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25.a Domenica del T.O. – A

Vieni anche tu. Sia pure tardi, o di notte,
o in qualsiasi momento, troverai Gesù
disposto a fissare lo sguardo su di te, a
darti una ricompensa che non è minore
per quanti giungono più tardi.
S. Ambrogio, Esp. del Vang. sec. Luca, X, 138

PRIMA LETTURA
I miei pensieri non sono i vostri pensieri.
Is 55,6-9

SALMO RESPONSORIALE
Sal 144

SECONDA LETTURA
Per me vivere è Cristo.
Fil 1,20-24.27

CANTO AL VANGELO
(At 16,14)

VANGELO
Sei invidioso perché io sono buono?
Mt 20,1-16

PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

PERCORSO ESEGETICO

Dio vuole introdurre tutti gli uomini
dentro il suo popolo santo:
continuamente li chiama a lasciare
il vuoto della loro vita per entrare al suo servizio
e ottenere come salario la salvezza.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 35-51
Gesù … vedendo che lo seguivano, disse: “Che cercate?”. Gli risposero: “Rabbì (che significa maestro), dove abiti?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. (vv. 38-39a)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 11, 25-30
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. (vv. 28-29)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 5, 27-32
Dopo ciò egli [Gesù] uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi!”. Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. (vv. 28-29)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 14, 15-24
Gesù rispose: “Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti”. (v. 16)

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 2, 37-48
Con molte altre parole [Pietro] li scongiurava e li esortava: “Salvatevi da questa generazione perversa”. (v. 40)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 6
Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna. (vv. 22-23)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI GALATI, CAP. 6, 1-10
Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. (v. 8)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO A TIMOTEO, CAP. 2, 1-8
Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. (v. 4)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 55, 1-13
Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? … Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete. (vv. 2a. 3a)

DAL LIBRO DEI PROVERBI, CAP. 8-9
La Sapienza forse non chiama e la prudenza non fa udir la voce? In cima alle alture, lungo la via, … essa esclama: “A voi, uomini, io mi rivolgo”. (vv. 8, 1-2a. 3b-4a)

COMMENTO PATRISTICO

GREGORIO MAGNO
Dall’Omelia 19, 1-4

Il regno dei cieli è paragonato a un padre di famiglia che assume operai per far coltivare la propria vigna.

Chi, meglio del nostro Creatore, può essere paragonato a un padre di famiglia? Egli ha infatti il potere su quelli che ha creato e un dominio sui suoi eletti in questo mondo, a somiglianza del padrone di casa nei confronti dei sudditi. Possiede una vigna, cioè la Chiesa universale, che da Abele il giusto fino all’ultimo eletto che nascerà nel mondo, ha prodotto tanti tralci quanti sono i santi. Questo padre di famiglia assume dunque operai per coltivare la propria vigna: di mattino, all’ora terza, sesta, nona e undicesima; e questo significa che il Signore, dall’inizio del mondo sino alla fine, non cessa di raccogliere predicatori per istruire il popolo dei fedeli.

Il mattino del mondo durò da Adamo sino a Noè.

L’ora terza da quest’ultimo ad Abramo, la sesta da Abramo a Mosè, la nona da Mosè alla venuta de Signore, e l’undicesima da questo evento sino alla fine del mondo. In quest’ultima ora furono inviati come predicatori i santi Apostoli, che ebbero la completa retribuzione pur essendo arrivati per ultimi. Il Signore non smise dunque di inviare operai a educare il suo popolo cioè a coltivare la propria vigna, perché mediante i padri, poi i dottori della Legge e i profeti e, infine, gli Apostoli orientò al bene la condotta dei fedeli, come con degli operai per la prosperità della vigna. Va anche precisato che chiunque compie buone opere con rettitudine di fede, in qualunque modo e misura, è un operaio di questa vigna. Gli operai assunti al mattino, all’ora terza, sesta e nona rappresentano l’antico popolo giudaico, che dall’inizio del mondo, mediante suoi eletti, si impegnò a onorare Dio con rettitudine di fede, lavorando così senza tregua per far prosperare questa vigna.

All’undicesima ora vengono chiamati i pagani ai quali si dice: Perché state qui tutto i giorno in ozio?

Essi infatti, avendo omesso per un lungo tratto della storia del mondo di lavorare per la propria vita, erano come rimasti in ozio per tutto il giorno. Riflettete, fratelli, alla risposta che essi danno alla domanda loro rivolta: Perché nessuno ci ha dato un lavoro. Infatti nessun patriarca e nessun profeta era giunto tra loro. Quale è il senso della precedente risposta se non questo: Nessuno ci ha indicato le vie della vita?

Se abbandoniamo l’esercizio delle buone opere, cosa potremo dire, a nostra giustificazione, noi che siamo venuti alla fede sin quasi dal grembo materno, che abbiamo udito parole di vita fin dalla culla e ricevuto dal seno della santa Chiesa il nutrimento della dottrina celeste insieme al latte materno?

Possiamo anche distinguere le varie età della vita umana sullo schema delle diverse ore della parabola.

L’aurora della nostra mente è la puerizia. L’ora terza può rappresentare l’adolescenza, perché – come il sole – va verso l’alto mentre cresce il calore dell’età.

L’ora sesta è la giovinezza – come il sole collocato nel suo culmine – perché si consolida in essa la pienezza delle forze. L’ora nona simboleggia la vecchiaia – nella quale il sole declina all’orizzonte –, perché in quell’età si recede dal calore della giovinezza.

