Grande è ciò che prende inizio dalla fede,
ma essa è disprezzabile.
S. Agostino, Trat. su Giov. 40, 7

27° Domenica del T.O. – C

PRIMA LETTURA
Ab 1,2-3;2,2-4

Il giusto vivrà per la sua fede.

SALMO RESPONSORIALE
Sal 94

R. Ascoltate oggi la voce del Signore.

SECONDA LETTURA
2Tm 1,6-8.13-14

Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro.

CANTO AL VANGELO
(1Pt 1,25)

VANGELO
Lc 17,5-10

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Se aveste fede!

PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

PERCORSO ESEGETICO

I peccati che sono radicati nel cuore dell’uomo
come piante cattive,
vengono tolti e immersi nel mare della misericordia di Dio
dalla preghiera dei fratelli.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 8, 1-11
Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno, va’ e d’ora in poi non peccare più.” (v. 11b)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 18, 1-20
Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. (v. 19)

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 8, 9-25
“Ti vedo infatti chiuso in fiele amaro e in lacci d’iniquità “. Rispose Simone: “Pregate voi per me il Signore, perché non mi accada nulla di ciò che avete detto”. (vv. 23-24)

DALLA LETTERA DI S. GIACOMO APOSTOLO, CAP. 5, 7-20
Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza. (v. 16)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 5, 14-21
Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita. (v. 16a)

DAL LIBRO DEL SIRACIDE, CAP. 3, 17-28
La sventura non guarisce il superbo perché la pianta del male si è radicata in lui. (v. 27)

DAL LIBRO DEL PROFETA GEREMIA, CAP. 17, 5-11
Maledetto l’uomo che confida nell’uomo … e il cui cuore si allontana dal Signore. Egli sarà come un tamerisco nella steppa … dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere. (vv. 5-6)

DAL LIBRO DEL PROFETA MICHEA, CAP. 7, 11-20
Qual dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato… Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati. (vv. 18a-19b)

DAL LIBRO DEL DEUTERONOMIO, CAP. 29, 1-20
Non vi sia tra voi uomo o donna o famiglia o tribù che volga oggi il cuore lungi dal Signore nostro Dio, per andare a servire gli dei di quelle nazioni. Non vi sia tra di voi radice alcuna che produca veleno e assenzio. (v. 17)

DAL SECONDO LIBRO DEI MACCABEI, CAP. 12, 38-45
Perciò tutti, benedicendo l’operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. (vv. 41-42a)

COMMENTO PATRISTICO

AMBROGIO DI MILANO
Dall’Esposizione del vangelo secondo Luca VIII, 28-32

Se aveste fede quanto un chicco di senapa, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e piantati nel mare”, e vi ascolterebbe.
Prima si è già parlato del chicco di senapa, ora dobbiamo trattare del gelso. Leggo che è un albero; tuttavia non penso che sia un albero. In realtà, quale motivo, quale vantaggio c’è qui per noi, che si sradichi e si getti in mare un albero che produce i suoi frutti in favore dei contadini affaticati? Quantunque reputiamo che ciò sia possibile secondo l’intensità della fede, che cioè la natura irragionevole obbedisca a comandi di creature ragionevoli, tuttavia che cosa mai significa lo stesso aspetto esteriore di quest’albero?
In verità ho letto: Io ero un pastore di capre che raccoglieva i frutti del gelso (Am 7, 14); penso allora che il profeta ci abbia indicato di aver cambiato strada abbandonando i branchi dei peccatori, mentre egli stesso era un peccatore; però cade anche bene a proposito il fatto che colui il quale doveva essere il profeta delle Genti sia andato, come qui appare, in cerca di frutti in mezzo ai rovi, e si sia preso il nutrimento fra i rovi, perché egli doveva collocare i popoli delle nazioni, i branchi sozzi e fetidi delle Genti, tra i pascoli dei suoi scritti, affinché si nutrissero lautamente di quel cibo spirituale, mentre egli stesso doveva mungere il latte spirituale dal peccatore convertito.
Ma in un altro libro del Vangelo si è parlato della montagna, il cui aspetto, spoglio di ogni vegetazione, sterile di viti e di rovi, infecondo di messi, fatto apposta per le tane delle belve e infestato dalle scorribande delle bestie feroci sembra piuttosto indicare la massiccia grandezza che si leva in alto degli spiriti del male, come sta scritto: Eccomi a te, o monte di distruzione, che corrompi tutta la terra (Ger 51, 25); e perciò si accorda molto bene che anche in questo passo si sia detta la stessa cosa, che la fede tiene lontano lo spirito impuro, specialmente perché la natura di quell’albero si adatta bene a tale interpretazione. Infatti i suoi frutti in un primo tempo sono tutto un candido fiore, quando poi si sono sviluppati rosseggiano vivamente, e, maturi, cominciano ad arrossarsi. Anche il diavolo, dopo che per la sua prevaricazione fu privato dell’immacolato fiore e della potenza rosseggiante della natura angelica, divenne tutte spine dall’orribile fetore del peccato. Eccoti allora che Egli dice queste parole all’albero del gelso: Sràdicati e gettati in mare, quando scaccia la legione da quell’uomo, permettendole di passare nei porci, i quali, diventati furiosi per lo spirito diabolico, si buttarono in fondo al mare.
Questo passo incoraggia perciò alla fede, ricordandoci anche col suo significato morale che la stabilità raggiunta con la fede potrebbe andar distrutta. Ma invece dalla fede procede la carità, dalla carità la speranza, le quali continuamente rifluiscono l’una nell’altra come in un’orbita divina.
Viene poi il comando che nessuno deve vantarsi di ciò che fa, perché, giustamente, siamo tenuti a obbedire al Signore. Se tu non dici al servitore addetto all’aratura oppure a pascolare le pecore: Passa oltre, mettiti a tavola – e qui comprendiamo che nessuno si mette a tavola se prima non sia passato oltre; del resto anche Mosè prima passò oltre, per vedere una visione mirabile – se dunque tu non soltanto non dici al tuo servitore: Mettiti a tavola, ma richiedi da lui un altro lavoro e neppure lo ringrazi, così nemmeno in te il Signore permette che vi sia l’esclusività di una sola occupazione o di un’unica fatica, perché, finché viviamo, dobbiamo sempre essere in attività.
Riconosci dunque che sei un servitore obbligato a molte incombenze. Non stimarti qualcosa di più, perché sei chiamato figlio di Dio – bisogna sì riconoscere la grazia, ma non ignorare la nostra natura – e non vantarti se hai fatto bene il tuo servizio; avevi il dovere di farlo. Il sole obbedisce, la luna si sottomette, gli angeli servono. Quello strumento eletto dal Signore per le Genti dice: Non sono degno di venire chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio (1 Cor 15, 9). Inoltre, in un altro punto, per dimostrare che non aveva consapevolezza di colpa alcuna, soggiunse: Ma non per questo sono giustificato (1 Cor 4, 4). Perciò anche noi non pretendiamo di lodarci da soli, e non preveniamo troppo presto il giudizio di Dio, né anticipiamo la sentenza del Giudice, ma lasciamola al suo tempo, al suo giudice.

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