La messe abbondante indica la moltitudine
dei popoli; i pochi operai rappresentano
la penuria dei maestri.
S. Girolamo, Commento a Matteo, I, 9, 37
Sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa.
Es 19,2-6 SALMO RESPONSORIALE
Sal 99 SECONDA LETTURA
Se siamo stati riconciliati per mezzo della morte del Figlio, molto più saremo salvati mediante la sua vita.
Rm 5,6-11 CANTO AL VANGELO
(Mc 1,15) VANGELO
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò.
Mt 9,36-10,8 PREGHIERA DEI FEDELI
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PERCORSO ESEGETICO
Ciò che rende l’uomo sfiduciato e ferito
è la mancanza di una guida sapiente e forte
che lo sottragga dal dominio ingannatore e violento
del principe di questo mondo.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 8, 31-59
Voi avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna. (v. 44)
DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 11, 14-26
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. (v. 21)
DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 4, 17-31
Dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici. (v. 22)
DALLA PRIMA LETTERA DI S. GIOVANNI APOSTOLO, CAP. 5
Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del maligno. (v. 9)
DAL LIBRO DEL PROFETA EZECHIELE, CAP. 34
Per colpa del pastore si sono disperse e son preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Vanno errando tutte le mie pecore in tutto il paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura. (vv. 5-6)
DAL LIBRO DEL PROFETA OSEA, CAP. 4, 1-10
Perisce il mio popolo per mancanza di conoscenza. (v. 6)
DAL CANTICO DEI CANTICI, CAP. 1, 1-11
Dimmi, o amore dell’anima mia, dove vai a pascolare il gregge, dove lo fai riposare al meriggio, perché io non sia come vagabonda dietro i greggi dei tuoi compagni. (v. 7)
DAL LIBRO DELL’ESODO, CAP. 1
Gli Egiziani fecero lavorare i figli d’Israele trattandoli duramente. Resero loro amara la vita costringendoli a fabbricare mattoni di argilla e con ogni sorta di lavoro nei campi: e a tutti questi lavori li obbligarono con durezza. (vv. 13-14)
COMMENTO PATRISTICO
GIOVANNI CRISOSTOMO
In Matth. 32, 2-4
«Vedute le turbe, ebbe compassione»
“E vedute le turbe, ne ebbe compassione, perché erano travagliate e abbattute come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, pochi gli operai. Pregate dunque il padrone della messe, che mandi operai nella sua messe»” (Mt 9,36-38). Osservate: anche in questa circostanza Gesù rifugge dalla vanagloria. Egli preferisce mandare a questa folla i suoi discepoli, per non richiamar su di sé l’attenzione di essa. E non solo per tale motivo, ma anche per addestrare loro. La Palestina sarà lo stadio in cui i discepoli si allenano per prepararsi ad affrontare i combattimenti in tutta la terra. Perciò fa loro superare prove sempre più dure in quanto la loro virtù lo permette, affinché possano più facilmente dopo tale addestramento sostenere le future battaglie. Egli li manda fuori dal nido come teneri uccellini perché imparino a volare. Li fa dapprima medici dei corpi dando loro il potere di guarire, e più avanti affiderà loro la cura, più importante, delle anime. Notate come mostra nello stesso tempo la felicità e la necessità della loro missione. Che dice, infatti? «La messe è molta, pochi gli operai». Dichiara cioè, che non li manda a seminare, ma solo a raccogliere una messe già pronta. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice la stessa cosa: “Altri hanno lavorato, e voi siete sottentrati nel loro lavoro” (Gv 4,38). Parla in questo modo perché non si inorgogliscano, e per dar loro fiducia: mostra, infatti, che la maggior parte del lavoro è già stata compiuta. Dobbiamo rilevare, inoltre, che anche in questa circostanza egli agisce spinto dal suo amore per gli uomini e non per rendere un ricambio dovuto: «Vedute le turbe, ne ebbe compassione, perché erano travagliate e abbattute come pecore senza pastore». Sono parole queste che ricadono come un’accusa sui capi dei Giudei, i quali, benché fossero i pastori del popolo si comportavano come i lupi. Non solo essi non correggevano gli errori della moltitudine, ma si opponevano a qualunque suo progresso. Vediamo, infatti, che quando la folla, ammirata dei miracoli di Gesù, proclama di non aver mai visto cosa simile in Israele, essi dichiarano al contrario che egli scaccia i demoni in virtù del principe dei demoni. Ma chi sono gli operai di cui parla Gesù? Evidentemente i dodici apostoli. E tuttavia dopo aver detto che «sono pochi», manda forse altri discepoli con loro? No, affatto, ma invia soltanto loro alla moltitudine. Perché allora invita a pregare il padrone della messe affinché mandi altri operai ed egli personalmente non ne manda che dodici? Ma se essi erano soltanto dodici, Gesù seppe moltiplicarli, non aumentandone il numero, ma comunicando loro la sua potenza e la sua grazia.
«Pregate, dunque, il padrone della messe». Con queste parole fa loro intendere quale grande dono sta per fare, e insieme lascia intravedere che egli stesso ha tale potere. Infatti, dopo aver dato questo avvertimento, senza che essi abbiano in precedenza rivolto una preghiera o una richiesta, egli subito li consacra apostoli, richiamando alla loro mente le parole di Giovanni, l’aia, il ventilabro, la paglia e il buon grano. Tutto questo mostra chiaramente che egli è l’agricoltore e insieme il padrone della messe e il Signore dei profeti che l’hanno seminata. È fuor di dubbio che, inviando gli apostoli a raccogliere la messe, non li invia a mietere la messe di un altro ma ciò che egli stesso ha seminato per mezzo dei profeti.
