28.a Domenica del T.O. – B

Abbiamo grandi ricchezze messe da parte
in cielo se osserviamo i comandamenti
del Signore e se conserviamo la fede nel
Cristo: queste sono ricchezze eterne.
S. Cromazio di Aquileia, Sermone 5

PRIMA LETTURA
Al confronto della sapienza stimai un nulla la ricchezza.
Sap 7,7-11

SALMO RESPONSORIALE
Sal 89

 

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! R/.
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti,
per gli anni in cui abbiamo visto il male. R/.
Si manifesti ai tuoi servi la tua opera
e il tuo splendore ai loro figli.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R/.

SECONDA LETTURA
La parola di Dio discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Eb 4,12-13

CANTO AL VANGELO
(Mt 5, 3)

VANGELO
Vendi quello che hai e seguimi.
Mc 10,17-30

 

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

 

Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.

 

1. Per i pastori, i vescovi e i sacerdoti: sappiano dare un esempio concreto di distacco dai beni materiali, scegliendo la via della povertà, preghiamo.
2. Per il mondo ricco e industrializzato, perché le nuove politiche non spingano soltanto alla difesa dei propri interessi e confini, ma sappiano invece valorizzare e stimolare l’economia e lo sviluppo dei Paesi più poveri, preghiamo.
3. Per coloro che in questo tempo di crisi hanno serie difficoltà economiche, perché trovino persone di buona volontà che diano loro idee, energie e stimoli per superare le ristrettezze e la povertà, preghiamo.
4. Per la nostra comunità cristiana, perché sappia organizzarsi con gesti concreti di solidarietà verso i fratelli e le sorelle in difficoltà, a cui manca un posto di lavoro o la possibilità di vivere con dignità, preghiamo.

 

O Padre, spesso siamo tentati dalle cose materiali e facciamo fatica ad affermare i valori veri: l’onestà, la generosità, l’amore verso i piccoli e verso Dio, più preziosi di ogni altra cosa. Donaci la forza di essere cristiani sinceri e uomini coerenti. Per Cristo nostro Signore.

PERCORSO ESEGETICO

La bontà di Dio si manifesta
nel rivelare agli uomini la via della vita eterna.
L’inizio di questa via è il santo timore di Dio,
che genera la fedeltà nell’osservanza dei comandamenti,
aderendo ad essi con tutto il cuore.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 11, 25-30
In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”, (v. 25)

SALMO 19 (18)
La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima, (v. 8a)

SALMO 25 (24)
Buono e retto è il Signore, la via giusta addita ai peccatori, (v. 8)

SALMO 119 (118)
Beato l’uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore, (v. 1)

DAL LIBRO DEL PROFETA GEREMIA, CAP. 32, 36-44
Metterò nei loro cuori il mio timore, perché non si distacchino da me. (v. 40b)

DAL LIBRO DEL PROFETA BARUC, CAP. 3, 9-4, 4
Ascolta, Israele, i comandamenti della vita. (v. 9a)

DAL LIBRO DEL PROFETA MICHEA, CAP. 6, 1-8
Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio. (v. 8)

DAL LIBRO DELL’ESODO, CAP. 19, 10-20, 21
Mosè disse al popolo: “Non abbiate timore: Dio è venuto per mettervi alla prova e perché il suo timore vi sia sempre presente e non pecchiate”, (v. 20, 20)

DAL LIBRO DEL DEUTERONOMIO, CAP. 30
Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita. (vv. 19b-20a)

DAL LIBRO DI GIOSUÈ, CAP. 24
Il popolo rispose a Giosuè: “Noi serviremo il Signore nostro Dio e obbediremo alla sua voce!”, (v. 24)

COMMENTO PATRISTICO

CLEMENTE D’ALESSANDRIA
Dal Trattato C’è salvezza per il ricco? 8-9. 11. 20-22

La prima esortazione, dunque, per chi vuol vivere la vera vita è questa: conoscere colui che nessuno conosce, all’infuori del Figlio e di colui al quale il Figlio lo abbia rivelato (Mt 11, 27).

E la seconda è: conoscere dopo di lui la grandezza del Salvatore e la singolarità della sua Grazia, perché, secondo l’Apostolo, la legge fu data per mezzo di Mosè, ma la Grazia e la Verità per mezzo di Gesù Cristo (Gv 1, 17).

