31.a Domenica del T.O. – B

Chi non ama non appartiene a Colui che
diede il comandamento dell’amore.
Beato Oglerio, Discorso 5, 5

PRIMA LETTURA
Ascolta, Israele: ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore.
Dt 6,2-6

 

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Temi il Signore, tuo Dio, osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti do e così si prolunghino i tuoi giorni.
Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice e diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto.
Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore».

SALMO RESPONSORIALE
Sal 17

 

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore. R/.
Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici. R/.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato. R/.

SECONDA LETTURA
Egli, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta.
Eb 7,23-28

 

Fratelli, (nella prima alleanza) in gran numero sono diventati sacerdoti, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Cristo invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.
Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso.
La Legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre.

CANTO AL VANGELO
(Gv 14,23)

VANGELO
Amerai il Signore tuo Dio. Amerai il prossimo tuo.
Mc 12,28-34

 

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

PREGHIERA DEI FEDELI
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Preghiamo insieme e diciamo: Dio dell’amore, ascoltaci.

 

1. Signore Gesù, tu ci hai donato il comandamento dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo come strada per una vita buona e felice; donaci la grazia di praticarli ogni giorno. Noi ti preghiamo.
2. Signore Gesù, tu sei il gran sacerdote che offre al Padre la vita, ti preghiamo per coloro che hai chiamato a partecipare alla tua stessa missione. Rendi santi i nostri sacerdoti. Noi ti preghiamo.
3. Rinnova o Signore la nostra fede nella vita oltre la morte; ti preghiamo per coloro che hanno concluso il cammino terreno: concedi ad essi la pienezza della tua felicità in Paradiso. Noi ti preghiamo.
4. Dona alla nostra nazione e a tutti popoli il coraggio di vivere e sperare, la forza della carità e della condivisione; dona alle nostre famiglie fede, unità, amore. Noi ti preghiamo.

Dio onnipotente ed eterno, tu sei l’unico Signore, e ci dai i tuoi comandamenti perché ci accompagnino in tutte le nostre vie; fa’ che ti amiamo con tutto il nostro cuore, tutta la nostra intelligenza e tutte le nostre forze, e che amiamo il nostro prossimo come noi stessi. Per Cristo nostro Signore. Amen.

PERCORSO ESEGETICO

Il primo e fondamentale comandamento
è accogliere la sapienza di Dio,
creatore del cielo e della terra,
che si è rivelato al popolo d’Israele
come l’unico e vero Dio.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 4, 1-26
Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei, (v. 22)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 17
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo, (v. 3)

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO A TIMOTEO, CAP. 2, 1-8
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù. (v. 5)

DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 3, 1-4, 13
Egli (Dio) fissa di nuovo un giorno, oggi, dicendo in Davide dopotanto tempo: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori! (v. 4, 7)

SALMO 81 (80)
Non ci sia in mezzo a te un altro dio e non prostrarti a un diostraniero. Sono io il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto; apri la tua bocca, la voglio riempire, (vv. 10-11)

DAL LIBRO DEL SIRACIDE, CAP. 24
Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece posare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele, (v. 8)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 44, 21-45,25
Fuori di me non c’è altro Dio; Dio giusto e salvatore non c’è fuori di me. (v. 45, 21b)

DAL LIBRO DI GIOSUÈ, CAP. 24, 1-28
Giosuè disse: “Eliminate gli dei dello straniero, che sono in mezzo a voi, e rivolgete il cuore verso il Signore, Dio d’Israele!”, (v. 23)

DAL PRIMO LIBRO DEI RE, CAP. 18-19
A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”, (v. 39)

COMMENTO PATRISTICO

S. BASILIO DI CESAREA
Dalle Regole ampie, Domande 1-2

Il Signore stesso dunque ha posto un ordine nei suoi comandamenti, definendo come primo e massimo il comandamento dell’amore verso Dio, come secondo nell’ordine – e simile al primo, o piuttosto completante il primo e da esso dipendente – il comandamento relativo all’amore per il prossimo.

