23.a Domenica del T.O. – C

23.a Domenica del T.O. – C

Se consideriamo, fratelli carissimi,
quali e quanti beni ci vengono promessi in Cielo,
nel nostro cuore perdono valore tutti quelli
che potremmo avere sulla terra.
S. Gregorio Magno, Omelia 37, 1

PRIMA LETTURA
Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
Sap 9,13-18

SALMO RESPONSORIALE
Sal 89

 

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte. R/.
Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca. R/.
Insegnaci a contare i nostri giorni
E acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! R/.
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R/.

SECONDA LETTURA
Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo.
Fm 1,9-10.12-17

CANTO AL VANGELO
(Sal 118,135)

VANGELO
Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Lc 14,25-33

 

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

PERCORSO ESEGETICO

Alle folle che lo cercano,
attratte dai miracoli che egli compie a loro vantaggio,
Gesù spiega che per seguirlo occorre comprendere
i segni che opera,
guidati e illuminati dal suo insegnamento.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 6, 22-66
Gesù rispose: “In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà”. (vv. 26-27a)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 12, 37-50
Sebbene avesse compiuto tanti segni davanti a loro, non credevano in lui, perché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia. (vv. 37-38a)

DL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 15, 1-17
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. (v. 8)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 20, 30-31
Questi [segni] sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. (v. 31)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 5, 1-7, 28
Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava. (vv. 1-2)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 16, 5-12
Gesù chiese: “Perché, uomini di poca fede, andate dicendo che non avete il pane? Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila e quante ceste avete portato via?” (vv. 8-9)

DAL VANGELO SECONDO MARCO, CAP. 4, 1-34
Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa. (vv. 33-34)

SALMO 119 (118)
Aprimi gli occhi perché io veda le meraviglie della tua legge. (v. 18)

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 7, 15-8,21
Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so, perché mi ha istruito la sapienza, artefice di tutte le cose. (v. 7, 21)

COMMENTO PATRISTICO

GREGORIO MAGNO
Dall’Omelia 37, 1-3

Se consideriamo, fratelli carissimi, quali e quanti beni ci vengono promessi in Cielo, nel nostro cuore perdono valore tutti quelli che potremmo avere sulla terra. Ogni sostanza terrena infatti, paragonata alla felicità eterna, è un peso, non un aiuto, e la vita umana, al confronto con quella dei Cieli, dovrebbe essere chiamata morte anziché vita. Questo nostro quotidiano spegnerci che altro è se non un continuo morire? Quale lingua può descrivere o quale intelletto può comprendere la sovrumana gioia della Città superna ove è dato di far parte dei cori degli angeli, di stare al cospetto della gloria del re cogli spiriti beatissimi, di contemplare il volto di Dio e lo splendore che non conosce limiti, senza timore di essere colpiti dalla morte e nella gioia di un premio che non può venir mai meno? A queste parole l’animo arde di desiderio e brama già di essere dove spera di avere una gioia senza fine. Ai grandi premi però non si può giungere senza dure fatiche come dice il grande apostolo Paolo: non riceverà la corona se non chi avrà combattuto secondo le regole (2 Tm 2, 5). La mente quindi gioisca per la grandezza dei premi, e non ceda allo sgomento per le dure fatiche. Per questo la Verità dice a chi desidera mettersi alla sua sequela: Se uno viene a me e non odia il padre e la madre, la sposa e i figli, i fratelli e le sorelle e persino la sua vita, non può essere mio discepolo (Lc 14, 26).

È giusto chiederci perché ci vien rivolto il comando di odiare i parenti e i congiunti, dal momento che è nostro dovere amare persino i nemici. Sappiamo che la Verità dice della sposa: l’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto (Mt, 19, 6). E san Paolo scrive: uomini, amate le vostre spose, come Cristo ama la Chiesa (Ef 5, 25). Il discepolo quindi esorta ad amare la sposa, mentre il Maestro dice: chi non odia la moglie non può essere mio discepolo. Forse il giudice da un annuncio e il banditore un altro? Oppure è possibile amare ed insieme odiare? Se però esaminiamo attentamente la natura del comando, riusciamo a fare l’una e l’altra cosa secondo criteri diversi, in base ai quali diamo il nostro amore a quelli che ci sono legati per i vincoli del sangue e ci sono congiunti; mentre teniamo lontani ed abbiamo in odio coloro che sentiamo avversari sulla via che conduce a Dio. Diventa infatti una specie d’amore il sentimento di avversione per cui non acconsentiamo a chi è sapiente secondo la carne, quando ci spinge al male. Il Signore, per dimostrare che questa avversione per i congiunti non procede da malanimo ma da amore, subito aggiunge: e persino la sua vita. Ci si comanda dunque di odiare i congiunti ed anche la nostra vita. È chiaro quindi che deve sentire per il prossimo un sentimento di avversione che pure nasce dall’amore, chi lo odia come se stesso. Noi infatti odiamo davvero la nostra vita, quando non acconsentiamo ai suoi carnali desideri ma ne contrastiamo le voglie e resistiamo al piacere. Trattata così con questo disprezzo, essa è indirizzata al meglio e diventa oggetto di amore anche se raggiunta da questa specie di odio. Secondo questi criteri dobbiamo avere in odio i congiunti: sia per noi oggetto di amore ciò che essi sono, e motivo di odio ciò che è per noi ostacolo sulla via di Dio.

Sappiamo che mentre Paolo si avvicinava a Gerusalemme, il profeta Agabo ne prese la cintura e con essa si legò i piedi esclamando: l’uomo a cui appartiene questa cintura, sarà legato così in Gerusalemme (At 21, 11). Ma l’apostolo che veramente odiava la sua vita rispose così: sono pronto non solo ad essere legato ma anche a morire in Gerusalemme per il nome del Signore Gesù Cristo; e non ritengo la mia vita più preziosa di me (At 20, 24).

Ecco come egli odiava la sua vita amandola, anzi come la amava pur odiandola, con questo desiderio che aveva di consegnarla al martirio per il nome di Cristo, riconducendola così dalla morte del peccato alla vita. Questi criteri che regolano l’odio che dobbiamo avere verso di noi, ispirino quello che dobbiamo portare al prossimo. Anche chi ci è nemico va amato in questo mondo, ma chi ci ostacola sulla via di Dio non può essere amato anche se è nostro congiunto. Chi infatti desidera i premi eterni, nella causa di Dio a cui si è dato non deve tener conto del padre, della madre, della sposa, dei figli, dei parenti e neppure di se stesso, per riuscire a conoscere Dio in maniera perfetta, non preferendo alcuno alla sua causa. È grave infatti se gli affetti della carne nuocciono ai buoni sentimenti dell’anima e ne comprimono la forza; da essi tuttavia non riceveremo alcun male se riusciamo a tenerli sottomessi. Dobbiamo dunque amare il prossimo ed avere carità per tutti, congiunti ed estranei, senza tuttavia perdere l’amore di Dio per questi affetti umani.

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