18.a Domenica del T.O. – C

18.a Domenica del T.O. – C

Vuoi essere ricco davanti a Dio?
Da’ a Dio.
S. Agostino, Discorso 107/A, 7

PRIMA LETTURA
Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica?
Qo 1,2;2,21-23

SALMO RESPONSORIALE
Sal 89

 

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte. R/.
Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca. R/.
Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! R/.
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R/.

SECONDA LETTURA
Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.
Col 3,1-5.9-11

CANTO AL VANGELO
(Mt 5,3)

VANGELO
Quello che hai preparato, di chi sarà?
Lc 12,13-21

 

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

PERCORSO ESEGETICO

L’orgoglio nascosto e inconsapevole,
che è presente nel profondo del cuore,
porta l’uomo a porsi al di sopra di Dio,
insegnandoGli che cosa debba dire o fare.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 7, 1-8
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne; i suoi fratelli dissero [a Gesù]: “Parti di qui e va’ nella Giudea perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. (vv. 2-3)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 12, 1-11
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. (vv. 4-5)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 10, 38-42
Marta … fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”.(v. 40)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 16, 21-33
Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. (v. 22)

SALMO 73 (72)
Dell’orgoglio si fanno una collana e la violenza è il loro vestito … Scherniscono e parlano con malizia, minacciano dall’alto con prepotenza. (vv. 6. 8)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 29, 15-24
Quanto siete perversi! Forse che il vasaio è stimato pari alla creta? Un oggetto può dire del suo autore: “Non mi ha fatto lui”? E un vaso può dire del vasaio: “Non capisce”? (v. 16)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 45, 9-19
Dice il Signore, il Santo di Israele, che lo ha plasmato: “Volete interrogarmi sul futuro dei miei figli e darmi ordini sul lavoro delle mie mani? (v. 11)

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 14
Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono … Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. (vv. 13-14)

COMMENTO PATRISTICO

GREGORIO NAZIANZENO
Dal Discorso 14, 20-22

Non si vanti il saggio della sua saggezza, né il ricco delle sue ricchezze né il forte della sua forza (Ger 9, 23 ), anche se fossero giunti al sommo fastigio della sapienza, della ricchezza o della potenza. Io poi aggiungerò cose simili a queste: chi è famoso e celebre non si esalti per la sua gloria; né chi gode ottima salute per la sanità; né chi è bello per la sua avvenenza; né chi è giovane per l’età giovanile; in una parola, non vi sia nessun superbo o vanitoso che si glori in quelle cose che in questo mondo sono lodate; chi si vanta invece, si vanti di questa sola cosa: di conoscere e cercare Dio; e compiangendo la sorte degli sventurati, metta in serbo un po’ di bene per la vita futura. Tutte le altre cose sono caduche e fragili, e, come in un gioco di sassolini, vengono gettate e trasferite dall’uno all’altro; così niente appartiene in proprio a chi lo possiede, che non debba consumarsi con l’andar del tempo, o trasferirsi ad altri con dispiacere.

Quelle invece sono realtà sicure e stabili, che non vengono a mancare, né si dissolvono; la speranza di chi pone in esse la propria fiducia, non viene frustrata.

Mi sembra inoltre che proprio perché nessun bene su questa terra è stabile e duraturo, e qualunque altra cosa fatta saggiamente dal Verbo creatore e da quella Sapienza che supera ogni mente ci lascia delusi, e vediamo le cose mutarsi ora in un senso ora in un altro, ora trasportate in alto ora in basso o addirittura rovesciate, e prima di averle in mano sono già allontanate e sfuggite: proprio per questo, dico, vista la loro instabilità e variabilità, siamo spinti a dirigerci verso il porto della vita futura. Che cosa avremmo fatto se il benessere fosse per noi sicuro, mentre, benché fluttuante e fragile, vi siamo attaccati come da catene e siamo ridotti dalla sua ingannevole cupidigia a tanta schiavitù, da non poter pensare che vi sia nulla di meglio e di più prezioso delle cose presenti? E tutto ciò mentre ascoltiamo e siamo convinti d’essere stati creati a immagine di quel Dio che è nei cieli e che ci attrae a sé, e di questo siamo persuasi?

Chi è saggio osservi queste cose e comprenderà (Sal 106, 43). Chi trascurerà le cose passeggere? Chi attenderà alle cose che non mutano? Chi considererà le cose presenti come se non ci fossero? Beato davvero chi, separando con la spada del Verbo ciò che è migliore dal cattivo, mettendo da parte e dividendo decide nel suo cuore il santo viaggio (Sal 83, 6), come dice il beato Davide. E fuggendo con tutte le forze questa valle di lacrime, cerca i beni supremi; crocifisso con Cristo al mondo, con Cristo risorge e insieme con lui ascende, erede di una vita non transitoria né fallace, dove il serpente non morde più durante il cammino, né tende l’insidia al calcagno, essendo stata schiacciata la sua testa. Lo stesso beato Michea, osservando questo fatto e schernendo i rettili e quanti hanno soltanto l’apparenza del bene, esclama: Venite, saliamo al monte del Signore. Su, andatevene, perché questo non è più luogo di riposo (Mi 4, 2; 2, 10). Sono press’a poco le stesse parole, con cui ci esorta il nostro Signore e Salvatore: Alzatevi, andiamo via di qui (Gv 14, 31). Così dicendo, trasferiva non solo i discepoli di quel tempo da quel luogo, come qualcuno forse potrebbe credere, ma staccava per sempre i suoi discepoli dalla terra e dai beni terreni per portarli verso il cielo e le cose celesti.

Seguiamo dunque il Verbo, cerchiamo quel riposo; disprezziamo le ricchezze e le comodità di questa vita, arricchendoci soltanto di ciò che in esse vi è di buono; cioè salviamo le anime nostre con le elemosine, distribuendo le nostre ricchezze ai poveri per arricchirci dei beni celesti.

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