In tutto il nostro mendicare, nella nostra
miseria, povertà, bisogno e tribolazione,
non c’è nessuno che ci spezzi del pane;
non c’è nessuno che pensi a nutrirci, nessuno
che ci ristori se non Tu, Dio nostro.
Baldovino di Ford,
Il Sacramento dell’altare II, 1, 26
Venite e mangiate.
Is 55,1-3 SALMO RESPONSORIALE
Sal 144 SECONDA LETTURA
Nessuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo.
Rm 8,35.37-39 CANTO AL VANGELO
(Mt 4,4b) VANGELO
Tutti mangiarono e furono saziati.
Mt 14,13-21 PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi
PERCORSO ESEGETICO
Gesù nutre la sua predicazione nel “deserto”,
cioè nell’umile ascolto
e nella fedele custodia della volontà del Padre,
lontano dal tumulto degli uomini.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 15, 1-17
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. (v. 10)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 6, 1-18
Tu, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. (v. 6)
DAL VANGELO SECONDO MARCO, CAP. 1, 35-39
Al mattino [Gesù] si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. (v. 35)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 2
Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. (v. 19)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 4, 1-13
Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto. (v. 1)
SALMO 31 (30)
Tu li nascondi al riparo del tuo volto, lontano dagli intrighi degli uomini; li metti al sicuro nella tua tenda, lontano dalla rissa delle lingue. (v. 21)
DAL CANTICO DEI CANTICI, CAP. 1
Attirami dietro a te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te, ricorderemo le tue tenerezze più del vino. A ragione ti amano! (v. 4)
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 50, 4-11
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati. (v. 4)
DAL LIBRO DEL PROFETA GEREMIA, CAP. 2
Così dice il Signore: Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata. (v. 2)
DAL LIBRO DEL PROFETA OSEA, CAP. 2, 4-25
La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. (v. 16)
COMMENTO PATRISTICO
S. BRUNO DI SEGNI
Dal Commento a Matteo III, 61
Venuta sera, gli si avvicinarono i suoi discepoli, dicendo: “Il luogo è deserto, e l’ora è ormai avanzata, congeda le folle, affinché andando nei villaggi, si comprino del cibo”. Ma Gesù disse loro: “Non è necessario che vadano, date voi stessi loro da mangiare”. Il Signore ristora le folle di sera, perché cominciò a predicare nell’ultima ora, e nell’ultima età [del mondo]. Perciò Giovanni dice: figlioli è l’ultima ora (1 Gv 2, 18). E l’Apostolo: Noi siamo coloro per i quali è arrivata la fine dei tempi (1 Cor 10, 11). Fa poi nel deserto, cioè in mezzo a un popolo indocile e selvaggio, privo di disciplina e di conoscenza. Riguardo a ciò dice il Salmista: In una terra deserta e impervia e senz’acqua, così nel luogo santo sono apparso a te, per vedere la tua potenza e la tua gloria (Sal 62, 3). Anche Giovanni Battista predicava in questo deserto, dicendo: Io sono voce di uno che grida nel deserto: preparate la via al Signore (Mt 3, 3).
Se i suoi discepoli avessero conosciuto ciò che il Signore stava per fare, come lo sapeva sua madre, invitata alle nozze, non gli avrebbero mai detto: Congeda le folle affinché, andando nei villaggi, comprino per sé del cibo; essa, infatti, piena di Spirito santo, preconoscendo già il futuro diceva: Non hanno vino (Gv 2, 3), perché sapeva che suo figlio in quell’occasione stava per dare un vino nuovo.
Ma che cosa dice il Signore? Date voi loro da mangiare.
Gli risposero: Non abbiamo qui se non pani e due pesci. Vedi che i discepoli di Cristo non capivano ancora che cosa significavano i due pesci e i cinque pani: perciò non pensavano potesse essere sufficiente per una così grande folla, ciò che bastava per il mondo intero. Infatti i cinque pani sono i cinque libri di Mosè; in essi, letti spiritualmente, è contenuto perfettamente tutto il Nuovo e l’Antico Testamento, le cui ricchezze certo sono sufficienti per dare da mangiare a tutti gli uomini: infatti aumentano sempre, come questi pani, e chi più ne mangia, più ne abbonda.
I pesci invece sono l’intelletto e la memoria: senza di questi infatti tali pani non possono né essere mangiati né trattenuti nel ventre dell’anima, poiché tale cibo si mangia con l’intelligenza e si trattiene con la memoria. Dunque né i pani hanno sapore senza i pesci, né i pesci senza i pani. Che vale infatti leggere se non intendi? E intendere, se non affidi alla memoria quello che hai inteso? Mangiamo dunque i pani, mangiamo anche i pesci: leggiamo e comprendiamo, e quelle cose che comprendiamo tratteniamole nella memoria: da quelli infatti che non fanno così, viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore, perché non si salvino per mezzo della fede.
Il Signore ordinò dunque che gli fossero portati quei pani, e avendo fatto sedere le folle sull’erba, presi i cinque pani e i due pesci, alzando gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e diede ai suoi discepoli i pani: i discepoli poi alle folle. Ecco il nostro Salvatore fa sedere le folle sopra l’erba, perché comprenda che è indegno di questo cibo chi non si è ancora seduto sull’erba. Il profeta infatti dice: Veramente il popolo è come l’erba: l’erba si secca e il fiore cade (Is 40, 7).
