Signore, invece di salire su un albero, io
vengo nella tua casa, mi salvi il tuo mistero!
Più grande è la croce che il ramo:
si riversi sopra di me la tua misericordia!
Cirillona, Inno per la conv. di Zaccheo
PRIMA LETTURA
Hai compassione di tutti, perché ami tutte le cose che esistono.
SALMO RESPONSORIALE
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. R/.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R/.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R/.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. R/.
SECONDA LETTURA
Sia glorificato il nome di Cristo in voi, e voi in lui.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
PREGHIERA DEI FEDELI
PERCORSO ESEGETICO
Gerico è la città costruita dall’uomo
allontanatosi da Gerusalemme, la città di Dio;
è segno del mondo dominato dal peccato
in cui il Padre manda il suo Verbo, Gesù Cristo,
per portarvi il dono della salvezza.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 12, 20-50
Non sono venuto a condannare il mondo, ma per salvare il mondo. (v. 47b)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 10, 30-37
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto … Un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. (vv. 30. 33)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 2, 4-10
Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. (vv. 4-5)
DAL LIBRO DELL’APOCALISSE, CAP. 18
Uscite, popolo mio, da Babilonia, per non associarvi ai suoi peccati. (v. 4)
SALMO 51 (50)
Nel peccato mi ha concepito mia madre. Ma tu vuoi la sincerità del cuore e nell’intimo m’insegni la sapienza. (vv. 7b-8)
SALMO 87 (86)
Di te si dicono cose stupende, città di Dio. (v. 3)
SALMO 122 (121)
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta. (v. 3)
DAL LIBRO DELLA GENESI, CAP. 4, 1-24
Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio. (v. 17)
DAL LIBRO DELLA GENESI, CAP. 11, 1-9
Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra. (v. 4)
DAL LIBRO DI GIOSUÈ, CAP. 6
Come il popolo udì il suono della tromba ed ebbe lanciato un grande grido di guerra, le mura della città crollarono. (v. 20b)
COMMENTO PATRISTICO
PIER CRISOLOGO
Dal Sermone 54, 2-6
Gesù, dice, entrato in Gerico attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, che era capo dei pubblicani e ricco. A Gerico c’era Zaccheo capo dei pubblicani: si scrive che, in una città in preda alla perdizione, Zaccheo esercitava la supremazia in un lavoro di perdizione. Dal luogo, dalla persona, dal fatto appare la quantità della colpa, perché dalla gravità del delitto risulti chiara la grandezza di chi la perdonava. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, che era capo dei pubblicani e ricco, desiderava vedere Gesù. Chi desidera vedere Cristo, vede il cielo donde proviene Cristo, non la terra dalla quale proviene l’oro. Il ricco, dunque, che guarda in alto, non porta le ricchezze, ma le calpesta, né viene curvato da esse, ma sollevato; e usa le ricchezze per rendere omaggio a chi gliele concede, non per farsi schiavo dell’avidità per esse. L’avaro è schiavo, non padrone delle ricchezze; l’uomo misericordioso dimostra di avere tanti servi quante monete.
Cercava di vedere Gesù, ma non gli riusciva per la folla, perché era basso di statura. Era sufficientemente grande d’animo costui che sembrava piccolo di corpo; infatti, con l’animo raggiungeva i cieli, mentre col corpo non raggiungeva la statura dei suoi simili.
Nessuno, dunque, si preoccupi della bassa statura del proprio corpo, cui non può aggiungere nulla, ma faccia in modo di emergere per la sua fede. Ma correndo innanzi verso un albero cercava di vedere Gesù, ma non vi riusciva per la folla, perché era basso di statura. E correndo innanzi, salì su un albero. Con quali gradini supponi che costui sia salito sui rami di un albero altissimo? Egli calpestò la terra, montò sull’oro, scavalcò l’avarizia e superò l’intera massa delle ricchezze per balzare sull’albero del perdono e pendere da esso come frutto di misericordia e dall’osservatorio della professione di fede vedere chi elargiva il perdono. Salì su un albero di sicomori: è un mistero, non è un caso. Salì su un albero di sicomori: affinché, donde Adamo aveva ricoperto la nudità del corpo, di lì Zaccheo nascondesse le brutture dell’avarizia. Salì su un albero di sicomori per vedere Gesù, perché doveva passare di lì. Disse bene doveva passare perché Cristo non era venuto per rimanere nelle vie terrene e nelle fatiche umane, ma era venuto per passare.
