2.a Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

Certo S. Tommaso ha dubitato dopo la
resurrezione del Signore, ma proprio il
suo dubbio ha confermato la fede della Chiesa.
S. Cromazio di Aquileia, Sermone 26

PRIMA LETTURA
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.
At 2,42-47
SALMO RESPONSORIALE
Sal 117
SECONDA LETTURA
Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.
1Pt 1,3-9
CANTO AL VANGELO
(Gv 20,29)
VANGELO
Otto giorni dopo venne Gesù.
Gv 20,19-31
PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO

La beatitudine dello Spirito Santo è donata a chi crede
non in virtù di una propria esperienza particolare,
ma accogliendo con umiltà l’annuncio degli apostoli
fissato nelle Sacre Scritture.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 5, 19-40
Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene sono proprio esse che mi rendono testimonianza. (v. 39)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 1, 26-55
Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore. (v. 45)

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 8, 4-8
E le folle prestavano ascolto unanimi alle parole di Filippo … e vi fu grande gioia in quella città. (vv. 6. 8)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 4, 1-6
Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da ciò noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore. (v. 6)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI GALATI, CAP. 3, 1-5
Questo solo io vorrei sapere da voi: è per le opere della legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver creduto alla predicazione? (v. 2)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI TESSALONICESI, CAP. 2
Proprio per questo anche noi ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete. (v. 13)

DALLA SECONDA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO A TIMOTEO, CAP. 3, 14-16
Fin dall’infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. (v. 15)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 1, 1-9
Voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa. (v. 8)

DAL LIBRO DEL DEUTERONOMIO, CAP. 4, 9-20
Il Signore vi parlò dal fuoco; voi udivate il suono delle parole ma non vedevate alcuna figura; vi era soltanto una voce. (v. 12)

DAL CANTICO DEI CANTICI, CAP. 2
Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline … Ora parla il mio diletto e mi dice: “Alzati, amica mia, mia bella e vieni” (vv. 8. 10)

COMMENTO PATRISTICO

SANT’ILARIO DI POITIERS
Dal trattato “Sulla Trinità” (De Trinitate, III,20; VII,12. PL 10,87-88. 209.)

Porgo ascolto al Signore e credo alle cose che sono state scritte. Perciò so che, subito dopo la risurrezione, Cristo spesso si offrì in corpo alla vista di molti ancora increduli. E precisamente si fece vedere a Tommaso, che non voleva credere se non avesse potuto toccare con mano le sue ferite, così come disse: Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò. Il Signore si adatta alla nostra debole mente e, per chiarire i dubbi di chi non riesce a credere, opera un miracolo caratteristico della sua invisibile potenza.

Tu che indaghi minuziosamente le realtà celesti, chiunque tu possa essere, spiegami il modo con cui avviene questo fatto. I discepoli erano in un ambiente chiuso e tutti quanti insieme tenevano una riunione in un luogo appartato. Ed ecco il Signore, per rendere ferma la fede di Tommaso, accetta la sfida, si presenta e offre la possibilità di palpare il suo corpo, di toccare con mano la sua ferita. Naturalmente, poiché doveva essere riconosciuto per le sue ferite, egli dovette mostrarsi con il corpo che aveva ricevuto le ferite.

All’incredulo io domando attraverso quali parti dell’abitazione che era chiusa, Cristo, dotato di corpo com’era, poté penetrare. Con molta precisione l’Evangelista annota infatti: Venne Gesù a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro. Forse che, penetrando nella struttura delle pareti e nella compattezza delle parti in legno, attraversò la loro natura impenetrabile? Infatti, eccolo lì in mezzo a loro con un corpo reale, non sotto apparenze simulate o false.

Segui, dunque, con gli occhi della tua mente la via battuta da lui nel penetrare, accompagnalo con la vista dell’intelletto mentre entra nell’abitazione chiusa.

Tutte le aperture sono intatte e sbarrate, ma ecco compare in mezzo colui al quale tutto è accessibile in virtù della sua potenza. Tu vai cavillando sui fatti invisibili, io a te domando la spiegazione di fatti visibili. Non viene meno in alcun modo la compattezza e il materiale ligneo e pietroso non lascia passare cosa alcuna attraverso gli elementi che lo compongono, per una specie di infiltrazione impercettibile. Il corpo del Signore non perde la sua natura fisica per poi riprenderla dal nulla: eppure di dove viene colui che si ferma in mezzo? A queste domande si arrendono pensiero e parola, e il fatto nella sua verità supera l’umana capacità di intendere.

Tommaso esclama: Mio Signore e mio Dio! Dunque, colui che egli confessa come Dio è il suo Dio. Senza dubbio Tommaso non ignorava le parole del Signore: Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo.1   Come la fede di un Apostolo, professando Cristo come Dio, poté dimenticare il massimo precetto che ordina di vivere nella confessione dell’unità divina? Ma la potenza della risurrezione fece intendere all’Apostolo il mistero della fede nella sua pienezza. Già sovente egli aveva udito le parole di Gesù: Io e il Padre siamo una cosa sola.   Tutto quello che il Padre possiede è mio.   Io sono nel Padre e il Padre è in me.   Ormai, senza pericolo per la fede, Tommaso può attribuire a Cristo il nome che designa la natura divina.

La sua fede schietta non esclude di credere nell’unico Dio Padre proclamando la divinità del Figlio di Dio. Infatti, egli crede che il Figlio di Dio non possiede una natura diversa da quella del Padre.

E la fede nell’unica natura non correva il rischio di trasformarsi in empia confessione di un secondo Dio, perché la perfetta nascita di Dio non aveva portato una seconda natura divina. Pertanto, fu con piena conoscenza della verità contenuta nel mistero evangelico che Tommaso confessò il suo Signore e il suo Dio. Qui non si tratta di un titolo d’onore, ma del riconoscimento della sua natura. Egli credette che Cristo era Dio nella piena realtà della sua sostanza e della sua potenza.

Il Signore confermò che l’affermazione di Tommaso non era un semplice riconoscimento di onore, ma atto di fede, dicendo: Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!

Infatti, Tommaso credette perché vide. Ma tu mi puoi domandare: Che cosa ha creduto? Che cosa poté credere se non ciò che ha dichiarato: Mio Signore e mio Dio? Nessuna natura, se non quella divina, avrebbe potuto risorgere per propria virtù dalla morte alla vita; e la sicurezza di una fede ormai certa fa professare a Tommaso questa verità, cioè che è Dio.

Non possiamo pensare che il nome Dio non indichi una natura reale. Infatti quel nome non è forse stato pronunziato in base a una fede nella natura divina fondata su prove? Sicuramente quel Figlio, devoto al Padre suo, che faceva non la sua volontà, ma quella di colui che lo aveva mandato e cercava non la propria gloria, ma quella di colui dal quale era venuto, avrebbe ricusato nei propri confronti l’onore implicito in un nome del genere, per non distruggere l’unità divina che aveva proclamato.

Ma in realtà, egli conferma il mistero espresso dalla fede dell’Apostolo e accetta come suo il nome che indica la natura del Padre; così egli insegnò che erano beati coloro che, pur non avendo visto quando risorgeva dai morti, afferrando il senso della risurrezione avevano creduto che egli era Dio.

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