Veramente il Signore e Salvatore nostro
era figlio del carpentiere, perché col fuoco
spirituale rammollì i cuori degli uomini
come ferro, per chiamarli alla grazia della sua fede.
S. Cromazio di Aquileia, Commento a Matteo 51 A, 4
Sono una genìa di ribelli, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro.
Ez 2,2-5 SALMO RESPONSORIALE
Sal 122 SECONDA LETTURA
Mi vanterò delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.
2Cor 12,7-10 CANTO AL VANGELO
(Cf Lc 4,1) VANGELO
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.
Mc 6,1-6 PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO
La sapienza del sangue e della carne,
cioè la sapienza mondana,
non può conoscere i misteri del Cristo e lo disprezza.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 3, 1-21
Gli rispose Gesù: “In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”, (v. 3)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 11, 25-30
In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”, (v. 25)
DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 16, 13-20
Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli, (v. 17b)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 4, 14-30
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città, (vv. 28-29a)
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, CAP. 17, 16-34
Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: “Ti sentiremo su questo un’altra volta”, (v. 32)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 1, 1-31
Il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio. (v. 21a)
DALLA SECONDA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 2, 4-10
Il Signore sa liberare i pii dalla prova e serbare gli empi per il castigo nel giorno del giudizio, soprattutto coloro che nelle loro impure passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore, (vv. 9-10)
SALMO 49 (48)
L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono, (v. 13)
SALMO 45 (44)
Ascolta, figlia, guarda porgi l’orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre, (v. 11)
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 9, 1-18
Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall’alto? (v. 17)
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA, CAP. 55, 6-11
I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. (v. 8)
COMMENTO PATRISTICO
GIOVANNI CRISOSTOMO
Comment. in Matth., 48, 1
Il profeta è disprezzato nella sua patria
Venuto, dunque, nel suo paese, Gesù si astiene dai miracoli per non infiammare ulteriormente l’invidia dei suoi compaesani e non doverli condannare più duramente per la loro testarda incredulità; ma, in cambio, espone loro la sua dottrina, che, certo, non merita minor ammirazione dei miracoli. Tuttavia, costoro, completamente insensati, mentre dovrebbero ascoltare con intenso stupore e ammirare la forza delle sue parole, al contrario lo disprezzano per l’umile condizione di colui che ritengono suo padre. Eppure hanno molti esempi, verificatisi nei secoli precedenti, di figli illustri nati da padri oscuri. Così David era figlio di Jesse, umile agricoltore; Amos era figlio di un guardiano di capre e pastore lui stesso; Mosè, il legislatore, aveva un padre assai meno illustre di lui. Dovrebbero, quindi, onorare e ammirare Gesù proprio per questo fatto: che, pur sembrando loro di umile origine, insegna quella dottrina. È ben evidente così che la sua sapienza non deriva da studio, ma dalla grazia divina. Invece lo disprezzano per ciò che dovrebbero, al contrario, ammirare. D’altra parte Gesù frequenta le sinagoghe per evitare di essere accusato come solitario e nemico della convivenza umana, il che sarebbe accaduto se egli fosse vissuto sempre nel deserto. “Ed essi ne restavano stupiti e dicevano: Donde viene a costui questa sapienza e questa potenza?” (Mt 13,54), chiamando potenza la sua facoltà di operare miracoli o anche la sua stessa sapienza. “Non è questi il figlio del falegname?” (Mt 13,55). Quindi più grande il prodigio, e maggiore lo stupore. “Sua madre non si chiama Maria? E i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe Simone e Giuda? E le sorelle sue non sono tutte qui fra noi? Donde mai gli viene tutto questo? E si scandalizzavano di lui” (Mt 13,55-57). Vedete che Gesù parla proprio a Nazaret? Non sono suoi fratelli, dicono, il tale e il tal altro? E che importa? Questa dovrebbe essere la ragione più valida per credere in lui. Purtroppo l’invidia è una passione malvagia e spesso combatte e contraddice se stessa. Ciò che è straordinario, sorprendente e suscettibile di attirarli a Gesù, questo invece li scandalizza.
Che risponde loro Cristo? «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e nella propria sua casa». “E non operò molti miracoli, a causa della loro incredulità” (Mt 13,57-58). Anche Luca da parte sua riferisce che non fece lì molti miracoli (Lc 4,16-30). Ma, mi direte voi, sarebbe stato naturale e logico farli. Se Gesù aveva la possibilità di suscitare ammirazione – come in realtà avvenne -, per qual motivo non operava miracoli? Sta di fatto che egli non aveva di mira la propria gloria, ma il loro bene. Tuttavia poiché questo bene non si realizzava, Cristo trascurò la propria manifestazione per non aumentare il castigo dei suoi compaesani. Osservate dopo quanto tempo e dopo quale dimostrazione di miracoli egli torna presso di loro: ma neppur così lo accolgono, anzi si accendono più vivamente di invidia. E perché allora, voi chiederete, Gesù ha operato qualche miracolo? L’ha fatto perché non gli dicessero: “Medico, cura te stesso” (Lc 4,23), e non affermassero che egli era avversario e nemico loro e disprezzava i suoi concittadini; non voleva infine sentir dire: Se avesse operato miracoli, noi pure avremmo creduto. Per questo egli opera qualche miracolo e in seguito si ritira, compiendo, da una parte, ciò che spetta a lui ed evitando dall’altra di condannarli più severamente. Ebbene, osservate ora la potenza delle parole di Cristo: malgrado fossero dominati dall’invidia, quelli tuttavia restano stupiti. E come nelle sue opere non biasimano l’atto in se stesso, ma immaginano cause inesistenti dicendo: «In virtù di Beelzebul caccia i demoni», così anche ora non condannano la sua dottrina, ma ricorrono, per disprezzarlo, all’umiltà della sua origine. Ammirate d’altra parte la moderazione del Maestro: egli non li biasima con violenza, ma dichiara con molta mitezza: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria», e non si ferma qui, ma aggiunge: «e nella sua stessa casa», alludendo, io credo, con queste ultime parole ai suoi parenti.
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