Ma, giunto Gesù in quel luogo, guardando lo vide: quasi a dire che non l’avrebbe visto se non avesse rivolto gli occhi in quella direzione, lui che aveva visto Natanaele da lontano sotto il medesimo albero, pur non essendo presente. Ma lo vide: lo vide per il perdono, lo guardò per la grazia, lo fissò per la vita, lo contemplò per la salvezza. Dio desidera conoscere chi vede non perché gli sia ignoto, ma perché conoscendolo vuole vederlo per portarlo alla gloria. Lo vide e disse: Zaccheo, scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua. Se aveva fatto bene a salire, perché gli dice: Scendi? Precedentemente aveva detto: Correndo innanzi, salì su un albero. Il servo precede il padrone; e Zaccheo salì sull’albero prima che il Signore salisse sulla croce. Ecco perché gli si dice: Scendi in fretta. Sia sufficiente: Scendi in fretta.
Scendi prima del Signore dall’albero di Adamo, per salire poi sulla croce della passione del Signore. Se uno non prenderà la sua croce e mi seguirà (Mt 10, 38). Non ha detto: “mi precederà”. Scendi, dunque, per deporre il peso di una così grande frode, il carico della cupidigia, la massa delle usure, il magistero del pubblicano, la supremazia di una crudelissima posizione di comando; entra senza pesi nella scuola della povertà, nell’apprendistato della misericordia, nella pratica della pietà, nella disciplina della pazienza, nella ricerca delle virtù, nella conoscenza della Divinità, nella sopportazione delle sofferenze, nella filosofia della morte, e tra le difficoltà del legno di vita sali su di esso ormai perfetto.
Scendi, perché oggi bisogna che io mi fermi a casa tua. Perché Pietro aveva detto al Signore: Non mi laverai i piedi (Gv 13, 8), il Signore rispose: Lascia stare per ora, infatti così bisogna che io (Mt 3, 15). E ora dice: Bisogna che io mi fermi a casa tua. Non giungerà alla dimora divina colui nella cui casa non sarà entrato Cristo; e quello alla cui mensa non si sarà seduto qui Cristo, non prenderà posto alla mensa celeste.
Scese e lo accolse con gioia. Si rallegra, perché accoglie chi lo ha accolto, perché pasce il proprio pastore, perché, imputato, dispone il giudice a un giudizio di benevolenza, perché, prestandogli cibo e bevanda, lo rende e lo acquista proprio debitore; e così accade che questo pubblicano non perda il guadagno, ma lo muti.
Vedendo ciò, dice, tutti mormoravano chiedendosi perché era andato ad alloggiare da un peccatore. E chi è senza peccato? E se nessuno è senza peccato si nega da se stesso il perdono chi accusa Dio di entrare dai peccatori. Dio, quando cerca un peccatore, non cerca i peccati, ma l’uomo, per disprezzare il peccato, che è opera dell’uomo e per non perdere la propria opera, cioè l’uomo. Ascolta il profeta che dice: Distogli la tua faccia dai miei peccati (Sal 50, 11), cioè dalle mie opere. Ma, con riferimento a se stesso, il profeta dice: Non disprezzare l’opera delle tue mani (Sal 137, 8). Il giudice, quando vuol perdonare, guarda l’uomo, non la colpa. Il padre, quando vuole usare misericordia verso il figlio, pensa all’affetto, non al delitto. Così, nei riguardi dell’uomo, Dio è memore della propria opera, per dimenticare quella dell’uomo. Tu, dunque, che critichi, che mormori, perché Cristo è andato ad alloggiare da un peccatore, da tale ingresso prendi la via della salvezza, l’esempio del perdono, la speranza della misericordia; e bada che non ti sia materia di critica ciò che ti è occasione di salvezza. Per chi c’è il medico se non per l’ammalato? Non hanno bisogno, dice, del medico i sani, ma gli ammalati (Mt 9, 12). Quando il pastore ansima, se non per la pecora smarrita? Quando il re s’inoltra tra i nemici se non quando vuole liberare un prigioniero? E chi ha lasciato cadere una perla preziosa, non sdegna di entrare in luoghi sudici e non rifugge dal cercarla addirittura tra gli escrementi.
In quale abisso non si precipita una madre in cerca del figlio? E si rimprovera Dio, che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, perché lo cerca tra i peccati con l’amore di chi lo ha creato?
Tu mormori, uomo, perché Dio cerca l’uomo tra i peccati; che farai vedendo che egli a causa dell’uomo si inoltra addirittura tra le tenebre del Tartaro?
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