32.a Domenica del T.O. – C

Dio che ci fece dal nulla, non potrà di
nuovo far risorgere quelli che c’erano e
sono morti?
S. Cirillo di Gerusalemme, Catech. 18, 5

PRIMA LETTURA
Il re dell’universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna.
2Mac 7,1-2.9-14
SALMO RESPONSORIALE
R/. Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto.
Sal 16
SECONDA LETTURA
Il Signore vi confermi in ogni opera e parola di bene.
2Ts 2,16-3,5
CANTO AL VANGELO
(Ap 1,5.6)
VANGELO
Dio non è dei morti, ma dei viventi.
Lc 20,27-38
PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

La ragione umana, quando è dominata dalla presunzione,
è destinata a fermarsi alla lettera della Scrittura,
rimanendo invischiata nelle contraddizioni dei propri pensieri;
solo lo Spirito Santo, infatti, che è dato agli umili,
illumina tutte le parole della Scrittura,
rivelandone la mirabile unità nel mistero di Cristo.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 1-18
Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. (v. 18)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 3, 1-21
Gli [a Nicodemo] rispose Gesù: “Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?” (v. 10)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 5, 19-47
Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. Ma voi non volete venire a me per avere la vita. (vv. 39-40)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 11, 25-30
Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. (v. 25b)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 24, 13-53
E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. (v. 27)

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 28, 17-31
Egli [Paolo] dal mattino alla sera espose loro accuratamente, rendendo la sua testimonianza, il regno di Dio, cercando di convincerli riguardo a Gesù, in base alla Legge di Mosè e ai Profeti. (v. 23b)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 1,17-2,16
Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa… Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla. (vv. 2, 6-8a)

DALLA SECONDA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 3, 1-18
La nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita. (vv. 5b-6)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 29
Udranno in quel giorno i sordi le parole di un libro; liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno. Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore (vv. 18-19a)

COMMENTO PATRISTICO

GIOVANNI PAOLO II
Dalla Catechesi del 1° dicembre 1982

[…]

  1. A ciò si riferiscono le parole, in cui Cristo si richiama alla risurrezione dei corpi – parole riportate dai tre sinottici (cfr Mt 22,23-32 Mc 12,18-27 Lc 20,34-39). “Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo”: così Matteo e in modo simile Marco; ed ecco Luca: “I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dei morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio” (Lc 20,34-36). Questi testi sono stati sottoposti in precedenza ad una analisi particolareggiata.
  1. Cristo afferma che il matrimonio – sacramento dell’origine dell’uomo nel mondo visibile temporaneo – non appartiene alla realtà escatologica del “mondo futuro”. Tuttavia l’uomo, chiamato a partecipare a questo avvenire escatologico mediante la risurrezione del corpo, è il medesimo uomo, maschio e femmina, la cui origine nel mondo visibile temporaneo è collegata col matrimonio quale sacramento primordiale del mistero stesso della creazione. Anzi, ogni uomo, chiamato a partecipare alla realtà della futura risurrezione, porta nel mondo questa vocazione, per il fatto che nel mondo visibile temporaneo ha la sua origine per opera del matrimonio dei suoi genitori. Così, dunque, le parole di Cristo, che escludono il matrimonio dalla realtà del “mondo futuro”, al tempo stesso svelano indirettamente il significato di questo sacramento per la partecipazione degli uomini, figli e figlie, alla futura risurrezione.
  1. Il matrimonio, che è sacramento primordiale – rinato, in un certo senso, nell’amore sponsale di Cristo e della Chiesa – non appartiene alla “redenzione del corpo” nella dimensione della speranza escatologica (cfr Rm 8,23). Lo stesso matrimonio dato all’uomo come grazia, come “dono” destinato da Dio appunto ai coniugi, e al tempo stesso assegnato loro, con le parole di Cristo, come ethos – quel matrimonio sacramentale si compie e si realizza nella prospettiva della speranza escatologica. Esso ha un significato essenziale per la “redenzione del corpo” nella dimensione di questa speranza. Proviene, difatti, dal Padre ed a lui deve la sua origine nel mondo. E se questo “mondo passa”, e se con esso passano anche la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, che vengono “dal mondo”, il matrimonio come sacramento serve immutabilmente affinché l’uomo, maschio e femmina, dominando la concupiscenza, faccia la volontà del Padre. E chi “fa la volontà di Dio rimane in eterno” (1 Gv 2,17).
  1. In tale senso il matrimonio, come sacramento, porta in sé anche il germe dell’avvenire escatologico dell’uomo, cioè la prospettiva della “redenzione del corpo” nella dimensione della speranza escatologica, a cui corrispondono le parole di Cristo circa la risurrezione: “Alla risurrezione … non si prende né moglie né marito” (Mt 22,30); tuttavia, anche coloro che, “essendo figli della risurrezione … sono uguali agli angeli e … sono figli di Dio” (Lc 20,36), debbono la propria origine nel mondo visibile temporaneo al matrimonio e alla procreazione dell’uomo e della donna. Il matrimonio, come sacramento del “principio” umano, come sacramento della temporalità dell’uomo storico, compie in tal modo un insostituibile servizio riguardo al suo avvenire extra-temporale, riguardo al mistero della “redenzione del corpo” nella dimensione della speranza escatologica.

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