… Avendo noi dunque ricevuto il comando di amare Dio, subito, dal primo momento in cui Dio ci ha formati, possediamo insita in noi la potenza di amare: non vi è dimostrazione esteriore di questo, ma ciascuno può impararlo da sé e in sé. Di ciò che è buono, infatti, noi siamo naturalmente bramosi, anche se a uno sembra particolarmente buono questo e a un altro quest’altro. E la propensione per tutto quello che ci è familiare e affine, l’abbiamo senza che nessuno ce la insegni e spontaneamente dimostriamo ogni benevolenza ai benefattori.

Ora, che cosa c’è di più mirabile della bellezza divina?

Quale pensiero più grato di quello della magnificenza di Dio?

Fra coloro che noi per natura maggiormente amiamo, c’è il benefattore. E questo affetto non è proprio soltanto degli uomini: è anzi comune pressoché a tutti gli esseri viventi questa propensione per chi ha dato qualcosa di buono. È detto: Il bue ha conosciuto il suo padrone e l’asino la greppia del suo signore (Is 1, 3); ma non avvenga che si dica di noi ciò che segue: Ma Israele non ha conosciuto me, e il mio popolo non mi ha compreso.

… Se dunque abbiamo affetto e attrattiva naturali per chi ci fa del bene e ci sottoponiamo a ogni fatica per ricompensare dei benefici ricevuti, che cosa si può dire di proporzionato ai doni di Dio? Di essi, tale è la moltitudine da non poter essere contati; e tale e tanto grande è la loro magnificenza che uno solo basterebbe a farci debitori di un’immensa gratitudine per colui che ce li ha donati. Ma non è possibile neppure a chi lo voglia trascurare quella grazia … per cui Dio fece l’uomo a immagine di Dio e a sua similitudine, e lo fece degno della conoscenza di lui, e lo fornì di ragione a preferenza di tutti viventi e gli concesse di deliziarsi fra le inesprimibili bellezze del paradiso, e lo pose a capo di tutto ciò che è sulla terra. E poi, quando egli raggirato dal serpente, cadde nel peccato e per il peccato nella morte e in ciò che attiene alla morte, non lo abbandonò.

Anzi, dapprima gli diede la legge per aiutarlo, pose accanto a lui angeli per custodirlo e averne cura, mandò profeti ad accusare la sua malizia e ad insegnargli la virtù, spezzò con le minacce l’attrazione al male, e risvegliò con le promesse il desiderio del bene, e più volte, con diversi esempi, in anticipo manifestò, per ammonirci, ciò a cui porta il male e ciò a cui conduce il bene. E non si distolse da coloro che, con tutto ciò, permanevano nella ribellione.

Non siamo stati abbandonati dalla bontà del Signore, né egli ha interrotto il suo amore per noi, che pure abbiamo oltraggiato il benefattore con l’insensibilità per gli onori che ci tributava. Ma anzi egli ci ha richiamato dalla morte e di nuovo ci è stata data la vita dallo stesso Signore nostro Gesù Cristo. E in ciò, il modo stesso del beneficio è più che mai mirabile.

Poiché egli, pur essendo in forma di Dio, non stimò rapina l’essere uguale a Dio, ma svuotò sé stesso prendendo forma di servo (Fil 2, 6). Ed egli ha preso le nostre infermità e ha portato i nostri mali e per noi è stato ferito affinché dalla sua piaga noi fossimo sanati. E ci ha riscattati dalla maledizione, divenendo egli stesso maledizione, ed ha sopportato la morte più ignominiosa per ricondurre noi alla vita gloriosa.

E non gli è bastato di richiamare soltanto alla vita coloro che erano morti, ma li ha anche gratificati della dignità divina e ha preparato eterni luoghi di riposo che per la grande letizia che vi si gode superano qualsiasi umano pensiero. Che dunque daremo al Signore in cambio di tutto ciò che ha retribuito a noi? Egli è tuttavia così buono che non richiede una ricompensa ma si accontenta di essere amato per ciò che ha dato.

Quando vado col pensiero a tutto ciò, per dire proprio quello che sento, mi prende quasi tremore e terribile stupore per la paura che, a motivo del divagare della mia mente o per il mio occuparmi di cose vane, io non decada dall’amore di Dio e divenga di obbrobrio al Cristo.

Colui, infatti, che ora cerca di sedurci … mediante gli adescamenti mondani, si studia con tutte le sue arti di immettere in noi l’oblio del benefattore.

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