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E il Figlio alla Madre: Ben mi assomigliasti, o Madre, a un seme che non veniva seminato e tuttavia crebbe, perché quando venni in te con la Divinità e con la mia umanità,

Lectio divina della 15.ma Domenica del T.O. – A

Is 55,10-11 Rm 8,18-23  Mt 13, 1-23

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E il Figlio alla Madre: Ben mi assomigliasti, o Madre,
a un seme che non veniva seminato e tuttavia crebbe,
perché quando venni in te con la Divinità e con la mia umanità,
 non fu per commistione di seme e tuttavia crebbi in te,
 da cui procedette la misericordia per tutti.
(Dalle rivelazioni di santa Brigida)

Le parabole costituiscono senza dubbio il cuore della predicazione di Gesù»[1]

Il capitolo 13, che accompagna le domeniche dalla XV alla XVII, è al cuore del Vangelo di Matteo e con le sue sette/otto parabole è il terzo dei cinque discorsi che ne costituiscono la struttura portante. Ė al cuore come significato, al centro nella struttura sia del vangelo che dell’impianto dei cinque discorsi.

La struttura dei cinque discorsi si può rappresentare così

I Beatitudini                                  V   Escatologico

II Missione                          IV  Ecclesiale

III Parabole

E le sette/(otto, con il detto sul padrone di casa) parabole sono rivolte, le prime quattro (Il Seminatore, la Zizzania, la Senape, il lievito) alle folle, le altre quattro (il tesoro, la perla, la rete, proprie di Matteo, e il detto sul padrone di casa) ai discepoli:

VIII il padrone di casa  che estrae cose nuove e antiche

alle folle            I Seminatore 3b-9                                                 VII    rete 47 -50          ai discepoli

II Zizzania 24- 30                                      VI  perla 45 -46

III Senape 31- 32                 V  Tesoro  41

IV Lievito 33

Gesù “uscito di casa: com’era uscito dal seno del Padre per entrare nel mondo così esce dalla casa dei suoi per andare verso le folle. A differenza del discorso sul monte, che avviene in un luogo elevato, rivolto verso la trascendenza, qui dal mare è come sottolineata la dimensione orizzontale e insieme universale delle folle cui Gesù si rivolge.

Ė una pausa di riflessione sapienziale  che rallenta il ritmo narrativo degli eventi e introduce in una dimensione quasi contemplativa con l’aiuto dello spettacolo del mare, che ricorda la spiaggia dell’esodo dove il continuo rimando tra un “fuori” e un “dentro”, suggerisce il passaggio dall’area di influenza del mondo allo spazio del Regno, il tutto espresso in un linguaggio simbolico narrativo con elementi semplici e familiari, ma con significati affatto scontati. Gesù è seduto, che è la posizione di chi insegna e la sua Presenza tanto attira le folle che egli è costretto a sedersi su una barca sul mare. Figura del Magistero della chiesa? Nell’insieme del testo (452 versetti) i vocaboli più ripetuti sono: ascoltare (16) parabole (12) regno dei cieli (7) comprendere (6) ,che danno come l’accordo di tonica di un insegnamento sapienziale  dove l’importante è il passaggio dall’ascoltare al comprendere e quindi al fare.

Il brano di questa domenica, i primi 23 versetti, è diviso in tre parti:

3b-9 : la parabola del seminatore

10-17 : una catechesi sul genere parabolico

18 – 23 la spiegazione per decodificare i simboli

La parabola spiega quanto Cristo sta compiendo: seminala Parola (che è egli stesso) e dà dei criteri di discernimento dei possibili ascoltatori, quelli che rispondono corrispondendo all’intenzione di chi parla ( la prima lettura sottolinea l’ efficacia oggettiva della parola e il suo quasi inevitabile portar frutto “Non ritornerà a me senza effetto” dice la prima lettura (Is 55, 10)”. Abbiamo così la rappresentazione visiva dei due elementi in gioco nel dramma della salvezza, della redenzione: la libera iniziativa di Dio che ha una sua efficacia oggettiva; la risposta dell’uomo lasciata alla sua libertà che è interpellata proprio dal particolare genere letterario usato. La parabola mette l’ascoltatore davanti  a una scelta: cercare di comprendere, e perciò accogliere, oppure lasciar cadere la parola come infruttuosa. Non c’è nulla che vada come in automatico..

Gli ascoltatori “falliti” hanno tre cause di resistenza  che possono prender il sopravvento. La parola che viene seminata e cade ai margini della strada può essere “rubata” dagli uccelli… che spesso nella letteratura spirituale sono il simbolo del diavolo; la parola che cade sul terreno roccioso e troppo duro non riesce  a mettere radici, è una metafora per la difficoltà interiore della durezza di cuore, e la parola soffocata dalle spine e la metafora dal sopravvento sulla Parola delle preoccupazioni mondane, del potere e della ricchezza che la soffocano  e ne impediscono il germogliare.

Gli ascoltatori attenti invece sono il terreno buono, (letteralmente la terra bella!), che opera il passaggio dall’ascolto, cioè dall’accoglienza del seme, alla comprensione, cioè all’intelligenza del significato, e quindi all’attuazione di ciò che la Parola suggerisce. Dall’ascoltare al fare. Sono le stesse parole che ricorrono nella formula dell’Alleanza quando il popolo a una voce risponde al dono della Legge e dei comandamenti: Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: “Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto” (Es 24, 7).

Rimane la comprensione della parola misteriosa che il Signore dice citando un brano di Isaia, relativo al mistero dell’indurimento del cuore, e al fallimento della Parola seminata: Apparentemente sembra che voglia parlare in parabole, cioè in un linguaggio velato, per scoraggiare la comprensione. In realtà, come abbiamo detto, la parabola è uno stimolo a una sempre nuova comprensione. A cosa si riferisce allora quando riporta la profezia di Isaia, le parole che IHWH dice al suo profeta: e che letteralmente sono piuttosto crude ed espressivo:  “Ingrassa il cuore di questo popolo, induriscigli le orecchie, incollagli gli occhi” è una resistenza e un ostacolo al vedere, all’ascoltare e al comprendere.

Ratzinger ne dà questa spiegazione: il Signore qui si identifica con il suo profeta e con il suo destino di morte e di fallimento, come lui stesso, la Parola, è destinata a morire come il seme nella terra, e questo seme è lui stesso, da questo fallimento nascerà la fecondità

Oppure anche si potrebbe dire: questa profezia è fatta a Isaia subito dolo la rivelazione della massima santità trascendente di Dio; per potervi accedere al profeta il serafino ha purificato la bocca. Il popolo cui è rivolta questa parola non ha ancora percorso questa purificazione. La parola rivolta a un popolo che non entra in un processo di conversione rimane chiusa non si apre i l suo significato. Occorre che chi ascolta entri in un processo di purificazione in cui diventare capace di contrastare la resistenza posta dal satana (gli uccelli) dal proprio cuore (dalla carne) e dal peso del potere e delle ricchezze (le spine). Sono due spiegazioni una cristologica e un’antropologica che si raggiungono e si completano.

Domenica prossima vedremo il mistero del Nemico.

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[1] Joseph Ratzinger, Gesù di Nazaret, Il messaggio delle parabole, p. 219, Rizzoli Libro Oro, 2008

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