Non sono beni nostri le cose che possono
essere perdute a ogni momento della vita,
come tutti i beni temporali.
Sono nostri invece i beni che non possiamo perdere.
S. Bruno di Segni, Com. a Luca, 2, 7
PRIMA LETTURA
Contro coloro che comprano con denaro gli indigenti.
SALMO RESPONSORIALE
Lodate, servi del Signore,
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore,
da ora e per sempre. R/.
Su tutte le genti eccelso è il Signore,
più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è come il Signore, nostro Dio,
che siede nell’alto
e si china a guardare
sui cieli e sulla terra? R/.
Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi,
tra i prìncipi del suo popolo. R/.
SECONDA LETTURA
Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
Non potete servire Dio e la ricchezza.
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
PREGHIERA DEI FEDELI
PERCORSO ESEGETICO
Dio è ricco di misericordia
e ogni vivente è chiamato ad essere
amministratore fedele della ricchezza divina.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 13
Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. (vv. 14-15)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 24, 45-51
Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l’incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? (v. 45)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 12, 35-48
Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? (v. 42)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 2
Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. (vv. 4-5)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 4, 7-11
Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. (v. 10)
DALLA SECONDA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 1, 3-11
La sua potenza divina ci ha fatto dono di ogni bene … mediante la conoscenza di Colui che ci ha chiamati… Per questo mettete ogni impegno. (vv. 3. 5a)
SALMO 118 (117)
Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia. (v. 1)
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 9
Con la tua sapienza hai formato l’uomo, perché domini sulle creature fatte da te, e governi il mondo con santità e giustizia e pronunzi giudizi con animo retto. (vv. 2-3)
DAL LIBRO DEL PROFETA GIONA, CAP. 3-4
So che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato.
(v. 4, 2b)
DAL LIBRO DELL’ESODO, CAP. 34, 1-9
Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà. (v. 6)
COMMENTO PATRISTICO
LEONE MAGNO
Dal Discorso V, 1-4
Quale opera è tanto idonea alla fede e tanto conveniente alla pietà come dare aiuto ai poveri indigenti, prendersi cura degli infermi, soccorrere alle necessità dei fratelli e ricordarsi della propria condizione vedendo gli altri tribolare?
Comprende con certezza quanto uno possa e quanto non possa in quest’opera soltanto Dio che sa quel che ha dato e a chi l’ha donato. Infatti, non solo le ricchezze spirituali e i doni celesti si ricevono da Dio, ma anche le sostanze terrene e corporali provengono dalla generosità di lui. Giustamente dunque, egli chiederà conto di queste ricchezze, che ha donato non tanto perché si posseggano, quanto perché si distribuiscano. Bisogna servirsi dei doni di Dio con giustizia e sapienza, affinché la materia delle opere buone non diventi occasione di peccato.
Le ricchezze, quanto alla loro natura e sostanza, sono buone, e giovano molto all’umana società quando sono possedute da persone benigne e generose, e non sono disperse da chi è lussurioso né occultate da chi è avaro, perché esse periscono tanto se sono radunate viziosamente, quanto se sono pazzamente spese.
Sebbene meriti lode fuggire l’intemperanza ed evitare i danni dei disonesti piaceri, e d’altra parte, molti di animo magnifico, sdegnino occultare le proprie facoltà che ricevono in abbondanza, e abbiano in orrore l’umile e sudicia grettezza, tuttavia non è felice l’abbondanza, né è da approvarsi la frugalità, se le loro ricchezze sono utili a essi soltanto; se con i loro beni non è aiutato il povero né viene sollevato l’ammalato; se dall’abbondanza delle ricchezze lo schiavo non riceve la libertà, il pellegrino non esperimenta l’aiuto né l’esule sente il vantaggio.
I ricchi di tale fatta sono più miseri di tutti i poveri. Essi perdono quei redditi che potrebbero avere in perpetuo; e, mentre si occupano in affari di breve durata né sempre liberi, da nessun cibo di giustizia e da nessuna dolcezza di misericordia sono alimentati. All’esterno sono splendidi, nell’interno sono abietti; abbondano di beni temporali, ma sono poveri degli eterni: abbandonano alla fame la loro anima e la disonorano con la nudità, perché dei beni, custoditi nei granai terreni, nulla hanno trapiantato nei celesti tesori.
Forse vi sono alcuni ricchi che, non soliti ad aiutare con i loro doni i poveri della Chiesa, osservano gli altri comandamenti e, tra i molti meriti della fede e della buona condotta, giudicano cosa leggera che a essi manchi una virtù. Veramente questa virtù è così importante, che le altre, senza di essa, non possono giovare. Infatti, benché uno sia fedele, casto, sobrio e ornato di altre splendide virtù, se egli non è misericordioso, non merita misericordia.
A proposito dice il Signore: Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia (Mt 5, 7). Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua maestà, assiso nel trono della sua gloria, e tutte le genti saranno radunate e saranno separati i buoni dai cattivi, di che saranno lodati quelli che sono alla destra se non delle opere di benevolenza e degli uffici caritativi che Gesù Cristo riterrà come fatti a se stesso? Invero egli facendosi uomo non ha rigettato in nessuna cosa l’umile condizione umana! A quelli di sinistra poi che cosa apporrà se non la negligenza nell’amore, la durezza disumana, e il loro rifiuto di usare misericordia ai poveri? Sembra quasi che quelli di destra non abbiano altre virtù, né quelli di sinistra altri peccati. Ma in quel grande e sommo giudizio la misericordiosa generosità e la malvagia avarizia sarà stimata rispettivamente come la perfezione di tutte le virtù e come l’insieme di tutti i peccati, tanto che per quelle opere buone gli uni saranno introdotti nel regno e, per quel peccato, gli altri saranno condannati al fuoco eterno.
Dunque, dilettissimi, nessuno si lusinghi dei meriti di una vita buona, se gli mancano le opere caritative; non sia sicuro della purezza del suo corpo chi non si purifica con le elemosine. Infatti le elemosine distruggono i peccati, sterminano la morte ed estinguono la pena del fuoco eterno. Ma chi sarà privo del frutto delle elemosine, sarà lontano dalla indulgenza di Dio remuneratore; dice, infatti, Salomone: “Chi distoglie la sua attenzione per non udire l’infermo, anche egli invocherà il Signore e non ci sarà chi l’esaudisce” (cfr. Pr 28, 9; 3, 28). Per questo Tobia, inculcando al suo figlio i precetti della pietà, dice: Dà dei tuoi beni in elemosina e non distogliere la tua faccia da nessun povero, e così neppure Dio allontanerà da te la sua protezione (4, 7).
Questa virtù fa sì che tutte le altre virtù siano utili; anzi con la sua presenza rende viva altresì la fede, di cui il giusto vive, e che senza le opere è detta morta (Gc 2, 26). Infatti, come nella fede è la regola delle opere, così nelle opere è la fortezza della fede. Come dice l’Apostolo: Finché abbiamo tempo, facciamo del bene a tutti, ma specialmente ai nostri fratelli di fede (Gal 6, 10). E non ci stanchiamo mai di fare il bene, perché, se non ci stanchiamo, a suo tempo mieteremo (ib. 9). Sì, la vita presente è il tempo della semina; il giorno della retribuzione il tempo della mietitura, quando ciascuno riceverà i frutti secondo la quantità della sua semente. Nessuno sarà deluso dal provento di tale messe, perché lì si pondererà più la disposizione dell’animo che il valore del dono, e tanto piccolo si assegnerà il premio per le piccole opere buone, quanto grande sarà il compenso per i grandi atti di pietà.
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