PRIMA LETTURA
Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
SALMO RESPONSORIALE
R. l Signore è buono e grande nell’amore.
SECONDA LETTURA
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: 'Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa'. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: 'Restituisci quello che devi!'. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: 'Abbi pazienza con me e ti restituirò'. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: 'Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?'. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
PREGHIERA DEI FEDELI
PERCORSO ESEGETICO
Il Signore Gesù insegna che per attingere
all’infinita misericordia del Padre
occorre donare senza limiti il perdono ai propri fratelli.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 5, 1-12
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. (v. 7)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 6, 1-15
Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. (v. 12)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 6, 36-38
Perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato. (vv. 37b-38a)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 11, 1-4
Perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione. (v. 4)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 23, 33-34
Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. (v. 34a)
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 7, 54-60
E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”. Poi piegò le ginocchia e gridò forte: “Signore, non imputar loro questo peccato”. Detto questo, morì. (vv. 59-60)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 13
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. (vv. 4-7)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 4, 17-32
Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo. (v. 32)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 4, 7-21
Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. (vv. 11-12)
DAL LIBRO DEL SIRACIDE, CAP. 28, 1-7
Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. (v. 2)
COMMENTO PATRISTICO
S. AMBROGIO
Dalla Lettera 41 [Maur.], 7-9
Nessuno si spaventi per la parola “creditore”. In passato ci trovammo alla mercé di un creditore spietato che non poteva essere soddisfatto e saziato che dalla morte del debitore. Venne il Signore Gesù, ci vide vincolati da un debito usurario. Nessuno poteva pagarlo col patrimonio della propria innocenza, non potevo disporre di una sostanza mia propria con cui liberarmi: Egli offrì un modo nuovo per la mia liberazione, mutando il mio creditore, visto che non avevo i mezzi per pagare il debito. Ma non era stata la natura, bensì la colpa a farci debitori; per i nostri peccati avevamo contratto pesanti debiti, così da essere soggetti, mentre prima eravamo liberi. Infatti è debitore chi ha ricevuto in prestito denaro dal creditore. Ma il peccato proviene dal diavolo, l’empio ha questi beni – per così dire – dal patrimonio di lui. Come, infatti, le ricchezze di Cristo sono le virtù, così le sostanze del diavolo sono le scelleratezze. Questi aveva ridotto il genere umano in uno stato di perpetua schiavitù col grave debito di una funesta eredità, che l’indebitato capostipite aveva trasmesso con una successione vincolata con l’usura. Venne il Signore Gesù, offrì la sua morte in cambio della morte di tutti, versò il suo sangue al posto del sangue di tutti.
Abbiamo, dunque, cambiato creditore; non ci siamo liberati dal debito, anzi, ce ne siamo liberati perché, se il debito sussiste, l’interesse è venuto meno, poiché il Signore Gesù ha detto a quelli che sono in catene: Uscite, e a quelli che sono in carcere: Venite fuori, (Is 49, 9) sono rimessi i vostri peccati. Ha perdonato a tutti, e non c’è nessuno cui non abbia concesso il perdono. Sta scritto che ha perdonato tutti i peccati, distruggendo il documento scritto delle disposizioni contro di noi (Col 2, 9). Perché noi conserviamo le cambiali degli altri e vogliamo riscuotere i debiti altrui quando godiamo del condono dei nostri? Chi ha donato a tutti, da tutti esige che ciascuno rimetta ad un altro quanto ben sa che gli è stato rimesso.
Bada di non essere trovato in condizioni peggiori quale creditore che non quale debitore, come quel servo del Vangelo cui il padrone aveva condonato tutto il debito, mentre egli poi cominciò ad esigere dal suo conservo ciò che egli stesso non aveva pagato. Perciò il padrone – indignato – lo costrinse, con i più efferati tormenti, a restituire ciò che prima gli aveva condonato. Stiamo dunque attenti che non ci capiti altrettanto: che cioè, non condonando ciò che è dovuto a noi, ci troviamo a dover pagare i debiti che ci sono stati condonati. Infatti, così sta scritto là dove il Signore Gesù dice: Così anche il Padre mio, che è nei cieli, farà a voi, se non perdonerete ciascuno al vostro fratello nel vostro cuore. Rimettiamo, dunque, il poco, perché ci è stato condonato di più; e comprendiamo che saremo tanto più graditi a Dio quanto più perdoniamo, perché siamo tanto più riconoscenti a Lui quanto più ci è stato condonato.
Nuova Citeaux Per la promozione della cultura cistercense


