3.a Domenica di Quaresima – C

La penitenza precede, segue la grazia.
Non c’è, dunque, penitenza senza grazia,
né grazia senza penitenza; la penitenza
infatti deve prima condannare il peccato,
affinché la grazia possa cancellarlo.
S. Ambrogio, Ep. 69, 7


PRIMA LETTURA
Io-Sono mi ha mandato a voi.
Es 3,1-8.13-15


SALMO RESPONSORIALE
R/. Il Signore ha pietà del suo popolo.
Sal 102

SECONDA LETTURA
La vita del popolo con Mosè nel deserto è stata scritta per nostro ammonimento.
1Cor 10,1-6.10-12

CANTO AL VANGELO
(Mt 4,17)

VANGELO
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
Lc 13,1-9

PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

Gesù rivela errato lo spiegare la sofferenza
come castigo per i peccati commessi
e invita Israele a convertirsi
entrando nella profondità del pensiero di Dio.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 9
“Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. (vv. 2b-3)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 2
L’uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. (v. 14)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 3
Dalla lettura di ciò che ho scritto potete ben capire la mia comprensione del mistero di Cristo. (v. 4)

SALMO 73 (72)
Riflettevo per comprendere: ma fu arduo agli occhi miei, finché non entrai nel santuario di Dio. (vv. 16-17a)

DAL LIBRO DI GIOBBE, CAP. 2
Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male? (v. 10a)

DAL LIBRO DI GIOBBE, CAP. 42
Chi è colui che, senza aver scienza, può oscurare il tuo consiglio? Ho esposto dunque senza discernimento cose troppo superiori a me, che io non comprendo. (v. 3)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 55
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore. (v. 8)

COMMENTO PATRISTICO

S. AGOSTINO
Dal Discorso 110, 1

L’albero di fico simboleggia il genere umano, mentre i tre anni raffigurano le tre epoche: la prima precedente la legge, la seconda sotto la legge, la terza sotto la grazia. Quanto all’albero di fico, non è fuor di luogo vedervi il genere umano. In effetti il primo uomo, quando peccò, coprì con foglie di fico le parti vergognose, quelle parti per cui siamo nati, quelle membra che, degne d’onore prima del peccato, divennero dopo il peccato parti vergognose. Insomma: Erano nudi e non ne sentivano vergogna (Gn 2, 25); non avevano motivo d’arrossire, perché non era stato ancora commesso il peccato e quindi non potevano vergognarsi delle opere del Creatore in quanto non avevano mescolato ancora nessuna azione cattiva alle opere buone del Creatore. Da lì dunque nacque il genere umano: uomini da un uomo, colpevoli da un debitore, mortali da un mortale, peccatori da un peccatore. Mediante dunque quest’albero egli indica coloro che per tutto il tempo non vollero dar frutto: e sulle radici di quest’albero infruttuoso era sospesa la scure.

Intercede il contadino: viene differito il castigo perché venga applicato il rimedio. Intercede il contadino, cioè ogni fedele dentro la Chiesa prega per coloro che sono fuori della Chiesa. Che cosa chiede? Signore, lascialo ancora per quest’anno. Cioè: in questo tempo, che è sotto il regno della grazia, risparmia i peccatori, risparmia gli infedeli, risparmia gli sterili, risparmia coloro che non portano frutto. Scavo un solco intorno ad esso e ci metto una cesta di concime: se darà frutto, bene; altrimenti verrai e lo taglierai. Verrai: quando? Nel giudizio. Verrai: quando? Di lì verrà a giudicare i vivi e i morti (1 Pt 4, 5). Adesso frattanto viene accordato il perdono.

Ma che significa scavare un solco se non insegnare l’umiltà della penitenza? Il solco infatti è una parte bassa della terra.

La cesta di concime deve intendersi in senso buono.

Esso è sporco, ma produce frutto. La sporcizia del contadino significa il dolore del peccatore. Chi fa penitenza, la fa nello squallore; naturalmente se la fa con intelligenza e con sincerità. A quest’albero dunque viene detto: Fate penitenza, poiché è vicino il regno dei cieli (Mt 3, 2).

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