Ora, le cose date per mezzo di un servo fedele non sono certo uguali a quelle donate per mezzo di un figlio legittimo. Se dunque la legge di Mosè era sufficiente a dare una vita eterna, è inutile che il Salvatore stesso venga fra noi e soffra per noi percorrendo la vita dell’uomo dalla nascita alla croce; è inutile che chi ha adempiuto tutti i comandamenti della legge fin dalla giovinezza, chieda a un Altro l’immortalità gettandosi ai suoi piedi.

Questo giovane infatti non solo ha realizzato in tutto e per tutto la legge, ma addirittura ha iniziato subito fin dalla prima età. … Ma tuttavia questo giovane, pur con tante qualità, è chiaramente convinto che se non gli manca nulla riguardo la giustizia, gli manca invece completamente la vita. Per questo la domanda a colui che è il solo che la può dare. E mentre di fronte alla legge parla con sicurezza e libertà, al Figlio di Dio si volge supplichevole. Egli passa da fede a fede (Rm 1, 17), e poiché si è accorto che la sua nave sbanda paurosamente ed è esposta a molti pericoli finché sta ancorata alla legge, allora egli cambia porto e la guida verso il Salvatore. …

E Gesù non lo rimprovera, come farebbe se egli non avesse compiuto tutto ciò che è stabilito dalla legge, ma addirittura lo ama e lo accoglie con grande affetto per la sua grande obbedienza in ciò che aveva appreso. Dice però che è imperfetto per il conseguimento della vita eterna, perché non ha realizzato tutto ciò che è richiesto per la perfezione; e che è solerte operaio della legge, ma pigro operaio della vera vita. Certo, anche le cose stabilite dalla legge sono buone (chi dice di no? e sacro infatti è il comandamento) (Rm 7, 12), e fino a un certo grado di preparazione unita a timore e fino a un certo punto di istruzione preparatoria indirizzano alla legge somma e alla grazia di Gesù, ma completamento della legge è Cristo, per il conseguimento della giustizia per chiunque ha fede (Rm 10, 3). Egli non rende servi come fa un servo, ma rende figli e fratelli e coeredi coloro che compiono la volontà del Padre. …

Che fu dunque che lo fece fuggire? Cosa fece sì che egli disertasse il Maestro, la sua preghiera, la sua speranza, la sua vita, le fatiche prima affrontate?

Vendi le cose che hai. …

Non intendendo a modo queste cose quell’uomo ricchissimo e che era vissuto secondo la legge, e non comprendendo in che modo la medesima persona può essere povera e ricca e avere le ricchezze e non averle e usare il mondo e non usarlo, se ne andò amareggiato e triste e abbandonò il posto che gli avrebbe dato la vita; ma egli la desiderava soltanto e non la potè conseguire perché da solo si rese impossibile ciò che invece era soltanto difficile. Giacché è difficile, sì, non essere circuito e abbagliato nell’animo dalle seduzioni insite nella ricchezza materiale e dai suoi smaglianti allettamenti; ma non è impossibile ottenere salvezza anche in tale situazione, purché uno passi dalla ricchezza sensibile a quella che solo la mente può cogliere e che è stata insegnata da Dio e purché apprenda a servirsi delle cose, che in sé non sono né buone, né cattive, in modo virtuoso ed esatto e in modo da tendere alla vita eterna.

Anche i discepoli in un primo momento furono spaventati e abbattuti. Ma per quali parole lo furono? Forse perché anch’essi possedevano molte ricchezze? Ma essi già da prima avevano abbandonato anche quelle reti, quegli ami e quelle barche da pesca che costituivano tutte le loro ricchezze. Perché mai, dunque, chiedono spaventati: Chi può salvarsi?

