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Guillaume Jedrzejczak, Omelia del Lunedì di Pasqua

At 2,14.22-23; Mt 28,8-15.

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Spesso pensiamo, come le donne, che siamo noi che andiamo a trovare Gesù. E spesso, quando veniamo a visitare Gesù, pensiamo che non succederà niente. Il Signore sembra essere assente. La nostra preghiera è distratta e manca di slancio. E dimentichiamo che, come per le donne del vangelo, non siamo noi che veniamo incontro a Gesù, ma che è Lui che ci viene incontro, nei momenti più sorprendenti e spesso in luoghi insoliti. Nell’incontro con il risorto, si perde dunque sempre il controllo della situazione. Gesù non è mai dove lo aspettiamo, e non viene mai come dovrebbe. L’incontro con il Signore è sempre una sorpresa, una sorpresa piena di gioia ma anche molto sconcertante.

Il secondo elemento di questi incontri con il risorto è che non si può rimanere a lungo con Gesù. L’incontro col Risorto si conclude sempre con un invito alla missione. Nel vangelo, le donne sono mandate dagli apostoli per invitarli a ritrovarlo in Galilea. Se la missione fa parte dell’incontro, al contrario non c’é una vera missione senza questo incontro. Senza l’incontro, c’é sempre il rischio che la missione non venga da Gesù ma sia solo un desiderio personale. La missione suppone di essere mandato da qualcun altro.

E l’ultimo elemento di questo racconto è la reazione del mondo. I nemici di Gesù sono pronti a tutto per svalutare la fede. E questo continua oggi ancora. Sono molto inventivi. La missione  richiede dunque anche la libertà di fronte alle critiche e alle sembianze di ragione del mondo.  Sin dall’inizio è stato così. Non dobbiamo stupirci quando vediamo questo tipo di resistenze e di accuse. È piuttosto un buon segno. Invece, quando siamo lodati e onorati, dobbiamo sempre chiederci se non abbiamo sbagliato strada. Il discepolo non può essere più grande del suo maestro! La critica e gli ostacoli fanno parte del cammino di fede.

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Lectio divina dell’Ascensione del Signore – A

Quando Elia salì sul carro di fuoco lasciò a Eliseo il suo pallium,
e quando il Signore nostro ascese al cielo lasciò la sua Chiesa ai suoi discepoli.
Il pallio di Elia significa la santa Chiesa,
come dice il patriarca Giacobbe del nostro Signore
Ha lavato nel vino la sua stola, e nel sangue dell’uva il suo manto (pallium).
(Ælredo Sermone XIII per l’Ascensione)

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