imitatori del diavolo. Anche Pietro, dopo aver proclamato la sua fede in Cristo, fu chiamato beato da Gesù, perché aveva detto ciò che gli aveva ispirato il Padre. Quando invece egli si scaglia con orrore contro la croce e vi si oppone, viene aspramente rimproverato perché manifesta pensieri e sentimenti dettati dal diavolo. Se dunque Pietro, parlando per ignoranza, venne ripreso così severamente, quale scusa potremo invocare noi, quando pecchiamo tante volte deliberatamente? Cerchiamo, quindi, di dire parole che assomigliano a quelle di Cristo. Non solo quando io dirò: Levati e cammina, oppure: Tabita, risorgi, ripeterò parole di Cristo, bensì anche quando benedirò chi mi maledice e, offeso, pregherò per chi mi ha ingiuriato.

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