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Lectio divina della 16.ma Domenica del T.O. – A

Sap 12,13.16-19; Sal 85; Rm 8,26-27; Mt 13,24-43

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Risponde ancora la Madre al Figlio suo: Sia tua, Figlio mio, ogni virtù e gloria. Tu sei il mio Dio e la misericordia è tutto il bene che ho da te. Tu sei come un seme, che pur non seminato tuttavia cresce e fa frutto, dove cento e dove mille. Da te infatti proviene ogni misericordia, la quale per essere infinita è anche ineffabile e bene può essere indicata col numero centenario, nel quale è come la perfezione: da te infatti è ogni progresso e ogni profitto.

(Dalle Rivelazioni di Santa Brigida, Libro I)

 

Il mistero del male nella storia e la longanimitas di Dio

Il capitolo 13 di Matteo continua con la parabola della zizzania, che è detta “un’altra parabola” ma è la continuazione della semina del Seminatore, e altre due piccole parabole, del grano di senape, del lievito, rivolte alla folla, sulla riva del mare, e in seguito in casa ai discepoli decodifica il senso della parabola.

Nel loro insieme questi insegnamenti sapienziali danno in primo luogo un insegnamento teologico: chi è Dio e come agisce nella storia, e il mistero della presenza del male; da cui nasce un’indicazione per i discepoli: imitare la pazienza di Dio. Infine viene abbozzata una teologia della storia secondo i tre tempi della semina, della crescita e del raccolto.

Chi è Dio? È colui che ha l’iniziativa, che semina il bel (kalos) seme, un seme così bello che porta un frutto abbondante. E’ interessante notare che la parola seme (in greco sperma, che con questo lemma è da noi ormai usato solo in senso di seme maschile) abbraccia un ampio ventaglio di significati che va dal significato vegetale, a quello animale, a quello umano, e fino a quello divino, sia nel significato di discendenza, sia nel significato di un’origine divina seminata in noi (1 Gv 3,9).  Dio è colui che è il padrone della storia che può essere forte, mite e potente allo stesso tempo, mentre noi siamo fragili, violenti e deboli. Egli è l’origine e la fine, e insieme il fine della storia e in essa agisce in modo nascosto come il lievito, con efficacia come il chicco di senape, e con utilità per tutti come il grano. Il grano nutre, la senape ha proprietà medicinali, e diventa casa per gli uccelli, e il lievito garantisce senza clamore la forza inarrestabile della crescita.

Ora nella storia avviene che un Nemico agisce di nascosto in modo contrario, e i discepoli si stupiscono e vorrebbero forse agire come i figli del tuono quando dissero a Gesù, rifiutato dai Samaritani: Vuoi che scenda un fuoco dal cielo e li consumi? (2 Re 1, 1-17; Lc 9, 51-56) così come aveva fatto Elia con i suoi nemici. Ma il metodo di Dio è un altro, e la storia è data proprio perché in essa possa avvenire il miracolo del cambiamento, e il grano buono impari a crescere accanto alla zizzania e a riconoscerla senza sradicarla. Noi agiamo in modo reattivo e impulsivo, confidando nell’uso della forza. Dio che è veramente forte può avere pazienza e attendere.

La prima parte della nuova parabola della zizzania è rivolta alla folla, insegnando loro dalla barca; poi lo sfondo cambia e anche gli interlocutori: Gesù entra in casa, figura della chiesa, e in essa spiega ai suoi il significato della parabola che è appunto una immagine della storia: dalla semina della Parola, che è Cristo stesso, al raccolto del giudizio finale. Questo abbozzo di teologia della storia ha il senso di indicare agli ascoltatori qual è il loro posto e la loro funzione. Non è quella del Seminatore, anche se dovranno imitarlo e proseguire il suo lavoro, non è quella degli angeli, anche se saranno chiamati a giudicare le dodici tribù di Israele, non è nel passato, né nel futuro, è nel presente, in cui sono chiamati a favorire la lenta gestazione del regno, nel nascondimento e nel silenzio, spesso nel fallimento e nell’apparente vittoria del male,  ma con l’energia inarrestabile del lievito della grazia e con l’efficacia preziosa del chicco di senape, nella certezza del frutto.

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