Perché avevano inteso bene e da veri discepoli ciò che dal Signore era stato detto in parabola e in modo velato; e perché si erano accorti della profondità di quelle parole. E mentre erano fiduciosi di salvarsi perché non possedevano ricchezze; allorché si resero conto che non avevano ancora deposto perfettamente le passioni (da poco infatti erano suoi discepoli e da poco erano stati chiamati dal Signore), grandemente si spaventarono e disperarono di se stessi non meno di quel giovane ricchissimo e follemente attaccato ai suoi averi, che appunto preferiva alla vita eterna. Ed era senz’altro giusto che i discepoli avessero paura, se dal regno dei cieli sono esclusi alla stessa maniera non solo coloro che possiedono ricchezze, ma anche coloro che sono pieni di desideri, di cui essi stessi erano ancora ricchi: infatti la salvezza è delle anime libere da passioni e pure.

Ma il Signore risponde che ciò che per gli uomini è impossibile per Dio è possibile. A sua volta anche questo pensiero è pieno di grande sapienza, perché se l’uomo si esercita e si affatica da solo per liberarsi dalle passioni, non ottiene nulla; ma qualora abbia chiaramente mostrato desiderio profondo di liberarsene e la sua piena applicazione per farlo, allora con l’aggiunta del potere che gli viene da Dio egli vince.

Giacché Dio alita sulle anime solo se esse lo vogliono; ma se esse desistono dalla buona volontà, allora anche l’alito dato da Dio si contrae, giacché il salvare chi non vuol essere salvato è fare violenza, mentre il salvare chi vuol essere salvato è fare una grazia. Il regno di Dio non è di coloro che dormono e vivono nell’indolenza; ma gli uomini violenti lo strappano (Mt 11, 12). Giacché questo solo atto di violenza è bello: forzare Dio e a Dio strappare la vita. Ed egli, riconoscendo quelli che lottano con violenza o meglio con sicurezza, cede: perché Dio gioisce di essere vinto in siffatte cose.

Ed è per questo che, udite quelle parole, il beato Pietro, il chiamato, il prescelto, il primo dei discepoli, per il quale soltanto e per se stesso il Salvatore paga il tributo (cfr. Mt 17, 23-27), rapidamente colse e comprese il discorso. E che cosa disse? Guarda, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito.

Ora, se con quel tutto, egli si riferisce ai suoi averi, si vanta d’aver lasciato più o meno quattro oboli, come comunemente si dice, e senza accorgersene valuta altrettanto il regno dei cieli. Se invece, come abbiamo or ora detto, essi si mettono a seguire le orme del Maestro dopo aver rigettato gli antichi averi della loro mente e le malattie della loro anima, questo sì che si può adattare bene a coloro che saranno iscritti nei cieli! In realtà seguire il Salvatore significa questo: seguire la sua infallibilità e la sua perfezione e in lui come in uno specchio adornare e abbellire la propria anima e disporre ogni cosa in ogni particolare a sua somiglianza.

Allora Gesù rispondendo disse: In verità vi dico: chi lascia le sue cose, genitori, fratelli e ricchezze per me e per la buona novella otterrà cento volte tanto. Non ci turbi questo pensiero. E non ci turbi nemmeno quell’altro ancora più duro di questo, che un’altra volta fu da lui espresso nelle parole chi non odia e padre e madre e figli e, inoltre, la sua stessa vita, non può essere mio discepolo (Le 14, 26); non ci turbi giacché il Dio della pace, colui che esorta ad amare anche i propri nemici, non ci impone certo l’odio e la separazione dalle persone più care. In realtà, se bisogna amare i propri nemici, è evidente che, risalendo da essi, bisogna amare anche coloro che sono i più vicini per vincoli di sangue; se invece bisogna odiare coloro che ci sono vicini per vincoli di sangue, il ragionamento che ne deriva insegna a rigettare ancora di più i propri nemici; cosicché i due discorsi si rivelerebbero confutantisi a vicenda. Ma essi non si confutano a vicenda, niente affatto … Infatti col primo discorso (in cui si dice di amare il proprio nemico) egli vieta di odiarlo e di fargli del male; col secondo invece (in cui si dice di odiare il proprio padre) egli vieta il falso rispetto verso i propri cari quando essi siano di impedimento alla salvezza. Se dunque qualcuno avesse un padre o un figlio o un fratello empio e d’ostacolo per la sua fede e d’impedimento per la vita di lassù, non si unisca a lui e non condivida i suoi pensieri, ma sciolga la parentela della carne a causa della inimicizia dello spirito.

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