Fate in modo che i poveri siano i vostri
avvocati nel giorno del giudizio. Avete
ora molti Lazzari: stanno dinanzi alla vostra
porta e hanno bisogno di ciò che ogni
giorno, dopo che voi vi siete saziati,
cade dalla vostra mensa.
S. Gregorio Magno, Omelia 40, 10
PRIMA LETTURA
Ora cesserà l’orgia dei dissoluti.
SALMO RESPONSORIALE
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R/.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R/.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R/.
SECONDA LETTURA
Conserva il comandamento fino alla manifestazione del Signore.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
PREGHIERA DEI FEDELI
PERCORSO ESEGETICO
L’uomo nella prosperità
non comprende e si dimentica di Dio e dei fratelli,
quando pone la beatitudine
nei piaceri e nella gloria di questo mondo
che induriscono il cuore.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 2, 13-22
Non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato! (v. 16b)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 16, 24-28
Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la sua anima? (v. 26a)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 12, 13-34
[Gesù] disse loro: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni”. (v. 15)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 21, 34-36
State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. (v. 34a)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO A TIMOTEO, CAP. 6, 3-10
L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori. (v. 10)
DALLA LETTERA DI S. GIACOMO APOSTOLO, CAP. 4, 13-5, 6
Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza. (vv. 5,5-6)
DAL LIBRO DELL’APOCALISSE, CAP. 18, 4-24
I tuoi mercanti erano i grandi della terra; perché tutte le nazioni dalle tue malìe furon sedotte. (v. 23c)
SALMO 49 (48)
L’uomo nelle prosperità non comprende, è come gli animali che periscono. (v. 21)
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 5, 1-8
Che cosa ci ha giovato la nostra superbia? Che cosa ci ha portato la ricchezza con la spavalderia? (v. 8)
DAL LIBRO DEL DEUTERONOMIO, CAP. 8, 1-20
Quando avrai mangiato e ti sarai saziato, quando avrai costruito belle case e vi avrai abitato, quando avrai visto il tuo bestiame grosso e minuto moltiplicarsi, accrescersi il tuo argento e il tuo oro e abbondare ogni tua cosa, il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile. (vv. 12-14)
COMMENTO PATRISTICO
AGOSTINO
Dal Discorso 113/B
Se in questa vita ci spaventerà salutarmente il brano del santo Vangelo ch’è stato letto, nessuno ci spaventerà dopo questa vita; poiché il frutto del timore è la correzione; non ho detto infatti solo: se c’incuterà terrore la Sacra Scrittura, ma se c’incuterà un terrore salutare; in realtà molti sanno sentire terrore ma non sanno cambiar vita. Ora, che c’è di più sterile d’un timore infruttuoso? In realtà da quanta paura fu preso e cominciò a tremare il cuore di noi tutti all’udire come quel ricco superbo, che aveva disprezzato il povero che giaceva presso la porta del suo palazzo, nell’inferno era tormentato fino al punto che a nulla poterono giovargli neppure le preghiere e le suppliche e gli fu risposto, non crudelmente ma giustamente, che non gli si poteva recare aiuto! Poiché, allorquando la misericordia di Dio lo avrebbe aiutato se si fosse convertito, trascurò l’impunità e meritò i tormenti. Mentre era superbo, era stato risparmiato e godeva nell’ostentazione delle sue ricchezze non pensando ai tormenti futuri, poiché a causa della superbia né credeva a essi né li temeva. Alla fine tuttavia andò a finire nei tormenti. Ma che vuol dire: “alla fine”? Quanta era infatti la durata del suo prestigio e della sua superbia?
Quant’è la durata d’un fiore d’erba: Ogni carne è come l’erba e la gloria dell’uomo è come un fiore d’erba; l’erba si secca e il fiore appassisce, ma la parola del Signore rimane in eterno (1 Pt 1, 24).
Dunque, anche se questa nostra carne indossasse abiti di porpora e di bisso, che cos’altro sarebbe se non carne e sangue, ed erba che si secca? Per quanto dunque gli uomini conferiscano prestigio e onore a questa carne, è un fiore, di certo, ma è sempre un fiore d’erba; poiché quando l’erba appassisce, non può conservarsi un fiore dell’erba, ma come appassisce l’erba, così cade a terra il fiore. Noi dunque abbiamo una cosa a cui attenerci per non cadere, poiché la parola di Dio rimane in eterno. … Passerà quest’erba, cioè passerà col mondo ogni onore della carne, tutta questa fragilità invecchia. Era passata l’erba di quel famigerato ricco, ed era passato anche il fiore di quell’erba; ma se nel tempo in cui era verde la sua erba, e nel tempo in cui la sua erba era fiorente avesse capito la parola del Signore, che rimane in eterno e, dopo aver abbattuto e appiattito tutti i gonfiori della superbia, si fosse sottomesso a Dio e, anche se non avesse voluto gettare via le ricchezze, ne avesse data una parte ai poveri giacenti a terra, gli sarebbe stato offerto il refrigerio dopo il tempo di quest’erba; inutilmente chiederà misericordia, colui che, quando poteva, non usò misericordia.
