PRIMA LETTURA
La pioggia fa germogliare la terra.
SALMO RESPONSORIALE
R. Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.
SECONDA LETTURA
L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Il seminatore uscì a seminare.
PREGHIERA DEI FEDELI
PERCORSO ESEGETICO
Gesù è il Verbo incarnato che, uscito dal Padre,
è venuto sulle rive del mondo
a saziare la sete di verità degli uomini
e ha fatto della Chiesa la “barca”
da cui far giungere a tutti il suo insegnamento.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 1, 1-18
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. (vv. 1. 14a)
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 7, 35-39
Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me”. (vv. 37b-38a)
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 16, 25-33
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre. (v. 28)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 28, 16-20
Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (vv. 19-20)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 5, 1-11
[Gesù] salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. (v. 3)
SALMO 42 (41)
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? (v. 3)
SALMO 43 (42)
Manda la tua verità e la tua luce; siano esse a guidarmi, mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore. (v. 3)
DAL LIBRO DEL SIRACIDE, CAP. 51, 13-30
Avvicinatevi, voi che siete senza istruzione, prendete dimora nella mia scuola. Fino a quando volete rimanerne privi, mentre la vostra anima ne è tanto assetata? (vv. 23-24)
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 55
O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte. (v. 1)
DAL LIBRO DELLA GENESI, CAP. 7
Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca che si innalzò sulla terra. Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l’arca galleggiava sulle acque. (vv. 17-18)
COMMENTO PATRISTICO
S. GREGORIO MAGNO
Dall’Omelia 15, 2-4
Custodite nella mente le parole del Signore, a cui avete prestato ascolto. Cibo della mente è, infatti, la parola di Dio, e quando essa, ascoltata, non è custodita nell’intimo della memoria, assomiglia al cibo accolto in uno stomaco malato, che viene, cioè, rifiutato.
Se uno non assimila i cibi, per la sua vita non può, certo, esserci speranza. Temete perciò il pericolo della morte eterna, se accogliete il cibo della santa esortazione ma non custodite nella memoria le parole di vita, cioè il nutrimento della giustizia.
(…)
Occorre notare che il Signore, spiegando la parabola, dice che gli affanni, i piaceri e le ricchezze soffocano la parola. Ciò avviene perché queste cose con importuni pensieri comprimono la mente sino a soffocarla e, non permettendo agli onesti desideri di giungere sino al cuore, creano come un blocco al passaggio del soffio vitale. È anche da notare che, con le ricchezze, vengono elencati gli affanni e i piaceri; perché opprimono la mente con l’ansietà e la snervano con la loro abbondanza. Per un meccanismo di contrapposizione rendono afflitti e vacillanti coloro che vi si trovano immersi. Siccome il piacere non può però convivere con l’afflizione, in alcune circostanze le ricchezze angustiano creando ansie per custodirle, in altre rendono deboli di fronte ai piaceri a motivo della loro abbondanza.
Il buon terreno produce frutto dopo il travaglio, e questo indica che il bene compiuto non ha valore se non riusciamo a sopportare con pazienza le difficoltà in cui ci si dibatte. Procedendo infatti sulla via della perfezione, aumenteranno le difficoltà da affrontare in questa vita, perché se gli affetti dello spirito si staccano dagli orizzonti terreni aumenta il contrasto con la mentalità del secolo. Da ciò deriva che vediamo parecchi impegnati nel bene ma anche affranti sotto il grave peso delle tribolazioni. Essi però, come dice il Signore, portano frutto attraverso la fatica, perché, accettando con umiltà le sofferenze, vengono – dopo di esse – mirabilmente accolti nella pace. Avviene così anche per l’uva che, pigiata, si scioglie in buon vino; per l’oliva che, schiacciata con forza, si libera della feccia tramutandosi in pingue olio; per il grano che, separato dalla paglia mediante la trebbiatura sull’aia, giunge ben pulito al granaio. Chi dunque desidera sconfiggere in pieno i vizi cerchi di accogliere con cuore umile i flagelli della propria purificazione, così da presentarsi senza macchia al Giudice, dato che ora il fuoco della sofferenza ha eliminato la ruggine che c’era ancora in lui.
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