Chiunque dunque tu sia, che vuoi essere saziato dai pani di Cristo, prima siediti sull’erba, anzi prima riconosci che tu stesso sei erba. Allora infatti non sarà più rigoglioso il verdeggiare della carne; ascolta l’Apostolo che dice: Mortificate le vostre membra che sono sulla terra (Col 3, 5), comprendete cioè che il fiore e la bellezza di questa vita inaridiscono presto.
Poi il Signore, prendendo i cinque pani e i due pesci, alzando gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai suoi discepoli. Sul punto di dare grandi doni ai discepoli, il Signore prima guarda verso il cielo, affinché comprendiamo che ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto, discendendo dal Padre delle luci (cfr. Gc 1,11). Ogni sapienza infatti è dal Signore Dio, e con lui è sempre stata ed è prima del mondo (Sir 1, 4). Perciò, anche riguardo a se stesso il Signore dice: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo (Gv 6,14). Il Signore guarda dunque là, da dove vengono tutti i beni. Benedice poi i pani, perché siano moltiplicati dalla sua benedizione. Così infatti il Signore in principio benedisse le prime sementi che, per la benedizione ricevuta una volta, fino ad oggi non cessano di fruttificare.
E li spezzò, il che certamente era assai necessario: che cosa significa infatti spezzare i pani se non rivelare i misteri della Scrittura? Egli stesso infatti aprì l’intelligenza ai suoi discepoli, affinché comprendessero le Scritture: egli stesso insegnò loro a spezzare i pani e ad esporre le Scritture. Infatti dice: ne diede ai suoi discepoli e i suoi discepoli alle folle. Egli stesso infatti istruì i suoi discepoli, ma i suoi discepoli istruirono noi.
Perciò anche l’Apostolo dice: Io infatti ho ricevuto dal Signore quello che vi ho trasmesso (1 Cor 11, 23). Anche noi spezziamo agli altri questi pani, che abbiamo ricevuto spezzati dai discepoli del Signore, e ogni giorno li mettiamo davanti alle folle, quando esponiamo le parole del santo vangelo.
E mangiarono tutti e furono saziati. Infatti il numero di coloro che hanno mangiato fu di cinquemila uomini, escluse le donne e i bambini: i pani non sono che cinque, quelli che ne mangiano invece sono più di cinquemila. Quelli mangiano e i pani aumentano; c è una gara tra i pani e i gli uomini. Quelli bastano, questi mancano; infatti se gli uomini non avessero cessato di mangiare forse quelli sarebbero cresciuti all’infinito. Così dunque anche il cibo spirituale, così il pane dell’uno e dell’altro Testamento: quanto più è mangiato, tanto più cresce. Forse non vedi come questo pane cresce anche nella mia bocca?
Poche infatti sono le parole esposte, e se qualcuno avido di mangiare, e capace di masticare, che avesse i denti assai forti e lo stomaco assai robusto, le avesse volute ancora masticare e spezzare, avrebbe potuto da esse procurarsi molte altre delizie.
Segue: E raccolsero ciò che era rimasto: dodici canestri pieni di avanzi. Infatti sono molto più i resti dei pani, di quanto erano stati i pani stessi: dodici sono i canestri degli avanzi, ma tutti i pani, prima di essere mangiati, avrebbero potuto stare in una sola cesta. Se poi qualcuno si meraviglia di questo, si meravigli anche di tutte le altre cose che il Signore ha operato.
Che cosa in verità ha fatto il Signore che non sia degno di meraviglia? Ha fatto cielo e terra: è mirabile.
Ha creato gli uomini e tutti gli animali: anche questo è mirabile. Ma forse anche questo non è mirabile, che da poca semente, ogni anno riempia i nostri granai?
Perché essendo l’acqua della terra sempre uguale, in ciascun albero o erba cambia sapore? Mentre per se stessa non è né dolce né amara, in alcune diventa dolce e in altre amara? Così dunque, se esamini ogni singola cosa, non troverai nulla che non sia mirabile.
Non ammirare queste cose, ma piuttosto ammira colui che ha creato queste e tutte le altre cose degne di ammirazione.
Anche questo bisogna considerare, che tanti sono i canestri, quanti sono gli apostoli: infatti ciascuno degli apostoli dai frammenti di questi cinque pani riempì la sua mente, per avere ciò di cui ristorare il popolo a lui affidato. Vedi solo nel canestro del beato evangelista Matteo, che ha messo davanti agli occhi della nostra mente, quante delizie siano contenute: di lui non possiamo dubitare che abbia raccolto anche molto dei “pesci”, in quanto ha compreso tanto bene tutte queste cose e ha affidato alla memoria ciò che ha capito.
Similmente anche il beato Giovanni riempì il suo canestro da questi pani, che dice essere stati d’orzo. Veramente erano certo d’orzo e da mangiare non dolci e difficili: perciò il Signore li spezzò e aggiunse i pesci, con cui potessero essere più facilmente mangiati.
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