Non sono beni nostri le cose che possono
essere perdute a ogni momento della
vita, come tutti i beni temporali. Sono
nostri invece i beni che non possiamo perdere.
S. Bruno di Segni, Com. a Luca, 2, 7

25° Domenica del T.O. – C

PRIMA LETTURA
Am 8,4-7

Contro coloro che comprano con denaro gli indigenti.

SALMO RESPONSORIALE
Sal 112

R. Benedetto il Signore che rialza il povero.

SECONDA LETTURA
1Tm 2,1-8

Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati.

CANTO AL VANGELO
(Rif)

VANGELO
Lc 16,1-13

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Non potete servire Dio e la ricchezza.

PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

PERCORSO ESEGETICO

Poiché nella dimora di Dio si entra quando siamo accolti
con quei legami d’amore
che abbiamo cominciato a tessere sulla terra,
Gesù ci insegna il sapiente uso delle ricchezze del mondo
nell’esercizio della carità,
che rimane per sempre e procura l’amicizia dei santi.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 13, 31-14, 4
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri. (v. 35)
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 17
Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro. (v. 26)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 10, 40-42
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa. (v. 42)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 25, 31-46
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere. (vv. 34-35)
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 2, 36-48
Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. (vv. 44-45)
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 4, 32-37
La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo ed un’anima sola. (v. 32a)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 13
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! (v. 13)
DALLA SECONDA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 8, 1-9,15
L’adempimento di questo servizio sacro non provvede soltanto alle necessità dei santi, ma ha anche maggior valore per i molti ringraziamenti a Dio… Pregando per voi manifesteranno il loro affetto a causa della straordinaria grazia di Dio effusa sopra di voi. (vv. 9, 12. 14)

COMMENTO PATRISTICO

AGOSTINO DI IPPONA
Dal Discorso 113, 1. 4-6

Dobbiamo rivolgere a voi gli ammonimenti fatti a noi stessi. Il passo del Vangelo letto poc’anzi ci esorta a farci degli amici con la ricchezza ingiusta, affinché anch’essi accolgano nelle tende eterne coloro che se li fanno amici. Chi sono coloro che avranno le tende eterne, se non i fedeli servi di Dio? E chi sono coloro che saranno accolti dai santi nelle tende eterne, se non coloro che rivolgono ogni cura alle loro necessità e con gioia somministrano loro ciò di cui hanno bisogno? Ricordiamoci dunque che nel giudizio universale il Signore, a quelli che staranno alla sua destra, dirà: Avevo fame e mi avete dato da mangiare (Mt 25, 35) e tutto il resto che sapete. E poiché gli chiederanno quando mai gli resero tali servigi egli risponderà: Quando li avete fatti a uno dei miei fratelli più piccoli, li avete fatti a me. Questi fratelli più piccoli sono coloro che li accoglieranno nelle tende eterne. …
“Mammona ingiusta” sono tutte le ricchezze mondane, da qualsiasi fonte provengano.
In qualunque modo infatti vengano accumulate, sono mammona ingiusta, sono cioè ricchezze ingiuste. Che vuol dire: “Sono ricchezze ingiuste”?
È il denaro, che l’ingiustizia chiama ricchezza.
Se infatti cerchi le vere ricchezze queste sono diverse.
Tali ricchezze possedeva in abbondanza Giobbe, pur essendo spogliato di ogni bene, quando ne aveva pieno il cuore proteso verso Dio e offriva le sue lodi a Dio come gemme preziosissime pur avendo perduto tutti i suoi beni. Da quale scrigno le tirava fuori, se non aveva più nulla? Ecco le vere ricchezze.
Quanto alle altre ricchezze è l’ingiustizia a chiamarle così. Se tu hai ricchezze terrene, non le biasimo; ti è venuta un’eredità; tuo padre era ricco e ha lasciato a te i suoi beni. Se te le sei procacciate onestamente, se hai la casa piena del provento delle tue giuste fatiche, non le biasimo. Tuttavia anche così non chiamarle ricchezze; poiché, se le chiamerai ricchezze, vuol dire che le ami e, se le amerai, perirai con esse. Mandale in rovina per non andare tu stesso in rovina; donale per acquistarle, spargile come seme per poterle mietere. Non devi chiamarle ricchezze, perché non sono vere: sono piene di povertà e sempre soggette a rovesci. Che razza di ricchezza è quella a causa della quale hai paura dei briganti, a causa della quale temi che un tuo servo ti uccida e te la rubi e fugga? Se fosse vera ricchezza, ti darebbe sicurezza.
È dunque vera la ricchezza che, quando l’avremo, non potremo perderla. E perché per caso a causa di essa tu non debba temere i ladri, sarà lì dove nessuno potrà rubarla. Ascolta il tuo Signore: Accumulate le vostre ricchezze nel cielo dove i ladri non possono andare a rubarle (Mt 6, 20). Saranno vere ricchezze quando le avrai trasferite lassù. Fino a quando sono sulla terra, non sono vere ricchezze. Ma le chiama ricchezze il mondo e l’ingiustizia. Dio le chiama “mammona d’ingiustizia”. …
Il salmo (cfr. 143, 15 Vulg.) dice: “Essi dicono che i ricchi sono felici, io invece dico: Beato il popolo che ha come suo Dio il Signore”. Hai sentito quali sono le vere ricchezze, cerca di farti degli amici con la mammona ingiusta e sarai il popolo beato il cui Dio è il Signore. Alle volte passiamo per la strada e vediamo dei poderi assai ameni e fertili e diciamo:
Di chi quel podere? Ci si risponde: È di quel tale, e noi diciamo: Beato lui!; diciamo una vanità. Beato colui al quale appartiene quella casa, quel podere, quel bestiame, quel servo, quella famiglia. Togli via la vanità, se vuoi sentire la verità. Beato è colui il cui Dio è il Signore. Poiché non è beato colui al quale appartiene il fondo, ma colui che possiede Dio. Tu però, al fine di dimostrare con la maggiore evidenza possibile che la felicità consiste nei beni della terra, affermi che ti ha reso beato il tuo podere.
Perché? Perché tu vivi grazie ad esso. Infatti quando elogi come una gran cosa il tuo podere, tu dici così: È esso che mi dà da mangiare; è grazie ad esso che io vivo. Ma considera bene in virtù di che cosa tu vivi. Colui grazie al quale vivi è quello al quale tu dici: Presso di te è la sorgente della vita (Sal 35, 10). Beato il popolo il cui Dio è il Signore. O Signore mio Dio, o Signore Dio nostro, rendici felici di te affinché arriviamo fino a te. Non vogliamo esser beati in virtù dell’oro o dell’argento o di poderi; non vogliamo esser felici per questi beni terreni pieni di vanità e transitori della vita caduca. La nostra bocca non proferisca la vanità. Facci trovare la felicità in te, perché non ti perderemo. Quando possederemo te, non solo non ti perderemo ma non periremo neppure noi. Facci trovare la felicità in te, poiché: Beato il popolo il cui Dio è il Signore.

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