L’undicesima ora richiama alla mente l’età decrepita, cioè la vecchiaia. … Siccome alla vita buona alcuni giungono sin dalla fanciullezza, altri nell’adolescenza o nella giovinezza, altri ancora in vecchiaia o nell’età decrepita, si può ben parlare di operai chiamati alla vigna in ore diverse. Esaminate la vostra condotta, fratelli carissimi, e giudicate voi se siete già operai di Dio. Ognuno si interroghi sul proprio comportamento e si chieda se lavora nella vigna del Signore. Chi infatti cerca in questa vita le cose proprie, non è ancora giunto nella vigna del Signore.

Lavorano infatti per il Signore quelli che mirano non ai propri vantaggi ma alla gloria di Dio, che si dedicano allo zelo della carità e al fervore della pietà, che si impegnano per la salvezza delle anime e fanno di tutto per portare altri con sé alla vita. Chi vive per sé ed è sazio de propri piaceri mondani è giustamente rimproverato come ozioso perché non consegue i frutti dell’opera di Dio.

In ozio per tutta la giornata della nostra vita, lavoriamo almeno al tramonto. Chi ha trascurato di vivere secondo Dio sino all’ultima età, è stato in ozio fino all’undicesima ora. Giustamente, dunque, a chi non ha fatto nulla sino a quest’ora viene rivolta la domanda: Perché state qui tutto il giorno in ozio? Come a dire: Se nella fanciullezza e in gioventù non avete voluto vivere secondo Dio, convertitevi almeno nell’ultima età e mettetevi sulle vie della vita almeno quando è tardi, e non vi resterà molto da fare. Il padre di famiglia chiama costoro e spesso dà loro la retribuzione in anticipo, perché essi lasciano questa vita per il Regno prima di coloro che sembravano chiamati sin dalla fanciullezza. Non arrivò all’undicesima ora – ormai al termine della vita, non per l’età ma per la condanna a lui inflitta – il ladro che diede testimonianza a Dio sulla croce ed esalò l’ultimo respiro poco dopo aver sentito la sentenza che lo riguardava? Il Padre di famiglia cominciò davvero con l’ultimo a dare la retribuzione, chiamando alla pace del paradiso, prima di Pietro, il ladro. Quanti padri vissero prima della Legge, quanti sotto di essa, e tuttavia coloro che furono chiamati quando venne il Signore giunsero al regno dei cieli senza indugio. Gli operai dell’ultima ora ricevono, dunque, lo stesso denaro atteso con tanto desiderio da chi aveva lavorato sin dalla prima, dato che ottennero l’identica retribuzione della vita eterna i chiamati dall’inizio del mondo sino a quelli che giungeranno al Signore alla fine dei tempi.

Perciò chi ha lavorato sin dall’inizio si mette a contestare dicendo: Questi ultimi si sono affaticati un’ora soltanto, e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso di tutta la giornata e il caldo? Hanno sopportato il peso della giornata e il caldo quanti, chiamati dall’inizio del mondo – quando era più lunga la durata della vita sulla terra –, furono nella necessità di sostenere più frequenti assalti di tentazione.

Per ognuno, infatti, sopportare il peso della giornata e il caldo significa essere tribolato dagli stimoli della natura corrotta, per il tempo di una lunga vita.

Possiamo chiederci: in che senso si può dire che mormorarono coloro che, benché tardi, furono chiamati al Regno? Chi mormora, infatti, non conquista il regno dei cieli, e chi lo conquista non può certo darsi alla mormorazione. Siccome però gli antichi padri, sino alla venuta del Signore, pur essendo vissuti nella giustizia non furono accolti nel Regno prima che scendesse Colui che avrebbe aperto agli uomini le porte del paradiso mediante la sua morte, per loro la mormorazione consiste nel fatto di essere vissuti nella giustizia per conquistare il Regno, dal quale però furono tenuti a lungo lontano. Essi, trascorsa la vita nell’onestà, furono destinati agli inferi, benché in luoghi di quiete, e per questo si può dire che lavorarono nella vigna e mormorarono. Sono essi che ricevono il denaro, dopo la mormorazione, dato che giungono ai gaudi del Regno dopo un lungo soggiorno agli inferi. Noi invece, chiamati all’ultima ora, non mormoriamo dopo la fatica e riceviamo il denaro, perché, giunti in questo mondo dopo la venuta del Mediatore, siamo accolti nel Regno appena dopo la morte, e riceviamo senza indugio il premio che gli antichi padri meritarono di ottenere solo dopo lunga attesa. Per questo il padre di famiglia dice: Voglio dare anche a quest’ultimo come a te.

Siccome poi la conquista del Regno è un dono del suo buon volere, a ragione soggiunge: O non mi è lecito attuare questa mia volontà? È follia, da parte dell’uomo, mettere in discussione la bontà di Dio.

Il lamento non deve poi nascere nel caso in cui Egli non dà ciò che non deve, ma se non dovesse elargire ciò a cui è tenuto. Per questo, ben a proposito si soggiunge: O forse il tuo occhio incattivisce perché io son buono? Nessuno poi si esalti per ciò che ha compiuto o per il tempo trascorso, dato che – dopo l’affermazione surriferita – la Verità dice in aggiunta: Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi. Infatti anche se siamo consapevoli di aver compiuto del bene, non sappiamo con quanto rigore si verrà sottoposti all’esame del Giudice supremo. Sia quindi per ognuno motivo di grande gioia l’entrare, anche come ultimo, nel regno di Dio.

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Vedi anche

4.a Domenica del T.O. – B

La medicina della salvezza ha dovuto operare
contro lo stesso autore della morte,
riducendo innanzitutto al silenzio la
lingua del serpente, affinché non spargesse
più oltre il suo veleno.
S. Beda il Venerabile, Esp. sul vang. di Marco, I

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