23.a Domenica del T.O. – A

23.a Domenica del T.O. – A

PRIMA LETTURA
Ez 33,1.7-9

Se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te.

SALMO RESPONSORIALE
Sal 94

R. Ascoltate oggi la voce del Signore.

SECONDA LETTURA
Rm 13,8-10

Pienezza della Legge è la carità.

CANTO AL VANGELO
(2Cor 5,19)

VANGELO
Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.

PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

La verità è l’inizio della carità.
Per questo ricondurre un fratello
che si era smarrito nelle tenebre,
ammonendolo personalmente con dolcezza,
è aprire a lui la porta dell’amore di Dio.

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 17, 1-4
State attenti a voi stessi! Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. (v. 3)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 12
La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene. (v. 9)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 13
[La carità] non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. (v. 6)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI GALATI, CAP. 6, 1-10
Fratelli, qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso, per non cadere anche tu in tentazione. Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo. (vv. 1-2)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI COLOSSESI, CAP. 3, 1-17
Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. (vv. 9-10)

DALLA LETTERA DI S. GIACOMO APOSTOLO, CAP. 5, 7-20
Fratelli miei, se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati. (vv. 19-20)

SALMO 141 (140)
Mi percuota il giusto e il fedele mi rimproveri, ma l’olio dell’empio non profumi il mio capo; tra le loro malvagità continui la mia preghiera. (v. 5)

DAL LIBRO DEL PROFETA EZECHIELE, CAP. 3, 1-21
Se tu … avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato. (v. 21)

DAL LIBRO DEL PROFETA ZACCARIA, CAP. 8, 1-17
Ecco ciò che voi dovrete fare: parlate con sincerità ciascuno con il suo prossimo; veraci e sereni siano i giudizi che terrete alle porte delle vostre città. (v. 16)

DAL LIBRO DEL LEVITICO, CAP. 19
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui. (v. 17)

COMMENTO PATRISTICO

CROMAZIO DI AQUILEIA
Dal Commento a Matteo, Trattati 58-59

Il Signore, che è l’autore della pace e della concordia, vuole che conserviamo con ogni mezzo la carità dell’amore fraterno, e per questo ci ha comandato di porre in ogni cosa l’impegno della pace e della salvezza per i nostri fratelli, dicendo: Se tuo fratello ha peccato contro di te, richiamalo tra te e lui solo. Se ti darà ascolto, avrai guadagnato tuo fratello. Con ciò mostrava che è un grandissimo guadagno se con un richiamo spirituale riuscirai a salvare un fratello che sbaglia o che pecca contro di te. Ammonendo, infatti, il fratello che sbaglia, avrai guadagnato lui, se vorrà darti ascolto, e acquisti tu stesso un merito non piccolo per il fatto di perdonargli, dopo una dignitosa ammonizione, il peccato che ha commesso contro di te. Dà questo medesimo ammonimento lo Spirito Santo, per bocca di Salomone: Ammonisci l’amico nell’eventualità che non abbia fatto nulla e quindi dica: Non l’ho fatto; oppure, se l’ha fatto, perché non lo faccia ancora. Ammonisci il tuo prossimo, nell’eventualità che non l’abbia detto, e se l’ha detto, non lo dica più (Sir 19, 13-15). Spesso infatti l’accusa è infondata. E ancora: Quant’è meglio rimproverare piuttosto che covare l’ira (Sir 20, 1). Questo significa veramente conservare la carità e la pace nei riguardi del fratello, non tenere l’ira in cuore, ma con lealtà rimproverare e correggere il fratello che sbaglia.
È dolce ed utile una tale correzione del fratello, che non deriva dalla malignità, ma da un cuore puro e da autentica carità. Di questo modo di correggere parla anche Davide nel salmo, dicendo: Il giusto mi correggerà con misericordia (Sal 140, 5). E aggiunse: L’olio dei peccatori non profumerà il mio capo.
Il profeta desidera persino essere rimproverato dal giusto, ma non dal peccatore, perché sa che il rimprovero del giusto è soave e necessario, quello, invece, dei peccatori odioso e molesto. Perciò, non a torto, il Signore prescrisse che il fratello peccatore fosse corretto da un fratello: certamente da un fratello fedele che per sentimento di carità rimprovera il fratello nel desiderio di guadagnarlo. E certamente giova alla salvezza di ciascuno rimproverare il fratello che pecca per la comune salvezza, piuttosto che adirarsi o criticare il fratello commettendo un peccato, conforme a ciò che leggiamo nella Scrittura: Sedendo sparlavi contro tuo fratello, contro il figlio di tua madre suscitavi scandalo (Sal 49, 20). Perciò, non a torto, anche in un altro salmo, in persona del Signore, così parla il profeta: Punivo coloro che sparlavano segretamente del loro prossimo (Sal 100, 5).
Perciò, per custodire la pace e la carità fraterna, il Signore ordina che ciascuno corregga il fratello che pecca contro di lui per la sua salvezza. Se non ti ascolterà, prendi con te anche una o due persone, perché ogni parola si fondi sull’affermazione di due o tre testimoni. Ma se non li ascolterà, informane l’assemblea. Se non ascolta nemmeno l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. Quant’è completo e necessario il sentimento di carità che ci viene comandato di usare nei riguardi del fratello che pecca, così che, anzitutto, sia subito rimproverato da ciascuno di noi; quindi, se non vorrà ascoltare, si ricorra anche a una o due altre persone! Ma se crederà di non tenere alcun conto anche di costoro, il Signore prescrive che si debba informare l’assemblea; se, infine, riterrà di non prendere in alcuna considerazione l’assemblea, stabilisce che un tale individuo debba essere considerato con un pagano e un pubblicano.
Pertanto, dobbiamo darci da fare con ogni mezzo, per guadagnare il fratello peccatore o con la nostra correzione o con quella dei fratelli o almeno con quella dell’assemblea. Se, infatti, non è motivo di scarsa lode per gli uomini di questo mondo rifare amicizia con uno dopo averlo corretto, quanto maggiore motivo di gloria è per noi guadagnare per Dio e per la salvezza eterna un fratello dopo averlo corretto!
Ma se non ascolterà nemmeno l’assemblea, sia per te come pagano e un pubblicano. Infatti, senza dubbio, un tale individuo non deve essere più ritenuto cristiano né essere annoverato nel numero dei fratelli, poiché non solo non ha voluto ascoltare due o tre fratelli che cercavano di correggerlo ma ha creduto di dover disprezzare il richiamo dell’intera assemblea.
E disprezzando questa, senza dubbio disprezza il Figlio di Dio e, mediante il Figlio il Padre, come dice lo stesso Signore ai discepoli: Chi disprezza voi, disprezza me. E chi disprezza me, disprezza Colui che mi ha mandato (Lc 10, 16). Perciò, accadde così anche al popolo giudaico, quando benché più volte rimproverati, non vollero ascoltare né Mosè osservando la Legge, né il Signore, ascoltando i profeti, né la sua Chiesa, ubbidendo agli apostoli, e in ultimo, cominciarono ad essere come pagani e pubblicani.

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