27.a Domenica del T.O. – A

Salve, vigna meritevole di un custode così
grande: ti ha consacrato non il sangue
del solo Nabot, ma quello di innumerevoli
profeti, e anzi quello, tanto più prezioso,
versato dal Signore.
S. Ambrogio, Esp. del Vang. sec. Luca IX, 33

PRIMA LETTURA
La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele.
Is 5,1-7
SALMO RESPONSORIALE
Sal 79
SECONDA LETTURA
Mettete in pratica queste cose e il Dio della pace sarà con voi.
Fil 4,6-9
CANTO AL VANGELO
(Gv 15,16)
VANGELO
Darà in affitto la vigna ad altri contadini.
Mt 21,33-43
PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

Il peccato è violenza contro Dio.
È rifiuto di rendere a Dio l’amore
e la gratitudine che gli sono dovute
nell’umile riconoscimento che tutto abbiamo ricevuto da lui.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 1-18
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. (v. 16)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 9
Siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane. (v. 41)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 4, 1-12
Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? (v. 7)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 4, 7-11
Ciascuno viva secondo la gloria ricevuta, mettendola a servizio degli altri. (v. 10)

SALMO 51 (50)
Contro di te, contro te solo ho peccato; quello che è male ai tuoi occhi io l’ho fatto. (v. 6)

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 16, 15-29
Si deve prevenire il sole per renderti grazie e pregarti allo spuntar della luce, poiché la speranza dell’ingrato si scioglierà come brina invernale e si disperderà come un’acqua inutilizzabile. (vv. 28b-29)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 59, 1-20
Le vostre iniquità hanno scavato un abisso fra voi e il vostro Dio. (v. 2)

DAL LIBRO DEL PROFETA EZECHIELE, CAP. 16, 8-38
Con i tuoi splendidi gioielli d’oro e d’argento, che io ti avevo dati, facesti immagini umane e te ne servisti per peccare. (v. 17)

DAL LIBRO DEL PROFETA OSEA, CAP. 2, 4-25
Non capì che io le davo grano, vino nuovo e olio e le prodigavo l’argento e l’oro che hanno usato per Baal. (v. 10)

DAL LIBRO DEL DEUTERONOMIO, CAP. 32, 1-20
La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato; hai dimenticato il Dio che ti ha procreato! (v. 18)

COMMENTO PATRISTICO

SAN GIROLAMO
Commento al Vangelo di Matteo, Libro III (ad Mt 21,33-43)

«C’era un padrone di casa che piantò una vigna, la circondò con una siepe, vi scavò un torchio e vi costruì una torre; la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.»

Il «padrone di casa» è Dio Signore, il quale nell’antica alleanza ha piantato una vigna, cioè il popolo dei Giudei, secondo quanto dice il profeta Isaia: «La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele» (Is 5,7).

La siepe con cui la circondò è la protezione degli angeli o la Legge stessa, data come un muro per distinguere Israele dai popoli pagani, affinché le nazioni non si mescolassero ad esso.

Il torchio scavato nella vigna prefigura l’altare oppure quei luoghi in cui il sangue dei martiri o i frutti della penitenza vengono spremuti e offerti a Dio.

La torre costruita nella vigna è senza dubbio il Tempio, di cui il Salmista dice: «Sei diventato per me una torre forte di fronte al nemico» (Sal 61,4).

Affidò questa vigna ai contadini, ossia ai sacerdoti, ai leviti e ai capi del popolo, e «se ne andò lontano». Questo andarsene lontano del padrone non indica un mutamento di luogo — dato che Dio è ovunque presente —, ma manifesta la sua pazienza: Egli lascia ai contadini la libertà di agire, affinché sia manifestato il loro libero arbitrio.

«Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.»

Il tempo dei frutti giunse quando Dio pretese dall’uomo le opere della Legge e la devozione dovuta.

I servi inviati per primi e per secondi sono i Profeti e i Giusti inviati da Dio prima dell’avvento di Cristo. Israele non ne accolse nessuno: li percosse, li uccise, li lapidò. Ricordiamo Isaia segato in due, Geremia lapidato, Zaccaria ucciso tra il santuario e l’altare, e quanti altri furono perseguitati e messi a morte in vario modo.

«Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.»

«Da ultimo mandò loro il proprio figlio»: questo esprime il vertice della misericordia divina. Non perché Dio ignorasse che lo avrebbero ucciso, ma per mostrare che la colpa dei contadini era inescusabile.

Con l’espressione «Avranno rispetto per mio figlio», la parabola parla secondo un linguaggio umano, attribuendo al Padre la speranza che gli uomini potessero ravvedersi dinanzi alla dignità del Figlio unigenito.

Ma i malvagi contadini dissero: «Costui è l’erede. Su, uccidiamolo». Questo adempie alla lettera quello che si legge nei Vangeli, quando i capi dei sacerdoti e i farisei tennero consiglio per mettere a morte Gesù, temendo di perdere la loro posizione e il Tempio.

Lo «cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero»: Cristo fu infatti condotto a morte fuori dalla porta della città di Gerusalemme, sul Golgota, patendo la passione fuori del campo, affinché si adempisse la Scrittura.

«Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini? Gli risposero: “Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.»

Gesù conduce gli stessi interlocutori — i capi dei sacerdoti e gli anziani — a pronunciare con la propria bocca la sentenza della loro condanna. Non sapendo che la parabola era diretta contro di loro, condannano se stessi con un giudizio giustissimo.

Essi profetizzano ciò che accadrà poco dopo: la rovina di Gerusalemme ad opera dei Romani e la dispersione del popolo giudaico per mano della divina giustizia.

«E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: ‘La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi’? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.”»

La pietra d’angolo è Cristo Signore. Egli è la pietra scartata dai costruttori (cioè dai dottori della Legge e dai farisei), ma è diventata il fondamento di tutto l’edificio spirituale. Unisce in sé i due muri, cioè i due popoli — i Giudei che credono e i Pagani che si convertono — rendendoli un’unica Chiesa.

Perciò il regno di Dio, che prima apparteneva al popolo d’Israele per mezzo della Legge e delle promesse, viene loro tolto e consegnato ai Popoli pagani, i quali non si limitano a custodire la vigna soltanto a parole, ma ne restituiscono i frutti con le buone opere e con la fede sincera a tempo opportuno.

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