Il Signore va dietro ai suoi predicatori,
perché prima arriva la predicazione nella
nostra mente e poi vi arriva il Signore,
quando si accetta la verità.
S. Gregorio Magno, Omelia 17, 1
Io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace.
Is 66,10-14 SALMO RESPONSORIALE
Sal 65 SECONDA LETTURA
Porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
Gal 6,14-18 CANTO AL VANGELO
(Col 3,15.16) VANGELO
La vostra pace scenderà su di lui.
Lc 10,1-12.17-20 PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO
La presenza divina nel cuore dei discepoli
è manifestata dalla mitezza
in mezzo alla violenza degli uomini.
Essa è segno della piena fiducia riposta nel Padre
che provvede sempre ai suoi figli obbedienti.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 5, 38-48
Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra. (v. 39b)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 10, 1-33
Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! (vv. 30-31)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 12, 22-32
Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. (v. 32)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 8, 28-39
Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. … Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? (vv. 28. 31)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI ROMANI, CAP. 12
Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. (vv. 18-19)
DALLA LETTERA DI S. GIACOMO APOSTOLO, CAP. 3, 13-18
La sapienza che viene dall’alto invece è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. (v. 17)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 2, 11-25
Oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. (v. 23)
SALMO 27 (26)
Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se ncontro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia. (v. 3)
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 2, 1-20
Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, per conoscere la mitezza del suo carattere e saggiare la sua rassegnazione. (v. 19)
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 50, 4-11
Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso. (vv. 6-7)
COMMENTO PATRISTICO
GREGORIO MAGNO
Hom., 17, 1-4.7 s.
Gli operai evangelici
Il nostro Signore e Salvatore, fratelli carissimi, a volte ci istruisce con le parole, alle volte con dei fatti. Le sue azioni diventano precetti, quando tacitamente, con ciò che fa, c’indica ciò che dobbiamo fare. Eccolo che manda i suoi discepoli a predicare a due a due. Perché son due i precetti della carità, carità verso Dio e carità verso il prossimo, e perché ci sia amore, ci vogliono almeno due persone. L’amore che uno ha per se stesso, nessuno lo chiama carità; dev’essere diretto a un altro, perché lo si chiami carità. Il Signore manda i discepoli a due a due, per farci capire che se uno non ha amore per gli altri, non deve mettersi a predicare.
È detto bene che “li mandò innanzi a sé in ogni città e villaggio, love egli pensava di recarsi” (Lc 10,1). Il Signore, infatti, va dietro ai suoi predicatori, perché prima arriva la predicazione nella nostra mente e poi vi arriva il Signore, quando si accetta la verità. Perciò Is dice ai predicatori: “Preparate ta via del Signore, raddrizzate le vie di Dio” (Is 40,3) …
Sentiamo ora che cosa dice il Signore ai suoi predicatori: “La messe è molta, ma gli operai son pochi. Pregate dunque il padrone della messe, che mandi operai nella sua messe” (Lc 10,2). La messe è molta, ma gli operai son pochi. Non lo possiamo dire senza rammarico. Son molti quelli che son disposti a sentire, ma son pochi a predicare. Il mondo è pieno di sacerdoti ma nella messe è difficile trovarci un operaio, perché abbiamo accettato l’ufficio sacerdotale, ma non facciamo il lavoro del nostro ufficio. Ma riflettete, riflettete, fratelli, alle parole: “Pregate il padrone della messe, che mandi operai alla sua messe”. Pregate per noi, perché possiamo lavorare adeguatamente per voi, perché la nostra lingua non desista dall’esortare, perché, dopo aver preso l’ufficio della predicazione, il nostro silenzio non ci condanni. Spesso infatti la lingua tace per colpa dei predicatori; ma succede anche altre volte che, per colpa di chi deve sentire, la parola vien meno a chi deve parlare. A volte la parola manca per la cattiveria del predicatore, come dice il Salmista: “Dio disse al peccatore: Perché osi parlare della mia giustizia?” (Sal 49,16); e alle volte il predicatore è impedito per colpa degli uditori, come in Ezechiele: “Farò attaccare la tua lingua al tuo palato e sarai muto, e non potrai rimproverare, perché è una casa che esaspera” (Ez 3,26). Come se dicesse: Ti tolgo la parola, perché un popolo che mi esaspera con le sue azioni, non è degno che gli si porti la verità. Non è facile, quindi, discernere per colpa di chi vien tolta la parola al predicatore; ma è certo che il silenzio del pastore, se qualche volta è dannoso al pastore stesso, al suo gregge lo è sempre …
Colui che prende l’ufficio di predicare, non deve fare il male ma lo deve tollerare, perché con la sua mansuetudine, gli riesca di mitigare l’ira di quelli che infieriscono contro di lui, e lui ferito riesca con le sue pene a guarire negli altri le ferite dei peccati. E anche se lo zelo della giustizia vuole che talvolta egli sia severo con gli altri, il suo furore deve nascere da amore e non da crudeltà; ed ami con amore paterno, quando col castigo difende i diritti della disciplina. E questo il superiore lo dimostra bene, quando non ama se stesso, non cerca cose del mondo, non piega il suo collo al peso di terreni desideri …
“L’operaio è degno della sua mercede” (Lc 10,7), perché gli alimenti fanno parte della mercede, in modo che qui cominci la mercede della fatica della predicazione, che sarà compiuta in cielo con la visione della Verità. Il nostro lavoro, dunque, ha due mercedi, una qui nel viaggio e un’altra nella patria: una che ci sostiene nel lavoro, l’altra che ci premia nella risurrezione. La mercede che riceviamo qui però ci deve rendere più forti per la seconda. Il predicatore perciò non deve predicare per ricevere una mercede temporale, ma deve accettare la mercede, perché possa continuare a predicare. E chiunque predica per una mercede di lode o di danaro, si priva della mercede eterna. Colui invece che, quando parla, desidera di piacere, non perché lui sia amato, ma perché il Signore sia amato, e accetta uno stipendio solo perché non venga poi meno la voce della predicazione, certamente questi non sarà premiato meno nella patria perché ha accettato un compenso in questa vita.
Ma che facciamo noi pastori, non posso dirlo senza dolore, che facciamo noi che prendiamo la mercede dei pastori e non ne facciamo il lavoro? Mangiamo ogni giorno il pane della santa Chiesa, ma non lavoriamo affatto per la Chiesa eterna. Riflettiamo quale titolo di dannazione sia il prendere il salario d’un lavoro senza fare il lavoro. Viviamo con le offerte dei fedeli, ma dov’è il lavoro per le loro anime? Prendiamo come paga ciò che i fedeli danno in sconto dei loro peccati, ma non ci diamo da fare con l’impegno della preghiera e della predicazione, come sarebbe giusto, contro quegli stessi peccati.
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