E non si limita a dar coraggio ai discepoli mostrando che il loro lavoro, il loro ministero consiste nella mietitura di una messe già pronta, ma anche li rende atti a questo ministero. “E chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere di scacciare gli spiriti immondi, e di guarire ogni malattia e ogni infermità” (Mt 10,1). Lo Spirito Santo, tuttavia, non era ancora disceso sugli apostoli, lo Spirito Santo non era ancora stato donato, perché Gesù non era stato ancora glorificato (Gv 7,39). Come potevano, allora, gli apostoli scacciare i demoni? Lo potevano grazie al comando e all’autorità di Cristo. Notate, inoltre, come è opportuno il momento scelto dal Signore per la loro missione. Gesù non li invia a predicare prima, quando essi avevano appena cominciato a seguirlo, ma solo dopo che l’hanno seguito e sono stati sufficientemente insieme con lui; dopo che lo hanno visto risuscitare una persona morta, dare ordini al mare infuriato, scacciare i demoni, sanare il paralitico, rimettere i peccati, guarire il lebbroso. Li invia a predicare e a compiere miracoli, solo dopo aver offerto loro sufficienti prove della sua potenza, sia con le parole sia con le opere. E non li espone subito ad azioni pericolose – essi allora non avevano ancora niente da temere in Palestina. Avrebbero dovuto difendersi soltanto dalle ingiurie e dalle calunnie. Ma preannunzia che dovranno affrontare rischi in futuro, preparandoli anche prima del tempo e facendoli diventare coraggiosi lottatori con la frequente predizione di tali pericoli…
“Sono questi i dodici apostoli che Gesù inviò” (Mt 10,5). Chi sono questi dodici? Sono pescatori e pubblicani; quattro di essi infatti erano pescatori e due pubblicani, cioè Matteo e Giacomo; e uno di loro era anche traditore.
Che cosa dice Cristo agli apostoli? Subito dà loro un avvertimento, dicendo. “Non andate tra i gentili, e non entrate in città di samaritani; ma andate prima alle pecore sperdute della casa d’Israele” (Mt 10,5-6). Non crediate – sembra dire – che io nutra odio e abbia avversione nei confronti dei Giudei che mi ingiuriano e dicono che opero i miracoli per virtù del demonio. Anzi, sono proprio i Giudei che ho cercato di convertire per primi e ora, distogliendovi da tutti gli altri, vi mando a loro come maestri e medici. Non soltanto vi proibisco di predicare ad altri prima che ai Giudei, ma non vi permetto neanche di prendere la strada che porta altrove e non acconsento neppure che entriate nelle città dei Samaritani…
“Cammin facendo predicate: «È vicino il regno dei cieli»” (Mt 10,7). Considerate la dignità degli apostoli e la grandezza del loro ministero? Gesù non comanda loro di predicare l’avvento di qualcosa di terreno o di sensibile e neppure quanto avevano un tempo predicato Mosè e i profeti; essi devono predicare realtà nuove e al di là di ogni aspettativa. I profeti promettevano soltanto la terra e i beni terreni: gli apostoli annunziano invece il regno dei cieli, e tutti i beni che ad esso appartengono. Non è poi la superiorità della loro predicazione che pone gli apostoli su un piano più alto dei profeti, ma è l’obbedienza pronta che essi manifestano a Cristo. Non tentano di sottrarsi al loro compito, non cercano di resistere agli ordini divini, come tentarono di fare alcuni degli antichi. Nonostante essi conoscano i pericoli, le lotte e gli intollerabili mali che dovranno sopportare, non esitano a obbedire con completa sottomissione a quanto vien loro ordinato, come appunto debbono fare i predicatori del regno dei cieli. Ma cosa c’è da stupirsi – voi mi direte – se essi obbediscono subito, senza difficoltà, dal momento che non devono annunziare niente di doloroso e di triste? Ma che dite? La loro missione non era difficile? Non avete forse sentito parlare del carcere, delle torture, della guerra da parte dei loro connazionali, dell’odio universale e di tutte le altre sciagure che cadranno sopra gli apostoli? Gesù li manda come messaggeri per promettere agli altri infiniti beni, ma promette e preannunzia loro soltanto tribolazioni e sofferenze.
Per far sì che essi abbiano pieno credito ovunque, dice loro: “Sanate infermi, risuscitate morti, mondate lebbrosi, scacciate demoni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). Notate: Gesù ha cura di formarli non meno che di far compiere loro quei miracoli; perciò mostra loro che i prodigi non sono niente se non sono accompagnati da una vita onesta: «Gratuitamente avete ricevuto» – egli dice – «gratuitamente date». Con queste parole reprime la loro vanità e provvede a tenerli lontani dall’avidità dei beni.
Perché non pensino che così grandi miracoli siano opera loro, e quindi non se ne glorino, egli sottolinea: «Gratuitamente avete ricevuto»: cioè voi non darete niente di vostro a coloro che riceveranno la vostra opera, e i miracoli che compirete non saranno frutto e ricompensa delle vostre fatiche. È per mia grazia che li farete; e questa grazia ricevuta da me gratuitamente, gratuitamente dovrete distribuirla agli altri. D’altra parte non è possibile trovare e ottenere un prezzo degno dei doni che voi darete.
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