PRIMA LETTURA
I miei pensieri non sono i vostri pensieri.
SALMO RESPONSORIALE
R. Il Signore è vicino a chi lo invoca.
SECONDA LETTURA
Per me vivere è Cristo.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Sei invidioso perché io sono buono?
PREGHIERA DEI FEDELI
PERCORSO ESEGETICO
La vigna del Signore è la Chiesa,
suo popolo santo che Egli ha chiamato
ad essere erede della benedizione divina.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 15, 1-17
Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo … Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. (vv. 1. 5)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 1, 1-23
Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi. (v. 18)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 2, 1-10
Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce. (v. 9)
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 60, 1-22
Il tuo popolo sarà tutto di giusti, per sempre avranno in possesso la terra, germogli delle piantagioni del Signore, lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria. (v. 21)
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 27, 2-13
In quel giorno si dirà: “La vigna deliziosa: cantate di lei!”. Io, il Signore, ne sono il guardiano, a ogni istante la irrigo; per timore che venga danneggiata, io ne ho cura notte e giorno. (vv. 2-3)
SALMO 147
Glorifica il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion. Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. (vv. 12-13)
DAL LIBRO DEI NUMERI, CAP. 23, 1-24, 25
Come sono belle le tue tende, Giacobbe, le tue dimore, Israele! … Sono come torrenti che si diramano, come giardini lungo un fiume, come aloe, che il Signore ha piantati, come cedri lungo le acque. (vv. 24, 5-6)
DAL LIBRO DELL’ESODO, CAP. 19, 1-8
Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! … Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa. (vv. 5-6a)
DAL LIBRO DELLA GENESI, CAP. 12, 1-3
In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra. (v. 3b)
COMMENTO AL VANGELO
C’è una giustizia umana, che noi uomini cerchiamo, approfondiamo, sperimentiamo e tentiamo di instaurare nella nostra vita sociale, nelle relazioni con gli altri. È una giustizia che merita non solo attenzione, ma che va realizzata affinché sia possibile la convivenza in una certa condizione di pace. Questa dunque, che fa parte delle “realtà penultime” (Dietrich Bonhoeffer) in cui siamo immersi, è decisiva e non va sminuita. Purtroppo oggi – tutti ne siamo convinti – tale giustizia umana è contraddetta in molti modi e non è più ritenuta vincolante. Per questo dilaga l’illegalità, la corruzione impregna tutti gli ambiti, e soprattutto quella che chiamiamo “la gente” non sente più la giustizia umana come postura necessaria per ogni persona e come prima condizione per il vivere nella polis. Il “giusto” non appare oggi esemplare e quindi imitabile…
C’è però anche una giustizia divina, che non sconfessa quella che gli uomini e le donne hanno elaborato nel loro cammino di umanizzazione, ma la trascende, perché a questa giustizia di Dio è immanente la misericordia. È altamente significativo che molti cristiani, i più religiosi, i più devoti, siano sempre pronti ad attestare e a chiedere con forza che Dio sia riconosciuto come giusto, ad affermare che la sua giustizia è inappellabile, proiettando però in Dio la giustizia umana, o meglio la loro convinzione di giustizia che si oppone alla misericordia. Anzi, dicono che la misericordia di Dio non va svilita, e ciò può avvenire solo se la sua giustizia regna e si manifesta in quella logica codificata nei secoli: se c’è delitto, deve esserci punizione; se c’è peccato, si esige il castigo.
Ma Gesù, venuto a rivelarci il vero volto di Dio, venuto a mandare in frantumi tutte le immagini che noi fabbrichiamo, custodiamo con amore e poi proiettiamo su Dio, essendo proprio lui la narrazione definitiva di Dio (exeghésato: Gv 1,18), in particolare attraverso le parabole ci racconta cos’è la giustizia di Dio. Sì, la giustizia del regno di Dio è quella che accade – ci narra Gesù nella parabola odierna – quando il padrone di una vigna cerca operai per la sua vigna. Al mattino presto esce a cercarli e stipula con loro un contratto, stabilendo come paga un denaro, una moneta d’argento. Verso le nove del mattino torna a cercarne altri e invia anche loro nella sua vigna a lavorare, dicendo: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Così fa anche a mezzogiorno e infine addirittura quasi al tramonto. Trovando infatti alcuni che se ne stanno senza far niente, domanda loro il motivo di questo comportamento, e si sente rispondere: “Nessuno ci ha presi a lavorare”. Perciò risponde: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando, alla sera, viene l’ora di dare il salario ai lavoratori, il padrone inizia a pagare gli ultimi chiamati nella vigna e poi risale fino a quelli dell’alba, dando a tutti indistintamente una moneta d’argento. Ecco dunque accendersi gelosia e mormorazione da parte dei primi chiamati. Com’è possibile? Perché chi ha lavorato fin dal mattino presto riceve quanto chi ha lavorato un’ora sola prima del tramonto? Dove va a finire il merito? Che giustizia è mai questa? E così tra quegli operai inizia la contestazione. Ma il padrone li chiama e ricorda loro di aver pattuito il compenso di una moneta d’argento, dunque egli ha agito come promesso. Poi aggiunge: “Non sono forse libero di dare la stessa paga anche a chi ha lavorato meno?”. Tutti, infatti, per vivere e poter mangiare insieme alle loro famiglie, avevano bisogno almeno di una moneta d’argento. Senza di essa gli operai dell’ultima ora non avrebbero portato a casa nulla, e dunque avrebbero sofferto la fame…
Così scopriamo che quel padrone narrato da Gesù è immagine di Dio, di un Dio che si prende cura di tutti gli uomini, in particolare dei più abbandonati, degli scarti della società. Un Dio che chiama tutti, a tutte le ore e in ogni situazione: basta rispondere al suo amore che non va mai meritato! Un Dio che ha un cuore di misericordia e che vorrebbe che noi imparassimo dal suo cuore ad avere a nostra volta misericordia e a gioire insieme, anziché contestare quando il fratello riceve un dono. Non dobbiamo mai fare paragoni tra i doni fatti a noi e quelli fatti agli altri, altrimenti mostriamo “un occhio cattivo” (questo il significato dell’espressione del v. 15, tradotta con: “sei invidioso”), come se mettessimo occhiali che deformano la visione… La giustizia di Dio include la misericordia, l’amore che non va mai meritato, e l’amore non solo è più grande della fede e della speranza, ma in Dio vince anche sulla sua giustizia (cf. Es 34,6-7).
Questa parabola è un canto all’amore di Dio che – lo ripeto ancora – non va mai meritato, ma accolto con gioia come dono e come amore riversato su tutti noi, tutti fratelli, e per Dio tutti figli amati con uguale intensità.
Nuova Citeaux Per la promozione della cultura cistercense


