26.a Domenica del T.O. – A

Nessuno di coloro che si trovano in peccato
disperi; nessuno di coloro che praticano
la virtù si addormenti né si fidi della
sua virtù, perché forse una meretrice lo supererà.
S. Giovanni Crisostomo, Com. al Vang. di Matteo 21, 3

PRIMA LETTURA
Se il malvagio si converte dalla sua malvagità, egli fa vivere se stesso.
Ez 18,25-28
SALMO RESPONSORIALE
Sal 24
SECONDA LETTURA
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.
Fil 2,1-11
CANTO AL VANGELO
(Gv 10,27)
VANGELO
Pentitosi andò. I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
Mt 21,28-32
PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

Dio ha chiamato per primo Israele alla conversione, cioè
a riconoscere in Gesù Cristo il Salvatore
e nella Chiesa il suo popolo santo;
poi i popoli pagani, i quali hanno abbandonato i loro idoli
quando è giunto l’annuncio del vangelo.

DAL VANGELO SECONDO MARCO, CAP. 7, 24-30
Lascia prima che si sfamino i figli. (v. 27a)

DAL VANGELO SECONDO MARCO, CAP. 12, 1-12
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri. (v. 9)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 7, 1-10
Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande! (v. 9)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 9-10-11
Non sono considerati figli di Dio i figli della carne, ma come discendenza sono considerati solo i figli della promessa. (v. 9, 8)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI CAP. 1, 3-2, 21
In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo. (v. 1, 13)

DAL LIBRO DELL’APOCALISSE, CAP. 7
Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. (v. 9a)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 49, 1-7
È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Ma io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra. (v. 6)

DAL LIBRO DEL PROFETA GEREMIA, CAP. 31
Io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito. (v. 9b)

DAL LIBRO DELLA GENESI, CAP. 17,1-8
Eccomi: la mia alleanza è con te. (v. 4a)

DAL LIBRO DELLA GENESI, CAP. 27, 1-29
Ecco l’odore del mio figlio come l’odore di un campo che il Signore ha benedetto. (v. 27b)

COMMENTO PATRISTICO

GREGORIO MAGNO
Hom. 34, 4-5

La gioia di Dio per il peccatore pentito

“Così, io vi dico, vi sarà in cielo una gioia maggiore per un solo peccatore che si pente, che non per novantanove giusti, i quali non hanno bisogno di penitenza” (Lc 15,7). Dobbiamo considerare, fratelli, perché il Signore affermi che c’è più gioia in cielo per i peccatori che si convertono che non per i giusti che rimangono tali. Noi sappiamo per esperienza quotidiana, che il più delle volte quelli che non si sentono oppressi dal peso dei peccati stanno sì saldi sulla via della giustizia, non commettono nulla d’illecito, ma non anelano ansiosamente alla patria celeste e tanto più facilmente usano delle cose lecite quanto più ricordano di non aver commesso nulla d’illecito. Essi per lo più rimangono pigri nel fare il bene straordinario, proprio perché sono sicuri di non aver commesso colpe più gravi. Al contrario, quelli che si ricordano di aver compiuto qualcosa d’illecito, presi dal dolore, si accendono di amor di Dio, si esercitano nelle virtù sublimi, cercano le difficoltà del santo combattimento, lasciano tutte le cose del mondo, fuggono gli onori, si rallegrano delle offese ricevute, bruciano di desiderio, anelano alla patria celeste; e poiché sanno di essersi allontanati da Dio, cercano di riparare le colpe del passato con le opere del presente. Pertanto, c’è più gioia in cielo per un peccatore che si converte che non per un giusto che resta tale, perché anche il condottiero in battaglia ama di più quel soldato che, tornato indietro dopo essere fuggito, incalza fortemente il nemico, che non quello che non ha mai voltato le spalle ma non si è mai comportato valorosamente. Anche l’agricoltore ama di più quel campo che dopo le spine produce frutti abbondanti, di un altro che non produsse mai spine, ma non produce neppure una messe fertile.

Ma a questo punto bisogna che si sappia che ci sono molti giusti, nella cui vita c’è soltanto gioia, così che non si può chiedere loro alcuna penitenza per i peccati. Molti, infatti, sono consapevoli di non aver commesso alcun male, e tuttavia si esercitano con tanto ardore a mortificarsi come se fossero ridotti alle strette da tutti i peccati. Tutto rifiutano, anche le cose lecite, si accingono con elevatezza d’animo a disprezzare il mondo, non vogliono che siano loro lecite quelle cose che piacciono, si privano anche dei beni concessi, disprezzano le cose visibili, ardono per quelle invisibili, godono nei lamenti, in ogni cosa si umiliano; e come alcuni piangono i peccati di opere, così fanno anch’essi per quelli di pensiero. Come dunque chiamerò costoro, se non giusti e penitenti, essi che si umiliano con penitenza del peccato di pensiero e perseverano sempre retti nelle loro azioni? Da questo bisogna capire quanta gioia dà a Dio quando un giusto umilmente piange, dal fatto che egli gode in cielo quando un ingiusto condanna con la penitenza il male che ha commesso.

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