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Lectio divina della 17.ma Domenica del T.O. – A

1 Re 3,5.7-12; Sl 118; Rm 8,28-30; Mt 13,44-52

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O Padre, fonte di sapienza,
che ci hai rivelato in Cristo
il tesoro nascosto e la perla preziosa,
concedi a noi il discernimento dello Spirito,
perché sappiamo apprezzare fra le cose del mondo
il valore inestimabile del tuo regno,
pronti ad ogni rinunzia
per l’acquisto del tuo dono. (Colletta)

 

Il regno dei cieli è come…

Il capitolo di Matteo che contiene il discorso in parabole di Gesù termina con tre piccole parabole e la similitudine dello scriba, in cui la tradizione ha riconosciuto lo stesso evangelista. In tutto otto parabole, compresa la similitudine, dove per otto volte viene ripetuto il lemma “regno dei cieli”. L’ottavo giorno (7+1) secondo la simbologia dei numeri indica la perfezione della Nuova Alleanza, la perfezione della pasqua. Cos’è allora questo regno che è stato paragonato ai misteri, a un uomo che semina, a un granello di senape e al lievito, a un tesoro nascosto, a un mercante e a una rete, ed è una realtà di cui si diventa discepoli. Come Matteo, che, come suggerisce anche il suo nome, si è lasciato addiscepolare μαθητευθεὶ? Il regno di Dio è in mezzo a voi, dice Luca, (Lc 17, 21) e nel padre nostro preghiamo “venga il tuo regno”. Nella parabola del seminatore il regno è il Seminatore stesso, cioè Cristo che annuncia la sua Parola, il regno è questa Parola che cresce e porta frutto, il regno ancora è una rete che raccoglie i pesci, insieme buoni e cattivi; Origene nel suo commento a Matteo acutamente dice: non ci sono pesci buoni o cattivi “in natura” cioè “fatti così”, c’è la scelta libera. Il regno è un’opportunità insperata come un tesoro trovato quasi per caso nel campo, o un’opportunità cercata come una bella perla, più preziosa delle altre.

Ciò che le parabole di oggi mostrano è la conseguenza di questo aver trovato il tesoro: la persona opera un giudizio di valore e la relativa decisione, mentre la parabola della rete divisa in due parti mette in scena prima la rete nel mare che raccoglie tutti così come Gesù annunciando il regno attira dietro di sé le folle, composte di ogni genere di persone, e come la chiesa apre le braccia a ognuno che voglia, nel suo edificarsi nella storia, e la seconda parte quando la rete è tratta a terra, cioè quando il tempo è concluso e allora sono gli angeli a operare il discernimento, ed è la chiesa nel suo compimento escatologico.

Il Regno è allora Cristo, la Sapienza del Padre, il dono della Sapienza; sulla strada di questa identificazione ci mettono altri due indizi; nel libro dei Proverbi il tesoro è paragonato a un amico, o meglio l’amico è il tesoro che e uno trova, e quale amico più di Cristo? (Sir 6, 14-17) E la perla bella è come una donna perfetta che non si può trovare, e che è la personificazione stessa della Sapienza… (Pr 31,10).

La sapienza, il discernimento è necessario (lo sa bene il re Salomone che lo chiede per poter governare) per comprendere la realtà nel suo aspetto meno apparente, meno evidente. In tutti gli esempi, infatti, si tratta di realtà nascoste sotto un’apparenza neutra: il seme sotto la terra, la grande fecondità nel granello piccino, la forza di crescita nell’invisibile lievito, un tesoro sotto il campo, una perla confusa tra le altre, e i pesci nel profondo del mare. Quale sapienza è in grado di penetrare così profondamente la realtà se non la sapienza della fede? La fede è, infatti, una luce che illumina anche dove lo sguardo umano non saprebbe giungere

«È urgente perciò recuperare il carattere di luce proprio della fede, perché quando la sua fiamma si spegne anche tutte le altre luci finiscono per perdere il loro vigore. La luce della fede possiede, infatti, un carattere singolare, essendo capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo. Perché una luce sia così potente, non può procedere da noi stessi, deve venire da una fonte più originaria, deve venire, in definitiva, da Dio. La fede nasce nell’incontro con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da quest’amore, riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso c’è una grande promessa di pienezza e si apre a noi lo sguardo del futuro (Lumen Fidei, 4) ».

Lo conferma la seconda lettura dalla Lettera ai Romani in quell’inno che è l’atto di fede del cristiano che dice: tutto coopera al bene, qualsiasi circostanza, appartiene o può entrare nella rete del disegno di salvezza di Dio: in questa rete viene preso Salomone all’inizio del suo regno, il contadino che trova il tesoro, il mercante che cerca la perla, e ciascuno che voglia.

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