PRIMA LETTURA
Porrò inimicizia tra la tua stirpe e la stirpe della donna.
SALMO RESPONSORIALE
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. R./
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore. R./
Io spero, Signore;
spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora. R./
Più che le sentinelle l’aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe. R./
SECONDA LETTURA
Crediamo, perciò parliamo.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
Satana è finito.
In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
PREGHIERA DEI FEDELI
COMMENTO PATRISTICO
AGOSTINO
Epist. 185, 11, 49 s.
Quale peccato contro lo Spirito Santo sia irremissibile
Cerchino dunque di comprendere che Cristo non intese dire che non sarà perdonato alcun peccato contro lo Spirito Santo, ma solo un certo peccato speciale. Così anche quando disse: “Se non fossi venuto, non avrebbero colpa” (Gv 15,22), non voleva intendere qualsiasi colpa, dal momento che i Giudei erano macchiati di molti e gravi peccati, ma voleva alludere a un certo peccato particolare che se non lo avessero commesso si sarebbero potuti rimetter loro tutti gli altri peccati commessi; alludeva cioè al peccato consistente nel rifiutare di credere in Lui, venuto nel mondo, peccato che non avrebbero commesso, s’Egli non fosse venuto tra loro. Così pure quando disse: “Chi peccherà contro lo Spirito Santo” (Mt 12,32), o: “Chi bestemmierà contro lo Spirito Santo” (Gv 20,22-23), non voleva intendere qualsiasi peccato commesso contro lo Spirito Santo con azioni o parole, ma un peccato ben determinato, quello cioè che consiste nell’ostinazione del cuore fino alla fine della vita, per cui uno rifiuta di ricevere il perdono dei peccati nell’unità del Corpo di Cristo (Gv 6,64), vivificato dallo Spirito Santo. Infatti, subito dopo aver detto ai discepoli: “Ricevete lo Spirito Santo”, soggiunse: “A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; saranno ritenuti a chi voi li riterrete”. Chi dunque respingerà questo dono della grazia di Dio e vi si opporrà, e in qualsiasi modo si mostrerà ad esso maldisposto fino alla fine di questa vita terrena, non gli sarà perdonato né in questa vita né in quella futura poiché è un peccato naturalmente sì grave, che impedisce la remissione di tutti gli altri. Che però uno l’abbia commesso, non si potrà avere alcuna prova, se non dopo la morte. Finché uno vive quaggiù, la “pazienza di Dio” – come dice l’Apostolo – “cerca solo di spingerlo al pentimento” (Rm 2,4); ma s’egli, rimanendo ostinatamente ribelle a Dio “nella misura dell’ostinazione del suo cuore, del suo cuore impenitente” – come soggiunge subito l’Apostolo – “accumula sul proprio capo la collera di Dio per il giorno dell’ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio” (Rm 2,5), allora non sarà perdonato né in questa vita né in quella futura.
Non si deve comunque disperare di coloro con cui trattiamo o di cui ora parliamo, poiché sono ancora in vita. Essi però non cerchino lo Spirito Santo fuori dell’unità del Corpo di Cristo di cui posseggono bensì il sacramento esternamente, ma non hanno in cuore la realtà di cui quello è segno e perciò mangiano e bevono la loro condanna (1Co 11,29). Un unico pane è infatti il segno sacramentale dell’unità; “poiché” – dice l’Apostolo – “c’è un solo pane, noi, sebbene molti, siamo un solo Corpo” (1Cor 10,17). Solamente la Chiesa cattolica è quindi l’unico Corpo di Cristo, essendo egli stesso il Capo e il Salvatore del proprio Corpo (Ef 5,23). Fuori di questo Corpo nessuno è vivificato dallo Spirito Santo “poiché”, sempre al dire dell’Apostolo: “la carità di Dio è diffusa nei nostri cuori per opera dello Spirito Santo, che ci è stato elargito” (Rm 5,5). Ora, non può esser partecipe della divina carità chi è nemico dell’unità. Di conseguenza, quelli che son fuori della Chiesa, non hanno lo Spirito Santo, poiché di essi sta scritto: “Quelli che si separano sono animaleschi, privi dello Spirito” (Gd 19).
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