PRIMA LETTURA
Io-Sono mi ha mandato a voi.
SALMO RESPONSORIALE
R. Il Signore ha pietà del suo popolo.
SECONDA LETTURA
La vita del popolo con Mosè nel deserto è stata scritta per nostro ammonimento.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
PREGHIERA DEI FEDELI
PERCORSO ESEGETICO
Dio ha posto tutti gli uomini
sotto il dominio del peccato e della morte
poiché ha stabilito che siano salvati
dal sacrificio del giusto.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 29-39
Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!” (v. 29)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 20, 24-28
Il Figlio dell’uomo … non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti. (v. 28)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 3, 9-26
E non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. (vv. 22b-24)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 5, 12-21
Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. (v. 18)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 11, 25-36
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia! (v. 32)
DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 7, 26-8,13
Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. (v. 26)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 2, 19-25
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia. (v. 24)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 1, 5-2, 2
Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. (v. 2, 2)
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 52, 13-53, 12
Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. (v. 53, 5)
COMMENTO PATRISTICO
S. AGOSTINO
Dal Discorso 254, 2-4
Durante il periodo della nostra miseria – o, come si esprime la Scrittura, nei giorni della nostra vanità – dobbiamo conoscere bene da quali cause deve procedere la nostra tristezza. La tristezza infatti può somigliarsi al letame: se sta in un posto dove non dovrebbe stare è una sporcizia; se sta in un luogo dove non dovrebbe stare, ad esempio, in casa, la rende sudicia. Se invece sta dove deve stare, metti in un campo, lo rende fruttuoso: sicché voi vedete i contadini sistemare il letame in un posto a ciò destinato. Ebbene, così dice l’Apostolo: Chi mai mi arrecherà gioia se non colui che da me è rattristato? (2 Cor 2, 2). E altrove: La tristezza che è secondo Dio produce un pentimento salutare non suscettibile di ripensamenti (2 Cor 7, 10). La persona che si rattrista secondo Dio si rattrista dei suoi peccati con il pentimento, per cui la tristezza causata dalla propria colpa produce la giustificazione. Ti dispiaccia quindi d’essere quello che sei, per poter essere quello che non sei. Dice: La tristezza che è secondo Dio produce un pentimento salutare non suscettibile di ripensamenti.
Un pentimento salutare, dice. Perché salutare?
Perché non suscettibile di ripensamenti? In che senso non suscettibile di ripensamenti? Nel senso che mai dovrai pentirtene. Abbiamo condotto una vita di cui è stato necessario pentircene, abbiamo condotto una vita suscettibile di pentimento; e alla vita esente da pentimento non possiamo arrivare se non attraverso il pentimento della vita cattiva. Forse che, o fratelli (per seguitare l’immagine usata all’inizio), forse che nel mucchio di grano vagliato si potrà trovare del letame?
Tuttavia è con l’uso del letame che si arriva a quella pulitezza, a quel luccichio, a quella beltà. Il sudiciume è stato la via per giungere alla bellezza.
A proposito di una pianta sterile diceva con ragione il Signore nel Vangelo: Ecco, sono ormai tre anni che vengo da questa pianta e non vi trovo mai alcun frutto; la taglierò, quindi, perché non mi occupi inutilmente il terreno. Il contadino lo supplica: lo supplica quando la scure sta per cadere su quelle radici infruttuose ed è sul punto di reciderle. Quel contadino intercede come aveva fatto Mosè con Dio; intercede e dice: Signore, lasciala stare anche per quest’anno, io la zapperò all’intorno e verserò nella buca un cesto di letame. Se produrrà frutto, bene; altrimenti verrai e la taglierai.
L’albero in parola è il genere umano. Il Signore venne a visitare quest’albero al tempo dei patriarchi, e questo si potrebbe considerare come primo anno; venne a visitarlo al tempo della legge e dei profeti, e questo potrebbe essere il secondo anno. Col Vangelo ecco spuntato il terzo anno: a questo punto lo si sarebbe dovuto quasi tagliare. Ma un uomo compassionevole intercede presso colui che è compassionevole.
Difatti colui che voleva porre in risalto la sua misericordia si mette dinanzi quell’altro che fa da intercessore.
Dice: Lo si lasci sopravvivere anche quest’anno; gli si zappi attorno – la buca è un richiamo all’umiltà -; gli si getti sulle radici un cesto di letame, e speriamo che rechi del frutto. Anzi, siccome per una parte darà frutto mentre per un’altra non ne darà, verrà il suo padrone e lo dividerà. Che significa: Lo dividerà? È in relazione al fatto che ci sono i buoni e i cattivi, i quali adesso sono tutti insieme, come costituiti in un unico corpo.
Come ho già detto, fratelli miei, il letame gettato in luogo adatto produce frutti, gettato in luogo non adatto sporca. Ecco un tale che si trova nella tristezza, m’imbatto in uno che vedo triste: è letame ciò che vedo e mi metto a indagare il posto: Amico, dimmi perché sei triste. Mi risponde: Perché ho perso del danaro. È un posto insudiciato: non verrà fuori alcun frutto. Ascolti l’Apostolo: La tristezza di questo mondo causa la morte. Non solo quindi, niente frutto, ma al contrario grande danno. E lo stesso si dica delle altre cose che producono gioie di carattere mondano: cose che sarebbe lungo elencare. … Mi volsi poi verso un altro che parimenti gemeva, piangeva e pregava; e anche lì, vedendo del letame, volli ricercare il posto.
Feci attenzione alla sua preghiera e sentii che diceva:
Io ho detto: Signore, abbi pietà di me; guarisci la mia anima poiché ho peccato contro di te (Sal 40, 5). Geme deplorando il peccato. Vedo il terreno; aspetto il frutto.
Grazie a Dio! Il letame si trova in un posto adatto: non resterà infruttuoso ma produrrà il frumento.
Adesso è veramente il tempo della tristezza: la quale sarà fruttuosa se il nostro dolore sarà motivato dalla condizione di mortalità in cui ci troviamo, dalle tentazioni che abbondano, dal peccato che s’infiltra dovunque, dalle passioni che oppongono resistenza, dall’attrattiva malsana che ci muove guerra e sta sempre in tumulto contro i buoni pensieri. Per tutti questi motivi dobbiamo essere nella tristezza.
Segno di questo tempo in cui si vive nella miseria e nel gemito – se c’è qualcuno che abbia una speranza degna di gemito – sono i quaranta giorni che precedono la Pasqua. Il tempo invece della gioia futura, della quiete, della felicità, della vita eterna del regno senza fine che ancora non c’è, è figurata nei cinquanta giorni in cui cantiamo lodi a Dio. Esiste infatti una simbologia che rappresenta i due periodi di tempo: il periodo prima della resurrezione del Signore il periodo dopo la resurrezione; il periodo in cui viviamo adesso e l’altro in cui speriamo di vivere in avvenire. Il periodo dell’afflizione, raffigurato nel tempo quaresimale l’abbiamo e nel simbolo e nella realtà; viceversa il periodo della gioia, della quiete, del regno lo rappresentiamo col canto dell’Alleluia, ma queste lodi non le possediamo ancora: verso quest’Alleluia rivolgi ora i sospiri.
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