Quando dunque, fratelli miei, veniva letto il Vangelo e sentivamo le parole: Padre Abramo, manda Lazzaro, perché bagni il suo dito nell’acqua per versarne una goccia sulla mia lingua, poiché soffro terribilmente tra queste fiamme, quale colpo abbiamo ricevuto tutti nel cuore per paura che ci capiti qualcosa di simile dopo questa vita e allora le nostre preghiere siano inutili! Poiché non c’è possibilità di correggersi quando questa vita sarà passata. Questa vita è come uno stadio; o vinciamo qui o rimaniamo vinti.
Chi è vinto nello stadio cerca forse di lottare per cercare di nuovo d’ottenere la corona già perduta?
Che dire dunque? Se abbiamo sentito paura, se ci siamo spaventati, se il nostro cuore ha tremato, convertiamoci fin quando abbiamo tempo: questo è davvero il timore fruttuoso. Nessuno infatti, fratelli, può convertirsi senza timore, senza tribolazione, senza trepidazione. Ci battiamo il petto quando ci tormenta il rimorso dei peccati: per il fatto che ci battiamo il petto, vuol dire che abbiamo nell’interno qualcosa, forse un cattivo pensiero; si manifesti nella confessione e forse non ci sarà più nulla che ci tormenti; si faccia in modo che tutti i peccati si rivelino nella confessione. Così per esempio anche quel ricco, gonfio di superbia per il fatto di vestirsi di bisso, aveva nell’interno qualcosa: avesse voluto il cielo che ciò fosse uscito fuori quando viveva: forse non sarebbe stato punito con le fiamme eterne; siccome però allora era superbo, quell’umore aveva prodotto un bubbone, non un’eruzione. Il povero Lazzaro invece giaceva davanti alla porta pieno di piaghe. Nessuno dunque fratelli, si vergogni di confessare i peccati, poiché il giacere a terra è uno stato che si addice all’umiltà. Tuttavia considerate come cambia la sorte. Quando sarà passata la tribolazione delle confessioni, verrà la consolazione dei meriti poiché verranno gli angeli, porteranno in alto questo poveretto coperto di piaghe e lo porteranno nel seno d’Abramo, cioè nel riposo eterno, nel recesso del gran padre; il seno infatti significa un recesso misterioso ove potrà riposare chi è spossato.
Giaceva dunque presso la porta questo povero coperto di piaghe, ma il ricco lo disprezzava; quello bramava sfamarsi degli avanzi che cadevano dalla sua tavola; con le sue piaghe nutriva i cani, ma egli non era nutrito dal ricco. Considerate con attenzione, fratelli, che il povero è uno che ha bisogno: Beato dice il Salmista chi comprende il misero e il povero (Sal 40, 2); riflettete bene e non disprezzate il povero come uno coperto di piaghe che giace presso la porta. Da’ al povero, poiché lo riceve Colui che anche sulla terra volle essere povero ma dal cielo vuole arricchirci. Poiché così dice il Signore: Io avevo fame e voi mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete accolto nella vostra casa ecc. Ed essi: Ma quando ti abbiamo visto affaticato o assetato o nudo o forestiero? Ed egli: Tutte le volte che lo avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei [fratelli], lo avete fatto a me (Mt 25, 35-40). Il Signore mosso da misericordia volle che nei suoi fratelli più piccoli, sofferenti sulla terra, ci fosse in certo qual modo la propria persona per soccorrere dal cielo tutti i sofferenti. Tu dunque dai a Cristo quando dai al povero; o temi forse che un custode sì qualificato perda qualcosa o un ricco così grande non restituisca? Onnipotente è Dio, onnipotente è Cristo; non potrai perdere nulla. Affida la tua ricchezza a lui e non perderai nulla. Quando gliela affidi?
Quando la dai al povero. Siffatta ricchezza non passerà quando sarà passata la carne come l’erba e la gloria dell’uomo appassirà come il fiore dell’erba.
Pertanto, fratelli, se siamo rimasti atterriti che ci possa capitare di soffrire dopo questa vita tali pene e tormenti tra le fiamme ardenti, quali soffriva il ricco superbo e privo di misericordia, emendiamoci ora quando c’è tempo; poiché allora non sarà possibile soccorrere, perché non ci sarà possibilità di correggersi: infatti si corre in soccorso ad uno quando si corregge. È quella attuale la vita della correzione, la vita del soccorso e dell’aiuto.
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