22.a Domenica del T. O. – C

22.a Domenica del T. O. – C

Bisognava che Cristo, maestro, guida e
perfezionatore dell’umiltà, amputasse ogni
ramo della cattiva radice della vana gloria.
Teofilatto, Esp. del vang. sec. Luca XIV, 7-11

PRIMA LETTURA
Fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore.
Sir 3,19-21.30-31

SALMO RESPONSORIALE
Sal 67

 

I giusti si rallegrano,
esultano davanti a Dio
e cantano di gioia.
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome:
Signore è il suo nome. R/.
Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri. R/.
Pioggia abbondante hai riversato, o Dio,
la tua esausta eredità tu hai consolidato
e in essa ha abitato il tuo popolo,
in quella che, nella tua bontà,
hai reso sicura per il povero, o Dio. R/.

SECONDA LETTURA
Vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente.
Eb 12,18-19.22-24

CANTO AL VANGELO
(Mt 11,29)

VANGELO
Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.
Lc 14,1.7-14

 

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

PERCORSO ESEGETICO

Nel giorno del Signore, Gesù viene a mensa con noi
per insegnarci a stare nella casa del Padre
e a mangiare con lui il pane dei figli.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 4, 1-42
Gesù disse loro: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”. (v. 34)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 6, 1-66
Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo. (v. 27)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 13, 31-14, 11
Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. (vv. 2-3)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 7, 31-50
Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. (v. 36)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 11, 17-37
Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. (v. 20)

DAL LIBRO DELL’APOCALISSE, CAP. 3, 14-22
Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. (v. 20)

SALMO 23 (22)
Davanti a me tu prepari una mensa … Il mio calice trabocca. (v. 5)

DAL LIBRO DEI PROVERBI, CAP. 9, 1-12
Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. (v. 5)

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 16, 15-29
Perché i tuoi figli, che ami, o Signore, capissero che non le diverse specie di frutti nutrono l’uomo, ma la tua parola conserva coloro che credono in te. (v. 26)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 55, 2-13
Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. (v. 2)

COMMENTO PATRISTICO

GREGORIO MAGNO
Dalla Regola pastorale, cap. XX

Bisogna quindi esortare chi dà generosamente del suo a considerarsi uno che aiuta i poveri di questa terra per incarico del Padre celeste, e a donare con umiltà, convinto che è già possesso altrui ciò che viene da lui elargito. Considerandosi costituito in questo ministero nel quale semplicemente viene distribuito ciò che è stato ricevuto, non ceda all’orgoglio nell’intimo, ma viva nel timore. Deve usare la massima cura per distribuire secondo giustizia i beni avuti in custodia, perché non gli succeda di dare a chi non merita o di non dare a chi merita, di dare molto a chi deve aver poco o poco a chi dovrebbe avere molto, di sperperare con decisioni precipitate i beni da elargire, di far soffrire con la lentezza dell’intervento i bisognosi, di cedere alla segreta speranza di essere ricambiato quaggiù, di desiderare una effimera lode che guasta il valore della carità, di sentire amarezza nel compiere il dono, di gioire più del conveniente per il bene compiuto, di attribuire a sé un po’ di merito per aver eseguito tutto a perfezione, con la conseguenza di mandare in rovina il bene compiuto.

Per non attribuire a sé il merito di questa generosità, deve meditare la divina parola: chi ha un ministero lo eserciti con la virtù ricevuta da Dio (1 Pt 4, 11). Eviterà di rallegrarsi oltre il giusto per i doni elargiti, accogliendo questa esortazione: quando avrete eseguito tutto quello che vi è stato comandato dite: siamo servi inutili; abbiamo solo compiuto il nostro dovere (Lc 17, 10). L’amarezza non può guastare l’atto generoso per chi medita quanto sta scritto: Dio ama chi sa donare con gioia (2 Cor 9,7). Nessun desiderio di gloria effimera può nascere in chi medita la divina parola: non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra (Mt 6, 3), cioè nessuna brama di onori terreni si unisca all’atto benefico, e chi si mostra generoso non abbia di mira di conquistare fama per questo.

Per non andare in cerca di un contraccambio per il dono compiuto, bisogna riflettere a quanto sta scritto: quando dai un pranzo o una cena, non chiamare gli amici, i fratelli, i parenti o i vicini ricchi, perché non succeda che anche essi t’invitino e tu ne abbia il contraccambio. Quando fai un banchetto, chiama i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi e potrai dirti lieto perché non hanno possibilità di ricompensarti (Lc 14, 12-14). Non bisogna porre indugi nel dare ciò che deve subito essere elargito. Leggiamo infatti: non dire al tuo amico: su, dunque, va e torna, domani ti darò, quando puoi aiutarlo subito (Pr 3, 28). Non è giusto però far sperpero di ciò che si possiede, sotto pretesto di generosità. Si dice infatti: “l’elemosina sudi nella tua mano”. Certo sarebbe meschino dare con parsimonia quando il bisogno è grande: chi semina scarsamente, raccoglierà poco (2 Cor 9, 6), ma neanche si deve elargire senza limite quando non sono gravi le necessità, per non prorompere poi in atti di impazienza perché costretti alle privazioni: non è il caso di mettersi nei disagi per sollevare gli altri. Ci sia come una uguaglianza, per cui, essendo nell’abbondanza, possiate dar soccorso agli altri e riceverne voi stessi da chi ha forti possibilità (2 Cor 8, 13-14). Quando infatti un benefattore non si sente capace di sopportare poi dei disagi, se dona con troppa generosità si mette nell’occasione di rammaricarsi contro se stesso. Bisogna quindi prima disporre l’animo ad accettare anche le privazioni e poi distribuire parte dei propri beni o anche tutti, per non trovarsi impreparati ad affrontare una improvvisa povertà e perdere così il merito del bene compiuto, rodendosi nell’anima con lamenti continui. Al bisognoso che chiede un piccolo aiuto non bisogna negarlo mai, come sta scritto: dona a chiunque ti chiede (Lc 6, 30), ma a chi non è nella necessità di essere aiutato non bisogna dar nulla, come ancora leggiamo nella Bibbia: soccorri il giusto e non aiutare il peccatore; benefica l’umile e non dare all’empio (Sir 12, 5-6). E ancora: metti il tuo pane e il tuo vino sulla tomba del giusto e non metterti a mangiare e a bere con i peccatori (Tb 4, 18). Offre il suo pane e il suo vino ai peccatori, chi soccorre i malvagi proprio perché sono tali.

Pensiamo ad esempio ad alcuni ricchi di questo mondo che sciupano i loro averi per dar prosperità a degli istrioni, mentre i poveri di Cristo soffrono la fame. Chi invece spezza il suo pane con un peccatore che è povero, non perché è un peccatore ma perché è una creatura umana, non soccorre un malvagio ma un misero che è onesto, ed ama in lui non il peccato ma la natura umana.

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