Se il tuo piede vacilla, se dubiti, se non
riesci a superare qualcosa, se cominci ad
affondare, esclama: “Signore, salvami!”.
Lui solo infatti ti libera dalla morte della
carne, egli che nella sua carne è morto per te.
S. Agostino, Discorso 76, 9
Fermati sul monte alla presenza del Signore.
1Re 19,9.11-13 SALMO RESPONSORIALE
Sal 84 SECONDA LETTURA
Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli.
Rm 9,1-5 CANTO AL VANGELO
(Sal 129,5) VANGELO
Comandami di venire verso di te sulle acque.
Mt 14,22-33 PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO
In questo mondo Gesù non cerca la gloria degli uomini
ma vive continuamente in rapporto al Padre, custodendo
la comunione con lui nella preghiera, segno dell’intercessione
perenne che compie anche ora alla sua destra.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 4, 31-38
Gesù disse loro: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”. (v. 34)
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 5, 31-47
Io non ricevo gloria dagli uomini. (v. 41)
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 8, 48-59
Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca e giudica. (v. 50)
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 10, 22-39
Io e il Padre siamo una cosa sola. (v. 30)
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 12, 20-50
“Padre, glorifica il tuo nome.” Venne allora una voce dal cielo: “L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!”. (v. 28)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 6, 12-16
In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. (v. 12)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI FILIPPESI, CAP. 2, 1-11
Ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. (v. 11)
DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 7, 20-25
[Gesù], poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore. (vv. 24-25)
DALLA LETTERA AGLI EBREI, CAP. 8-9
Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. (v. 24)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 2, 1-2
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. (v. 1)
COMMENTO PATRISTICO
S. AGOSTINO
Dal Discorso 75, 1-4. 9
Il brano del Vangelo, che abbiamo udito or ora, ammonisce ciascuno di noi a considerare e conoscere dove siamo e dove dobbiamo dirigerci e affrettarci. Poiché ha un significato non trascurabile la barca che traghettava i discepoli di Cristo e a causa del vento contrario correva pericolo in mezzo alle onde.
Inoltre non senza un motivo il Signore, lasciata andare la folla, salì sul monte a pregare da solo; di poi andando verso i suoi discepoli camminando sul lago li trovò ch’erano in pericolo, e li riconfortò salendo sulla barca e calmò la tempesta. Ma perché meravigliarsi che possa ricondurre ogni cosa alla calma Colui che ha creato ogni cosa? Tuttavia, dopo esser salito sulla barca, i discepoli che erano trasportati da essa, dissero: Tu sei davvero il Figlio di Dio! Ma prima di questa apparizione constatata chiaramente, si erano turbati vedendolo camminare sulle acque del lago, poiché avevano detto: È un fantasma! Egli però, salito sulla barca, eliminò l’esitazione dello spirito dal loro cuore, quando già a causa del dubbio correvano nello spirito un pericolo maggiore che nel corpo a causa della tempesta.
Attraverso tutte le azioni da lui compiute il Signore ci ammonisce dunque su come dobbiamo vivere quaggiù. In questo mondo tutti infatti sono pellegrini, sebbene non tutti desiderino tornare nella patria.
Ma proprio a causa di questo viaggio noi incontriamo le sofferenze dovute a sconvolgimenti e a tempeste; è quindi necessario che siamo almeno nella barca. Poiché se nella barca corriamo pericoli, fuori della barca andiamo incontro a una morte sicura. In realtà, per quante forze abbia nei muscoli delle braccia chi nuota nel mare, talora, sopraffatto dal mare grosso, viene inghiottito dalle onde e affoga.
È necessario quindi che siamo nella barca, cioè siamo portati sul legno per essere in grado di attraversare questo mare. Orbene, questo legno, dal quale viene portata la nostra debolezza, è la croce del Signore con la quale veniamo segnati e veniamo preservati dall’annegare nelle tempeste di questo mondo. Siamo soggetti alle tempeste; ma c’è Dio che può venire in nostro aiuto.
Quanto poi al fatto che, lasciata andare la folla, il Signore salì da solo sul monte a pregare, questo monte significa l’alto dei cieli. Poiché il Signore dopo la risurrezione, lasciata la folla, ascese da solo in cielo, e lì intercede per noi, come dice l’Apostolo (Rm 8, 34). C’è pertanto un significato misterioso in quest’azione del Signore il quale, lasciata la folla, sale sul monte per essere solo in preghiera. In effetti egli è ancora oggi il solo primo nato dei Risorti il quale dopo la risurrezione del corpo si trova alla destra del Padre quale sommo sacerdote e avvocato delle nostre preghiere. Il capo della Chiesa è nell’alto dei cieli, perché tutte le altre membra lo seguano alla fine. Se dunque intercede per noi, prega da solo, per così dire sulla cima di monte, al di sopra di tutte le creature più alte.
Frattanto la barca che trasporta i discepoli, cioè la Chiesa, è agitata e scossa dalle tempeste delle avversità e non cessa il vento contrario, cioè il diavolo che le si oppone e si sforza d’impedirle di giungere alla tranquillità del porto. Ma più potente è Colui che intercede per noi. Poiché in mezzo a queste nostre tempeste che ci travagliano, egli ci dà fiducia venendo verso di noi e confortandoci; quando siamo turbati, badiamo soltanto di non uscire dalla barca e di non gettarci in mare. In realtà anche se la barca è sbattuta è tuttavia sempre una barca. Essa sola porta i discepoli e accoglie Cristo. È vero, essa corre pericolo nel mare, ma senza di essa uno va in perdizione. Rimani perciò ben saldo nella barca e prega Dio. Quando non approdano ad alcun risultato tutti gli accorgimenti e sono insufficienti le manovre del pilota e le stesse vele spiegate possono portare più pericolo che utilità; quando non si può più fare affidamento su ogni specie di aiuti e di forze dell’uomo, ai passeggeri non resta altro che intensificare le preghiere e implorare l’aiuto di Dio.
Colui il quale dà ai naviganti la possibilità di arrivare al porto, abbandonerà forse la propria Chiesa senza condurla alla tranquillità?
Or dunque, fratelli, i più violenti sconvolgimenti avvengono in questa barca solo quando in essa non c’è il Signore. Chi però si trova nella Chiesa è forse separato dal Signore? Quand’è che ne è separato?
Quando si lascia vincere da qualche passione.
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